a "Tutto questo non ha prezzo" di Michele Scuccimarra 

 

di Gabriele Villa

Mi è piaciuta la personalizzazione della montagna immaginata dall’autore: una montagna che si rivolge con toni pacati e d’affetto ai suoi visitatori, come una madre affettuosa ai propri figli per accoglierli, ma anche per parlare di lei, della percezione della sua diversità nei confronti delle altre cime più note e frequentate e quindi più “famose”. 
Rivolge nel contempo anche una critica severa, pur se pacata, alle vanità umane, riconoscendo il valore di coloro che sono arrivati fino a lei con lo spirito di chi vuole conoscere piuttosto che per “conquistare”.
Un racconto breve, ma intenso ed efficace nella suggestione che sa creare.