a “Epomeo: un monte in mezzo al mare” di Rita Vassalli

 

di Gabriele Villa


Chi, come lo scrivente redattore di Intraigiarùn, deve leggere tutti i racconti che pervengono in redazione, anche più volte dovendone preparare la versione in "html", lo fa quasi in automatico e un pò velocemente.

Nonostante questo, ce ne sono che colpiscono più di altri, vuoi per la forma, vuoi per i contenuti.

Ecco allora che, terminato il lavoro e spedito l'html al webmaster per la pubblicazione, ci si prende il tempo di rileggere, questa volta con calma il racconto che prima si era scorso superficialmente.

Personalmente avrei la voglia di commentarli tutti (ma mi trattengo perchè altrimenti il sito diverrebbe un monologo), come ugualmente avrei il desiderio che i lettori trovassero lo slancio per farlo loro stessi (ma questo succede raramente ed è un peccato e mi dispiace).

Per questo racconto, ad esempio, avevo pensato che sarebbe stato bello se una lettrice avesse commentato lo scritto di una autrice, magari anche solo per incoraggiamento (il sito di autrici ne ha solo tre: Monica Fortini, Angela Seracchioli, Rita Vassalli).

Anche questo desiderio è andato inevaso e allora, eccovi il mio commento e scusatemi la premessa.

Dopo avere letto "Epomeo: un monte in mezzo al mare" non ho potuto non andare a rileggere della stessa autrice "Ricordo di un'estate".
Trovo un elemento "unificante" nei due racconti ed è nello stile fluido che conferisce piacevolezza alla lettura e nella sorprendente capacità di tratteggiare le figure che interagiscono con l'autrice: vuoi che siano il nonno e la signora Gemma del primo racconto, così come il vecchietto e il bambino incontrati nell'escursione all'Epomeo.
Ho trovato, al contrario, "discordante" la percezione dell'ambiente (la montagna) vicino cui o sopra cui si dipanano i due racconti.
Mentre nel primo il centro dell'azione è sulla protagonista e sulle sue inquietudini adolescenziali e la montagna (il Civetta) ne è lontano spettatore, ammirata e percepita, ma inerte e ininfluente, nel secondo racconto, l'Epomeo sembra animarsi, interagire con l'autrice, lasciandosi salire in un'atmosfera di quiete e di serenità.

Ed è questa la cosa che più mi ha colpito del racconto, questa quiete e questa serenità che Rita non evidenzia, ma che si percepiscono e che sono il segno di quel rapporto diverso con la montagna che l'autrice ha maturato con il passare degli anni.

Quel rapporto di serenità che dovrebbe essere alla base dell'andare in montagna di ognuno, indipendentemente dall'attività che va a fare o dal luogo prescelto per andarsela a cercare.