a "... una dis-notizia letta su di un sito internet"
 

di Gabriele Villa

 

Quante volte abbiamo sentito dire che i giornali scrivono “male” di alpinismo?
Diciamo "male" nel senso che ne scrivono di solito quando succede qualche disgrazia a chi arrampica e molto spesso con un notevole pressappochismo ed attribuendo alla montagna, quasi personificandola, una qualche responsabilità diretta sull'accaduto, titolando di solito “montagna assassina…”
Questione di giornalisti più o meno informati sull’alpinismo e quindi consapevoli di ciò che vanno scrivendo.
Beh, anche i siti internet a questo proposito non scherzano e la notizia che vi segnaliamo ne è un esempio; qui almeno non si parla di “montagna assassina”, ma l’imprecisione nel dare la notizia appare con evidenza.

< TRENTO -- Uno scivolone nel vuoto, un urlo atroce, e poi lo schianto sulle rocce sottostanti. Questa la tragica sequenza dei fatti accaduti ieri sulla Via del Castiglione, nelle Pale di San Martino, dove un giovane alpinista ceco è morto mentre scalava con un connazionale. I due ragazzi, entrambi originari della Repubblica Ceca, avevano deciso di affrontare una scalata di quarto grado, di circa 300 metri, sull'enorme tavolato roccioso delle Pale di San Martino, nelle Dolomiti trentine. E' ancora mistero sulla dinamica dell'incidente. >

Dalla descrizione abbiamo ragione di ritenere che si tratti della Anticima occidentale di Roda (2694 metri) e la via sia la Castiglioni – Battisti che sale lungo lo spigolo sud-ovest. Una via che è descritta nelle guide alpinistiche come “scalata divertente e frequentata data la vicinanza al Rifugio Rosetta”.
Al di là di quel “Via del Castiglione”, che sicuramente strappa un sorriso a chi è alpinista e conosce storia e fama di Ettore Castiglioni, appare piuttosto sorprendente come l’articolista, nonostante l’appena dichiarato “mistero” sul come si sia svolto l’incidente, subito dopo ne descriva la dinamica entrando nei particolari.  

< Stavano salendo lungo la via Castiglione, quando, arrivati a quota 2.500 metri il capocordata ha perso l'appiglio ed è scivolato cadendo nel vuoto. Un volo di più di 40 metri e il violento impatto con le rocce non gli hanno dato scampo: il ragazzo è morto sul colpo. Più fortunato di lui il suo compagno di cordata, che pur essendo legato alla medesima fune, al momento del tragico evento era fermo su un punto di sosta. Resosi conto della tragedia a cui stava assistendo, grazie alla prontezza di riflessi o forse allo spirito di sopravvivenza è riuscito ad aggrapparsi ad una roccia che gli ha permesso di salvarsi. Non è chiaro, al momento, se i due alpinisti fossero ben assicurati o se stessero scalando in libera. >  

Inutile sottolineare come non ci sia “prontezza di riflessi” e nemmeno “spirito di sopravvivenza” che consenta “aggrappandosi ad una roccia” di trattenere un volo di 40 metri.
Due le ipotesi per chi conosce le regole dell’arrampicata: o i due erano slegati, oppure quello che è caduto ha sbattuto sulle rocce fermandosi prima che la corda andasse in tensione.
L’articolo prima lo ipotizza (… pur essendo legato alla medesima fune) e subito dopo lo mette in dubbio (…non è chiaro, al momento, se i due alpinisti fossero ben assicurati o se stessero scalando in libera).
Nulla cambia all’atto pratico, soprattutto per lo sfortunato giovane alpinista ceco.
Come nulla sarebbe cambiato nel riferire la notizia in maniera stringata senza volerne descrivere particolari non conosciuti e quindi imprecisi, rendendola di fatto una “dis-notizia”.