a "DURI e PURI" di Claude Gardien
 

di Mauro Loss

 

 

Per chi non lo sapesse, Vertical è una rivista bimestrale che viene stampata in quattro lingue (inglese, tedesco, francese, italiano) e apre sempre con un editoriale del suo direttore Claude Gardien.

 

L’editoriale dell’ultimo numero (N° 16 di Febbraio-Marzo) si intitola “Duri e puri” e la foto che lo accompagna – un navigatore solitario su di un'imbarcazione a vela nel mare in tempesta – ha attirato la mia curiosità.


Claude fa un paragone, un paragone forse azzardato, tra navigatori e alpinisti.

 

Scrivendo che pubblico e media non hanno mai da ridire sui rischi e la pericolosità delle traversate in solitaria mentre gli alpinisti sono costretti a “giustificare la loro passione ad ogni incidente”.


Come dargli torto, il mare non è mai un assassino crudele e spietato, mentre la montagna…


Ma ciò che mi ha colpito e lasciato basito viene dopo, quando Claude afferma che noi alpinisti possiamo invidiare ai navigatori un altra cosa: “la solidarietà”.


Questo passaggio mi irrita.

 

La montagna è un mondo in cui ci si aiuta senza riserve, senza perché.

 

Lo si fa è basta.

 

Continuo a leggere e man mano che proseguo la lettura comincio a far mente locale ad episodi accaduti più o meno recentemente in cui la “solidarietà alpina” così tanto sbandierata, portata a modello e facente parte del DNA di chi ha la passione per la montagna, si sia affievolita per non dire persa.


Alla fine la mia irritazione è svanita.

 

Da uomo di montagna che ama la montagna ho la speranza che la "solidarietà alpina” sia viva e presente.

 

La speranza che il terribile filmato, testimonianza agghiacciante di quanto successo sull’Aconcagua, scuota le coscienze di tutti e la “solidarietà” in montagna torni ad essere cromosoma indispensabile e importante di tutti gli alpinisti, in modo da non dover rendere concreta la tentazione con cui Claude chiude il suo editoriale e cioè “di mettersi in mare e convertirsi alla vela”.