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Brividi" di Mauro Loss

"La bestia domata" di Massimo Anile
 

 

Ho appena terminato la lettura di “Brividi”, il breve racconto di Mauro Loss ambientato sulla sud della cima di Ambiez, una parete meravigliosa che, come sapientemente ha scritto Visentini, sembra una gigantesca pietra tombale.

Mauro, senza esitazioni letterarie e psicologiche, riesuma  uno spettro - quello della nostra paura - che troppo spesso abbiamo finto e fingiamo di non vedere.

Lo fa con una semplicità e con una linearità persino disarmanti, sintetizzando in poche righe l’odore della morte sfiorata (flashback compresi), la consapevolezza del suo superamento (come la reazione “fisica” del tremore) e descrivendo il penoso pellegrinaggio verso il luogo dell’evento, che resta terrificante nonostante il buon esito della storia, forse perché rammenta la sua, la nostra fragilità.

Ognuno ha il suo modo di domare questo sentimento.

Mauro ce ne indica uno, efficace, ma necessariamente doloroso.

La cosa sorprendente, non per  il metodo, ma per il significato simbolico che assume, è il contesto in cui avviene: il corso estivo di roccia, dove trasfondi esperienza ai giovani alpinisti.

Mauro non ha cercato questa rivalsa con se stesso, ci è stato costretto dal caso, ma ha governato i suoi brividi (fisici e mentali) sconfiggendo il suo sentirsi “ malmostà ”, senza vergognarsi di raccontare a noi tutti le sue ginocchia molli e le sue umane incertezze.

Per questo trovo che “Brividi” sia una pennellata di realismo delicato e salutare.

La storia di una debolezza dichiarata, accettata, ma non paralizzante, che - dandoci la misura del nostro limite -  ci aiuta, in un certo senso, a superarlo.

Per noi e per quelli che seguiranno.