a “ Translagorài ... finalmente !!! ” di Francesco Pompoli

 

di Gabriele Villa


 

Con Franz ci eravamo incontrati sulle mura cittadine, lui in un momento di pausa di una delle sue corse quasi quotidiane, io in una delle mie tranquille passeggiate.

Mi aveva raccontato delle sue gite scialpinistiche, in particolare della Translagorài, delle belle foto scattate, delle sensazioni provate e nel suo raccontare si sentiva l'intensità di quelle sensazioni vissute ed io lo avevo invitato caldamente a metterle per iscritto e ad inviarle al sito.
 

Dopo una settimana è arrivata la mail con lo scritto e la cartella ZIP con tutte le bellissime immagini, assolutamente coerenti con la descrizione che avevo ascoltato dalla viva voce del protagonista.

Devo dire che la piacevole sensazione è stata rivissuta (e condivisa anche da Leo) al momento della pubblicazione sul sito, quando le immagini sono state inserite nel testo elaborato da Franz.

E' stato in quel momento che si è evidenziata la precisione dello scritto che, per quanto essenziale fin quasi ad apparire scarno, coglie tutti gli aspetti significativi dell'esperienza vissuta, per trasferirli con efficacia al lettore grazie al supporto delle immagini che quegli aspetti significativi colgono, visualizzano e valorizzano.

Qui si vede l'occhio del bravo fotografo che non solo documenta il momento, ma sa valorizzarlo con la scelta delle inquadrature più efficaci, sempre ben "bilanciate", equilibrate anche là dove la gestione del controluce, anziché creare contrasti, aggiunge pregevoli effetti ottici e luminosi.

Credo sia stata la prima volta che abbiamo pubblicato tutte le immagini ricevute (ed erano ben ventidue) senza scartarne nemmeno una e credo sia la conferma di quanto scritto in precedenza.

 

Del testo, invece, mi ha colpito in particolare la nota serale al bivacco Aldo Moro, quando Franz parla dei due "bocia" che sono con lui, autodefinendosi al contempo "vecio".

Mi ha colpito perchè nella mia attività alpinistica mi sono trovato spesso in quella condizione di "vecio", a vendo iniziato ad arrampicare a quasi trent'anni e non ho certo dimenticato l'estate del 2000, quando con lo stesso Franz (neo allievo del Corso di alpinismo di quell'anno) andammo per due giorni di vacanza a San Martino di Castrozza.

Lui, allora "bocia" (anche se non era già più uno sbarbatello di 18 anni) allenato ed esuberante, riuscì a "tirami il collo" e ricordo bene come, già al termine della prima giornata, fosse stato lui a preparare ogni cosa per la cena, mentre io, esausto dopo una giornata intera di arrampicata (una di quelle con tre ore di avvicinamento e altrettante di rientro), ero praticamente "svenuto" sul divano di casa sua.
 

Eh, io lo so bene quanto sia fatica fare il "vecio" (e più passa il tempo più la fatica aumenta), ma è un buon sistema per far finta di non vedere la vecchiaia che si avvicina, alimentandosi dell'entusiasmo e dell'esuberanza dei "bocia" con i quali si condivide la passione per la montagna.

E se da questa condivisione, nasce e cresce nel tempo anche una bella amicizia (come è stato per me e Franz) allora veramente capiamo quanto la montagna ci sappia regalare non solo emozioni, ma anche sentimenti che sono il più importante e prezioso dei valori aggiunti.