a "29° Corso di alpinismo del CAI Piacenza"

 

di Giovanna Boccenti

 

 


RELAZIONE 29° CORSO D’ALPINISMO della SCUOLA “BRUNO DODI”


DIFFICOLTA’: VIII+


PARTENZA: SEDE CAI PIACENZA


DISLIVELLO totale: 9579 metri 
[1735 m (Monte Penna) + 1666 m (Rocca del Prete) + 870 m (Monte Castello di Gaino) + 1965 m (Rifugio Ventina), qualche disobbediente si è spinto fin quasi al Monte Disgrazia 3678 m, 3343 m (Punta Penia, Marmolada).]


TEMPO: MARZO/ GIUGNO 2009
Un inchino a Massimo il supereroe, Filippo il maratoneta e Mario l'instancabile che hanno conquistato la Marmolada in un’ora e quaranta minuti.


ESPOSIZIONE: A 360°

Il corso non si è limitato alle tecniche, ci ha attaccato lo spirito della montagna.
Nessuno dei partecipanti dimenticherà i nodi principali: le mani ossute di Lucio a bacchettare i nostri errori resteranno incancellabili.
Non sbaglieremo la disposizione dei rinvii e gli ancoraggi.

Terremo ben presente il fattore di caduta.
Nel caso non fossero bastati gli esperimenti con gli omini di legno, quelli con gli omini in carne e sangue, allo sperone della Rocca del Prete, si sono trattenuti nelle nostre mani.
Chapeau a Gabriele che ha fermato il tempo, mostrandoci quello che è impossibile da vedere: la rottura del moschettone durante le prove dinamiche dei materiali. Non scorderemo mai la manutenzione.
Eviteremo le piogge di sassi in corda doppia, ma anche le grandinate di rami, ricordandoci di Faimali immolato (per la didattica?) dall’inossidabile Lucio.
Le curve di livello, le isoipse o la declinazione magnetica che prima ci complicavano la vita ce la semplificheranno.
Abbiamo eletto il granito dalle forme aguzze e nette a nostro appiglio ideale di arrampicata, ma l’ofiolite della Rocca del Prete, che si sgretola fra le dita, continuerà a sfidarci.

Ci impegneremo, però, a non far precipitare sassi a forma di Ritmo che potrebbero richiamare elicotteri dal fondo valle.
Sapremo costruire un paranco per recuperare un compagno in difficoltà, grazie agli istruttori che sono rimasti appesi accanto a noi per ore; anche alla staccionata in larice appena riverniciata del rifugio Pian dei Fiacconi, gridando “Signorina!...” all’ennesima asola di bloccaggio incapace di bloccare.
Stiamo entrando in un mondo di profumi e suoni, luci e colori.

E’ attraverso lo sguardo di chi ci guida, capace di cogliere le bolle di luce nel sottobosco, la consistenza delle nuvole, l’aroma fresco della terra bagnata nel vento, che prende vita un grande amore per la montagna.

SALITA: Ogni passo in avanti richiede tutta la nostra concentrazione.

I nostri piedi bramano appoggi sicuri.

Eppure il rischio illumina il mondo di una luce nitida in cui ogni singolo dettaglio viene messo in risalto: la consistenza dell’aria, i licheni gialli e arancio, le venature grigiastre della roccia.

La vita improvvisamente pulsa a un ritmo superiore e l’universo diventa più reale.

DISCESA: Non vogliamo scendere, come canta Silvestri, restare dove non si è coperti dal segnale non è niente male.