commento ai commenti di "La neve Ŕ una bestia"  

 

di Gabriele Villa


 

 
Sono contento anch'io, come scrive Giovanni Preghiera, che sia nata questa interessante discussione attorno all'articolo "La neve Ŕ una bestia" e ai commenti che sono seguiti da parte di Lorenzo, Francesco e lo stesso Giovanni. 

Mi spiace piuttosto di non essere riuscito a farmi comprendere chiaramente nell'esprimere il mio pensiero lÓ dove ho riportato alcune frasi di Tone Valeruz a proposito di "istinto, sensibilitÓ, fiuto, prudenza".

[Vedere in Rassegna Stampa, da "Il Piccolo di Trieste" gli articoli "Tragico epilogo di un'escursione in montagna con gli sci" e "Tone Valeruz: una scelta pericolosa, ma lo sapevano".]

Sono frasi estrapolate da un articolo a commento di un preciso incidente in valanga e quindi per correttezza ho ritenuto opportuno pubblicare l'articolo per intero in modo che i concetti da lui espressi non siano fraintesi. 
 

Io li avevo ripresi come rafforzativo di un concetto di sicurezza in cui credo, che ha nella FORMAZIONE tecnica circa la conoscenza della neve e il pericolo valanghe il suo principale caposaldo, al quale a mio parere deve per˛ essere affiancato un "abito mentale" che va costruito con l'esperienza sul campo, ma che deve essere atteggiamento di base, "da subito", anche di qualunque neofita che inizi la sua attivitÓ e del quale i "formatori" devono essere i principali portatori.

Per "abito mentale" intendo l'atteggiamento di fondo di chi va in montagna (su qualsiasi terreno, ma ancora di pi¨ negli ambienti innevati) e deve servire a "portare sul campo" le nozioni imparate a tavolino in modo che la FORMAZIONE venga applicata mediante un filtro personale fatto di un comportamento ispirato alla PRUDENZA, permeato di SENSIBILITA' nel valutare l'ambiente che si attraversa, cercando di affinare il FIUTO di un eventuale pericolo, allenando quell'ISTINTO animale che la vita di cittÓ ci ha fatto perdere, ma che dobbiamo sapere ritrovare.

L'abito mentale deve essere come una "frizione" che mette in collegamento il motore della FORMAZIONE con l'albero di trasmissione del nostro andare in montagna, soprattutto lÓ dove pu˛ staccare la trazione e fermarci quando cogliamo nell'ambiente le prime avvisaglie di pericolo.   

 

Capisco che "istinto, sensibilitÓ, fiuto, prudenza" esprimono concetti non misurabili, ma lÓ dove nella tabella del "Pericolo valanghe" le INDICAZIONI per scialpinisti, escursionisti e sciatori fuori pista dicono "Le possibilitÓ per le gita sciistiche sono limitate ed Ŕ richiesta una capacitÓ di valutazione locale", come si misura e di che cosa Ŕ fatta quella "buona capacitÓ di valutazione locale" richiesta per GRADO 3 (MARCATO) e quella "grande capacitÓ di valutazione locale" richiesta per il GRADO 4 (FORTE)?
 

Personalmente la chiamo "abito mentale" ed Ŕ per questo che, nella mia veste di istruttore ai corsi di alpinismo nella Scuola presso cui opero, concludo la lezione sui "Pericoli in montagna" con un richiamo preciso a migliorare la propria FORMAZIONE con lo studio approfondito dei pericoli che sono stati elencati e spiegati, ma anche a "lavorare" sul consolidamento della propria VESTE MENTALE, ispirata a istinto, sensibilitÓ, fiuto, prudenza.

 

Mi piace riportare qui le esatte parole e le citazioni che uso per concludere la mia lezione sui "Pericoli in montagna",

al fine di ribadire questo concetto in cui credo fermamente.

 

Per avere SICUREZZA il soggetto deve essere portatore di una cultura e di una conoscenza profonda dellĺambiente.
Quando un Tuareg si avvia alla traversata insieme alla sua carovana, non ripassa il manuale di deserto, di tempesta di sabbia o di sopravvivenza sahariana. La cultura con la quale Ŕ cresciuto, nella quale si identifica Ŕ la sede della sua sicurezza. Una cultura scaturita e formata dalla stretta relazione con lĺambiente.
Per lo stesso motivo un camoscio sente quando poter attraversare una colata ghiacciata, o un canalone innevato e quando non deve farlo. Allo stesso modo la traccia di una lepre sulla neve sarÓ sempre un percorso logico e sicuro.

 

Per concludere nella maniera pi¨ semplice possibile faccio una battuta, ricordando un caratteristico detto tipicamente ferrarese, che ben riassume il concetto di "abito mentale" e unisce in una sola parola il significato di "istinto, sensibilitÓ, fiuto, prudenza": "Ag v˛l dl'¨sta".