commento al ricordo di Mario Rigoni Stern

 

di Fabrizio Ardizzoni

 

Domenica scorsa, quasi ubbidendo ad un istintivo "richiamo della foresta", mi sono recato al cimitero di Asiago, solo vedendo il grande girasole di stoffa gialla, mi sono ricordato della imminenza del secondo anniversario della scomparsa di Mario Rigoni Stern, che ricorre il 16 giugno.

Il vuoto lasciato dalla sua persona, in parte colmata dalla sua penna, è enorme.

Lo testimoniano le numerose nuove pietruzze con dedica depositate sulla sua tomba, sulla nuda terra che gli ha dato i natali, accanto a quelle vecchie (tra le quali la mia) sbiadite dal tempo.

Molte provenienti anche dall'estero, segno della universalità del suo insegnamento.

Girovagando per l'Altipiano, soprattutto sul gradone più settentrionale ed elevato, quello delle grandi battaglie della Prima Guerra Mondiale (Ortigara, Verena, Portule, Caldiera, ecc), ho notato con piacere che sono stati recuperati numerosi "pastorili" diroccati (così qui vengono chiamati vecchi ricoveri di emergenza fatti in passato dai malgari che portavano il bestiame sui pascoli più alti), che possono costituire un valido ricovero in caso di maltempo anche agli escursionisti che si addentrano nella zona più isolata dell'acrocoro.

E su ognuno di questi è stata murata una targa metallica con incise le frasi più belle scritte dal Grande Asiaghese.

Anche questo, un tangibile segno di riconoscenza nei suoi confronti, una sorta di riconciliazione con la sua comunità montana, dopo che Lui, l'aveva "bacchettata" a dovere all'indomani del referendum popolare per l' "annessione" al Trentino di qualche anno addietro (... per soldi e non per cultura... ebbe a dire Mario Rigoni Stern).

Ho letto con religiosa attenzione lo scritto di Franco De Battaglia, e debbo dire con un pizzico di invidia, non tanto per il contenuto che condivido appieno, ma per la proprietà dei termini e la facilità di espressione, che io non sarei riuscito a trovare. Bravo davvero!

Le foto che allego sono dell'agosto 2008 perchè domenica scorsa sono partito da casa, solo e praticamente ignudo (tecnologicamente parlando!), quindi senza la digitale.