a “Com’è fuori, Rolando?” “Tempo medio!” di Gabriele Villa

di Andrea Malaguti


Rolando era mio padre: indimenticabile.
Mi manca tantissimo.
Ciao, Gabriele!


in risposta al commento

di Gabriele Villa
 

Credo che questo commento sia il frutto di una rilettura di “Com’è fuori, Rolando?” “Tempo medio!”, pubblicato sul sito nell'aprile del 2003, racconto che io stesso ogni tanto vado a rileggere.
Immagino cosa possa significare quel "indimenticabile" che Andrea riferisce a Rolando e mi fa molto piacere al contempo che faccia riferimento a me, di certo non solo come autore del racconto, ma, credo, soprattutto come amico di suo padre e non solo come compagno di arrampicate e di divertentissime sciate.
So per certo che Rolando è ancora nella memoria di tutti gli istruttori dei corsi roccia della seconda metà degli anni '80 e degli anni '90 e pure di molti allievi di quei corsi stessi di cui lui è stato l'apprezzato medico "ufficiale", dispensatore più di buoni consigli che di medicine.
Nel mio ricordo, come ho avuto modo anche di scrivere, "... un po’ amico, un po’ padre, un po’ maestro di vita."

Per ricordarlo anche ai lettori più recenti del nostro sito aggiungo un "estratto" del ricordo pubblicato sul bollettino del CAI Ferrara in memoria del socio Rolando Malaguti.

[... Noi lo avevamo conosciuto nel 1983, allievo di uno dei tanti corsi di roccia della nostra Sezione, non più giovanissimo, ma pieno di una passione entusiastica che, nonostante le folte sopracciglia, gli si riusciva a leggere negli occhi. Era scattata una simpatia che aveva legato alcuni di noi istruttori a lui e ad altri allievi, che si era trasformata, pian piano, arrampicata dopo arrampicata, in un rapporto di amicizia solido.
Così Rolando, “il dottore”, era diventato il medico “ufficiale” dei corsi roccia della nostra Sezione che seguì per lunghi anni, condividendo con noi le uscite sul campo, sempre pronto ad intervenire con pacati consigli e visite al momento ad allievi colpiti da indisposizioni, curate più dalla tranquillità che riusciva ad ispirare piuttosto che dalle medicine somministrate.
Sono poi rimaste “celebri” le sue lezioni teoriche e, in particolare, quell’
Allenamento ed alimentazione che è divenuta traccia e riferimento cui si sono ispirati, negli anni successivi, gli istruttori che l’hanno riproposta.
Rolando era anche un ottimo sciatore ed io in particolare devo alla sua pazienza e alla grande disponibilità se ho ripreso confidenza con gli sci dopo averli abbandonati a seguito delle poco piacevoli esperienze iniziali.
Negli anni più recenti Rolando era stato “buon amico” dell’Alpinismo Giovanile, condividendo con accompagnatori e ragazzi, qualche giornata durante i trekking estivi.
La malattia, che lo aveva colpito dopo il raggiungimento della pensione, gli aveva tolto la possibilità di praticare due grandi passioni: il tennis e l’arrampicata. Però non aveva potuto fiaccare il suo grande spirito e la sua voglia di vivere, così aveva cominciato a praticare la corsa a piedi e in bicicletta, oltre naturalmente al sempre amato sci. Era un piacere e una fortuna incontrare questo “anziano ragazzo”, sorridente, in sella alla sua bici, sull’argine del Po diretto verso casa, e non mancava mai di chiedere: “ e al Cai, come vanno le cose?”
...]

[Gabriele Villa da "in montagna", n° 2 del marzo 2003]