a "Pensieri s(con)fusi di un alpinista terremotato" di Gabriele Villa

di Marco Benea



Finalmente posso rivedere la posta!
Dopo il terremoto, avendo la casa inagibile, non avevo l’accesso a internet, adesso ci siamo trasferiti io, la Raffa e Jack in un appartamento offertomi da un amico, ho acquistato una chiavetta e così posso leggere intraigiarùn.
Così ho letto l’articolo di Gabriele sui campanili.
Io abitavo a contatto con la canonica e il duomo di Bondeno e tutte le mattine delle giornate festive che volevo godermi un sonnellino prolungato, maledicevo le campane che puntualmente alle otto suonavano festose per comunicarci con il numero di rintocchi, che c’era il sole, oppure era brutto tempo, o pioveva a dirotto, evitandomi di guardare fuori dalla finestra per decidere se alzarmi o restare sotto le coperte.
Ora questi “rintocchi” non si sentono più, Bondeno è diventato un paese silenzioso, dai cinque campanili e dall’orologio del Comune nessun segno di vita, morti, uccisi da quella scossa del 20 maggio, alle ore 4,04, segnata inesorabilmente sull’orologio.
Mi mancano, come manca la ciminiera della vecchia Pandurara, alta 45 metri che sovrastava il paese, sembrava talmente naturale vederla da ogni parte del paese guardassi, assieme alla torre campanaria, lesionata ma ancora li a resistere, come quando si sale una parete e si arriva ad un punto che sembra insormontabile, ma poi dopo un attimo di riflessione con la volontà di farcela, si riesce a superare la roccia e raggiungere la vetta.
Erano lì quasi a prendere sotto braccio la piattezza della pianura, e dicendoci guarda che noi siamo qui a darti sempre un punto di riferimento, un faro sul paese.
Purtroppo per molti campanili le campane non suoneranno più, non c’è cosa che ti manca come quando si rompe la consuetudine di anni, quella consuetudine che ti entra dentro senza che ce se ne accorga, ma che lascia un segno che difficilmente si richiuderà.
I nostri campanili, le vecchie ciminiere, le torri, sono le nostre montagne, le montagne della bassa, il Pelmo, il Sass Pordoi, le Tre Cime sono li; come un abitante delle valli, talmente abituato a vedere i suoi monti, che quando crolla un pezzo di montagna sotto l’incalzare del tempo, solo allora si rende conto di cosa ha perso.
Un sentimento di impotenza misto a rabbia ti pervade: perché non me ne sono accorto prima? ...
Cosa potevo fare per evitare tutto ciò? ...
Purtroppo non ci sono risposte, la terra pareggia sempre i suoi conti con l’uomo che cerca di dominarla.
Resta crescente il sentimento che ti lega sempre di più a questa terra, nebbiosa, inquinata, piatta, ma pur sempre la nostra terra.

Ciao
Marco da Bondeno