a "Niente Ogre per Barmasse e Bernasconi"

di Gabriele Villa



Non era difficile prevedere che la spedizione "Barmasse - Bernasconi - Peterlongo" all'Ogre non ottenesse i risultati desiderati, eppure ci è piaciuto seguirla e chi ha letto i resoconti avrà certamente capito il perchè che, del resto, era scritto a chiare lettere, come i protagonisti avevano più volte sottolineato nelle interviste concesse.

"Una spedizione di pura esplorazione, verso un’inviolata parete di una montagna leggendaria del Karakorum centrale, l'Ogre, da raggiungere attraverso una via nuova sul versante nord. La montagna, il cui nome significa letteralmente “orco”, è stata scalata fino ad oggi solo due volte, e sempre dal versante meridionale. Se dovesse riuscire quella dei tre italiani sarà un’impresa che rimarrà nella storia."

C'era attesa, dunque, nel mondo dell'alpinismo, e se già il progetto era difficile da realizzare, le cose si sono subito complicate con la rinuncia forzata di Peterlongo che ha dovuto ritornare a casa a causa di un'infezione virale.
Al resto ha pensato il meteo avverso che ha portato condizioni climatiche che hanno impedito addirittura l'avvicinamento alla parete, vero obiettivo della spedizione, che le scalate di cime minori non hanno potuto sostituire.

Dunque che c'è da commentare?
La risposta secondo me è nel ribadire il valore di quella "pura esplorazione" dichiarata e, infine, conclusa.
Esplorazione vuol dire ricercare, scoprire, conoscere, valutare... vuol dire ignoto, avventura, non risultati certi.
Il valore sta nell'azione di esplorazione, non nei suoi risultati e, nella società di oggi, questo spirito è di pochi, ma come detto tante volte è l'essenza dell'alpinismo e per questo il mio modestissimo commento vuole semplicemente rendere merito a Hervè Barmasse e a Daniele Bernasconi per lo spirito di questa loro spedizione.

Se fossi un ragazzino potrei dire che Barmasse è uno dei miei "idoli", alpinisticamente parlando, ma siccome ragazzino non sono, affermo che è un alpinista che ammiro perchè, oltre a enunciare principi in cui mi riconosco, pratica nei fatti ciò che va enunciando continuando a praticare un alpinismo classico, muovendosi su terreni di avventura, non solo in altri continenti, ma anche sulle montagne "vicino a casa".

Se poi si vuol scendere sul personale, posso dire che, avendolo conosciuto di persona, pur se nell'occasionalità del FilmFestival di Trento di quest'anno, queste percezioni si sono rafforzate in una simpatia "a pelle", avendo avuto la conferma che rimane una persona molto disponibile e alla mano, il che lo rende ancora più apprezzabile.