a "Essenziale e superfluo" di Maurizio Caleffi

di Luciano Ferrari



Ho letto le vostre considerazioni sull'argomento e mi hanno stuzzicato a fare le medesime riflessioni in considerazione di quella che è la mia esperienza, da buon bastian contrario quale io sono.
Personalmente penso che i "superflui" e i "necessari" siano semplicemente fattori soggettivi e variano a seconda di quelle che sono le nostre esigenze e le nostre condizioni di vita abituali, in base a cosa ci può aiutare veramente a  migliorare la qualità della vita, e cosa no, faccio alcuni esempi.

Mio zio fa il pescatore di professione fin da bambino, (io sono fieramente gorante di origini), e oggi alla veneranda età di 85 anni lo è ancora, acciacchi permettendo. (Nota 1*)
Per lui il superfluo sono i moderni ecoscandagli, conosce a memoria tutti fondali della sua zona, e il pesce lo ha sempre pescato conoscendo le correnti, gli spostamenti dei banchi di pesce e in base alla sua esperienza, ma per un pescatore più giovane, privo di esperienza, questi strumenti sono una necessità non conoscendo le acque e non avendo esperienza di dove si muovono i banchi di pesce. 
Lui non sa nemmeno cosa sia "il Meteo.it", ma non sbaglia mai una previsione meteo, sa benissimo quando è il momento di non uscire in mare e di stare a casa.
Il GPS, non lo ha mai usato e non saprebbe nemmeno dove mettergli le mani; mi par di vederlo con i suoi ditoni invecchiati dal mare, armeggiare con un Tom Tom Touch di ultima generazione.
Per me invece il GPS sul furgone, quando per lavoro mi trovo in città che non conosco, è indispensabile, quindi molto più che necessario.

Io lavoro nel campo delle telecomunicazioni, (antenne, televisori, ecc.) e quando arrivo a casa la sera faccio tutto tranne che guardare la tv che per me è un accessorio superfluo, sostituibile benissimo dalla radio che ritengo invece molto più indispensabile e necessaria.
Quando vado a casa da una vecchietta vitasola o da qualcuno che vive in un letto o su una sedia a rotelle,  capisco che la televisione è un aggeggio infernale quanto vogliamo ma indispensabile per trascorrere le giornate che diversamente sarebbero interminabili.
C'è anche chi, anziché trascorrere il tempo con i figli a giocare nel parco, ad andare a pescare, andare in montagna, ecc... preferisce fare l'abbonamento a tutte le pay tv immaginabili e possibili per avere 30-40 canali di cartoni animati da far fagocitare ai propri figli in modo da poter avere egoisticamente più tempo per sé, questo non solo è superfluo ma nocivo.
Mi ricordo quando che ero bambino avevo due canali nella televisione in bianco e nero e il pomeriggio c'era un'ora solo dedicata ai bambini su uno di questi due canali e basta, eppure si viveva felici e contenti lo stesso. (Nota 2*)
[Traduzione in ferrarese a cura della redazione: A m'arcord quand che a iera putìn a g'aveva du canai sol in tla televisiòn in bianc e negar e al dopmezdì a ghiera 'n'ora sol par i putìn su un sol ad sti du canai e basta, epur as viveva bèn e cuntènt li stess]

Nel mio lavoro il telefonino con funzioni internet e di lettura posta elettronica è ormai cosa indispensabile, come un qualsiasi attrezzo di lavoro quindi necessario, ma se vado in montagna va molto meglio il vecchio Nokia impermeabile e antiurto privo di qualsiasi funzione internet.
Al contrario di Maurizio per me il fuoristrada è superfluo, come lo sono lo spaccalegna e la motosega, ma capisco benissimo che per lui siano strumenti indispensabili.
Spesso mi succede di andare a lavorare per operatori telefonici, nel giro di  pochi minuti, si radunano prontamente folle e comitati di cittadini che non vogliono le antenne, il più delle volte cominciano a telefonare a destra e sinistra, a mandare mail al sindaco, agli assessori, ecc.
Mi dico io, ma stiamo scherzando???
Tu che vuoi l'IPAD - IPOD- IPHONE, non vuoi le antenne che consentono a questi apparecchi di funzionare???
Poi magari chiami il servizio clienti e ti lamenti della scarsa copertura del tuo operatore nella tua zona???
Mio padre in questi casi mi diceva sempre: "Stor chi i vol l'ov, la galina e al cul cald!!! "
(Traduzione: Questi qua vogliono l'uovo, la gallina e il culo caldo!!!)

Io ritengo che il mondo va avanti, forse troppo in fretta o forse no, su questo se ne può discutere, ma la domanda da farsi è: siamo sicuri che quello che noi oggi riteniamo necessario lo fosse altrettanto cinquanta o cento anni fa ai nostri predecessori?
I montanari di cento anni fa avevano il fuoristrada, la spaccalegna o la motosega?
Meditate gente, meditate ..

PS - Prego di perdonare i miei intercalari dialettali alcune volte sono voluti, altre no, sono "naturali".
La professoressa di Italiano alle Superiori quando mi correggeva i compiti scritti e mi dava il voto, scriveva spesso:
5 in Italiano e 7 in Ferrarese.


Note a cura della redazione

Nota (1*)  [Testo tratto da Wikipedia]
Il toponimo di Goro deriva da "Gaurus", un vecchio ramo del Po di derivazione del Volano. L'abitato si formò nella prima metà del XVIII secolo sull'argine destro del Po, tra il fiume e il mare, in un territorio paludoso dove si ergevano dossi. Qui furono costruite le prime abitazioni, i casoni di canna, una tipologia abitativa praticamente invariata dagli albori del popolamento umano nel delta padano, poi sostituiti da case in muratura.
Allora erano molto sviluppate le attività di scambio con le navi mercantili e parte degli introiti derivavano dai dazi e dal diritto d’ancoraggio. Dall’inizio del ’600 il porto si spostò progressivamente verso sud-est per il rapido avanzamento della costa che arrivò, un secolo dopo, all’altezza dell’attuale abitato di Goro, iniziando la formazione dell’attuale nota "Sacca di Goro".
La storia di Goro è caratterizzata dalla continua lotta dell'uomo contro le acque del mare e del fiume.
Ne sono testimonianza gli antichi manufatti di regimazione idraulica, come Torre Palù, Torre Abate, Balanzetta e la chiavica dell'Agrifoglio, e i fari, che dimostrano l'incessante modificarsi del territorio.
Nel 1962 Goro, fino ad allora frazione di Mesola, divenne comune autonomo.
Oggi Goro è un porto moderno che conserva tratti del borgo peschereccio di un tempo. La pesca e mitilicoltura sono al primo posto nell'economia locale e la locale flottiglia supera le 2.500 imbarcazioni.

Nota (2*)
La redazione non è intervenuta sul testo del commento, se non per correggere qualche errore di battitura, spaziature non corrette e poco altro, come normalmente viene fatto per i contributi che arrivano.
Però, visto il PS di chiusura di Luciano (e un po' approfittando dell'amicizia), abbiamo evidenziato in corsivo una frase che segnaliamo (soprattutto per gli amici lettori non ferraresi) come perfetta traduzione in italiano dal ferrarese, dialetto che ha tra le sue caratteristiche quello dell'uso (e abuso) della congiunzione/pronome "che", spesso eccessivo, a volte improprio, altre superfluo.
Si precisa che la redazione condivide in buona sostanza il giudizio della professoressa di Italiano delle Superiori.