a "La corda invisibile" di Claudia Mattiauda

di Adelmo Benetti


Ho letto il racconto di Claudia Mattiauda e devo dire che sono abbastanza d'accordo.
I motivi che legano quelli che vanno in montagna, però, credo che possano essere i più diversi.

Un paio di anni fa, con la nostra compagnia di amici, siamo andati a fare la ferrata delle Trincee sul Padon.
Il don era tutto il giorno che rompeva con le sue rogne.
Nel pezzo che va dalla diga fino a Porta Vescovo si sarà fermato mille volte a sbuffare e a bere.
All'attacco della ferrata, mentre si imbragava, gli abbiamo fregato la borraccia con la sua Bonarda e l'abbiamo data a quello più togo di tutti a salire.
Il don non se n'era accorto e l'altro ha cominciato ad arrampicare.
Allora gliel'abbiamo detto.
Oh, gli è partito dietro come un razzo!
Quello andava come un caccia e lui dietro che non voleva perderlo.
Un cinema.
Noi dietro che facevamo fatica a salire a forza di ridere.
Non si sono più fermati fino alla fine.
Se Gianni (il togo) proseguiva dritto sul Civetta, il don gli teneva dietro!
Sembravano proprio legati da una corda invisibile come dice la Claudia Mattiauda.
Lei dice l'amicizia, la confidenza, la stima, la fiducia, sicuramente tutte belle cose, ma a volte basta molto meno e si sta bene uguale, o forse anche di più, dico io.
Alla fine ci siamo ritrovati tutti vicino al lago Fedaia contenti e affamati compreso il don che ci vuol bene a tutti e noi a lui.