a "Cosa porti con te se pensi di non tornare più?" di Raffaele Ferri

di Liviano Trevisan

Go apena leto el raconto del siòr Ferri, davanti a un cichèto.
Me ga colpì l'onestà e l'umiltà, i do diti coi quali el ga folà su la tastiera.
Mi son gnorante e no son bon de dirghe niente de belo.

Alora go preso a prestito dal siòr Rilke un tochèto de una Elegia Duinese.
Ghe a paso, augurandoghe bona fortuna.

Liveràn


E come sgomento uno che ha da volare
e vien dal grembo. Come terrorizzato
da se stesso, passa per l'aria indeciso, va
come va un'incrinatura lungo un vaso. Così la traccia
del pipistrello fende la porcellana della sera.

E noi, spettatori sempre, in ogni dove
sempre rivolti a tutto e mai all'aperto!
Riempircene a spagliare. Lo ordiniamo e frana.
Lo riordiniamo e franiamo anche noi.

Ma chi ci ha rigirati così.
Che qual sia quel che facciamo
è sempre come fossimo nell'atto di partire? Come
colui che sull'ultimo colle e gli si prospetta per una volta ancora
tutta la sua valle, si volta, si ferma, indugia.
Così viviamo, per dir sempre addio.

[Rainer Maria Rilke]