a "Il futuro inizia sempre da un cantiere"

di Alessandra Panvini Rosati


Domenica 28 settembre sono stata con un amico a fare una perlustrazione, per valutare un eventuale nuovo itinerario per una gita sociale da proporre nel 2015 ai soci della nostra sezione.

Partenza dal paese di San Domenico, posto a 1400 metri di quota, in Val Cairasca (Verbano Cusio Ossola), con arrivo al Pizzo Diei a 2900 metri. Sapevamo già che il primo tratto (dei complessivi 1500 metri di dislivello che avremmo dovuto fare), sarebbe stato noioso e brutto, perché percorso sulla strada sterrata che sale sotto la seggiovia (ieri non in funzione) fino all’arrivo all’Alpe Ciamporino.
Quello che non sapevamo - che ci ha negativamente sorpreso - è che tutta la zona dall’Alpe Ciamporino al Passo Ciamporino, fino alle pendici del Pizzo Diei, è interessata da ampi lavori di messa in opera di nuovi impianti di risalita (seggiovie). In buona sostanza tutta la conca è ridotta a uno scavo, con strade battute e polverose sulle quali transitano camion e jeep.

Già all’arrivo al paese, siamo stati accolti da un “enorme cantiere” che diventerà un “enorme parcheggio”.
I cartelli portavano la scritta: “Il futuro inizia sempre da un cantiere”, o qualcosa di simile.
Non entro nel merito su chi possa avere autorizzato un simile scempio in una zona già fin troppo sfruttata, ma sempre e solo dai turisti mordi e fuggi della domenica o delle settimane bianche.

Non mi soffermo nemmeno a ragionare su chi abbia avuto la pochezza mentale di non sapere che gli impianti sciistici sono in perdita ovunque (Crisi? Ne avete sentito parlare?) e che non è un'annata eccezionale, come quella appena passata, che potrà modificare il cambiamento climatico...

La cosa davvero assurda è che San Domenico, paese di per sé poco attraente e già pieno di seconde case vuote per l’80% del tempo, si trova per sua fortuna in una conca molto bella, alle pendici del monte Leone e a poche decine di minuti di cammino dall'Alpe Veglia, parco naturale tra i più belli della zona, davvero un fiore all'occhiello per chi ama la montagna.

Perché non provare a valorizzare l'altra Alpe, (Alpe Ciamporino), lasciando gli impianti che già (ahimè) c'erano, incoraggiando un turismo di montagna, consapevole e diverso?
Per sci alpinisti o MTbikers, per esempio?
Un turismo da sfruttare tutto l'anno senza orribili e deturpanti seggiovie?
Non legato alle bizze delle nevicate?

Il panorama che si dovrebbe godere, una volta raggiunte le cime è distrutto per sempre!
E’ terribile costatare come abbiano totalmente annientato un territorio.
E non solo, pare vogliano erigere anche nuovi alberghi… che saranno naturalmente pieni (si e no) solo nei soliti venti giorni all'anno…dai soliti “pseudo” amanti della montagna, bisognosi di aiuti meccanici per fare duecento metri di dislivello.

Ieri, in certi momenti, ci pareva di essere immersi in un cantiere zona Expo 2015!
Arrivati in vetta, abbiamo avuto la fortuna di essere circondati da un mare di nuvole basse che ci ha tolto il dispiacere di volgere lo sguardo verso un incubo.
Credo che non ci metterò più piede e consiglierò a tutti i miei amici di fare altrettanto.
Per andare all'Alpe Veglia, che resta pur sempre un paradiso, farò la traversata dall'Alpe Devero… dimenticando San Domenico e i suoi discesisti per i quali tutto questo è stato creato.
Se il futuro inizia dai cantieri che abbiamo visto, scelgo un più dignitoso e bucolico passato.
Ogni ulteriore commento è superfluo.

Alessandra Panvini Rosati
(AE CAI Corsico)
Milano, 29 settembre 2014