a "Monte Paterno, una via per un ricordo" di Alessandra Panvini Rosati

di Jean Luc Berthet, Marco Panvini Rosati, Mario Alessandro Paolelli

 

Après avoir lu ton récit sur ce qui s'est passé avec Sepp INNERKOFLER sur le Paterno je comprends mieux, dans un devoir de mémoire, pourquoi tu souhaitais si fort faire cette escalade, pourquoi aussi notre visite sur sa tombe au cemetière de Sesto.
Je vois maintenant cette escalade d'un oeil très différent.

Bien que le PATERNO fut le lieu de la folie des hommes ou tant d'entre eux y ont perdu leurs vies cette journée fut, avec toi et Luis, un enchantement (malgré quesques instants de mauvaise humeur !.......)
Rien ne remplace notre photo au pied de la Croix.
Merci à vous deux pour ces moments précieux.

(Jean Luc Berthet)


Confesso che mi sono emozionato.
Un'emozione forte, possente.
E ho trovato meravigliosa l'idea di onorare Sepp Innerkofler, nel centenario della morte, scalando la "Sua" montagna.
Noi Italiani abbiamo troppo spesso dimenticato quella che, giustamente, un tempo era chiamata la Grande Guerra.
Fu la prima guerra combattuta con armi moderne, ma applicando strategie e tattiche medievali.
Il risultato furono le più orrende carneficine che la storia militare ricordi.
E la Guerra Bianca, combattuta sulle Alpi, fu la più tremenda.
Perché non si moriva solo per mano del nemico, ma anche per il freddo, la fame, le malattie, gli stenti di una guerra combattuta in condizioni che non é esagerato definire disumane.
E non importava essere Italiani o Austriaci, perché il primo nemico era la natura stessa.
Spero ardentemente riposino in pace. Tutti.

(Marco Panvini Rosati)


Bellissimo.
Bellissima l'ultima frase e bellissima la sensazione che l'autrice riesce a trasmettere con il racconto.
E da umile commediografo brillante ho adorato la frase: "La conversazione è delirante, ma ci capiamo lo stesso."
Grazie.

(Mario Alessandro Paolelli)