a "Il momento in cui l’alpinismo entra dentro di te" di Fabrizio Goria

di Adelmo Benetti


Oh, con tutto il rispetto, a me el sgnour Goria l'am per un pòch agitè.

Nel mio piccolo ho arrampicato e arrampico anch'io quando capita.
E arrampico anche con delle persone "normali" che dal voult prendono anche l'aperitivo o si fanno una birretta.
(Senza tirare in ballo il Don che se ne fa anche più di una).
E c'hanno delle vite che magari fossero normali!
L'è qual che i sougna!

Altro che "oltre il trekking, oltre la paura, oltre il limite"...
A certi la montagna l'è una passiòun, un aiuto... la paura e il limite i gl'han tot i dì davanti ai occ.
Oltre il limite... l'am pèr la publicitè ad cl'arloi...
Al dis "la piatta normalità"... avercela la piatta normalità...

Io vado in montagna da sempre, mo non mi è mai venuto in mente che la mia vita, senza la montagna, potesse essere senza senso.
La montagna per me è come una fidanzata che col tempo è diventata un'amica, con cui si è leali e a cui non si nasconde nulla. E lei mi conosce bene ed è inutile che faccia il furbo.
E la passione continua, raffinata dal rispetto, senza diventare una droga, chè me am poss sbagliér, mo mi sa che droghe buone ce ne siano mica.

Insomma, a me am per che l'alpinismo gli sia entrato dentro di sicuro, mo dalla porta sbagliè.
E poi, l'è mei che al lassa ster l'illuminaziòun... con qual ag cousta la lus...!

Saluti a tutti, Adelmo.