commento al commento a "Monte Bianco, reality show televisivo"

di Gabriele Villa


Dico subito che non ho visto un solo minuto del reality Monte Bianco, ma ne ho sentito parlare fin dai primi giorni di lavorazione, vuoi su facebook, vuoi sui giornali, soprattutto nelle loro edizioni on-line.
Ho avuto subito la sensazione che ne venisse fuori “una cagata pazzesca”, per dirla con l’indimenticato ragionier Ugo Fantozzi. Sarebbe però troppo semplice cavarsela con una battuta, ma nemmeno posso entrare nel merito non avendolo visto; però, qualche sensazione l’ho avuta e mi ha fatto piacere trovarne traccia prima nel commento di Emilio Previtali (che ho scelto di pubblicare sul sito), poi nel commento seguente di Franca Missanelli e, infine, in quello di Liviano Trevisan.

Come rilevato da Emilio, anche a me aveva infastidito la prima reazione arrivata da parte del Club Alpino Italiano con un richiamo alla sacralità della montagna, che per quanto possa esistere, non appartiene di diritto a nessun sacerdote preposto a custodirne e trasmetterne i valori. La sacralità della montagna è qualcosa di non formale e prestabilito da qualcuno, che ognuno di noi frequentatori deve saper cogliere e anche valorizzare.
Come rilevato da Franca, da una posizione meno critica e forse più conciliante, la montagna è quel luogo che ti fa stare bene e nel tutelarlo, ma soprattutto nel rispettarlo, noi possiamo trovare la sacralità che è quindi in ogni luogo che compone la montagna, cui noi dobbiamo accedere non solo con rispetto, ma anche gratitudine per quello che ci regala. Voi la trovate una visione troppo romantica e un po’ decadente? Non importa.
Io la penso così e, in conseguenza, cerco di comportarmi con coerenza.

Ancora, mi sono ritrovato nella lettura che ne ha fatto Liviano, quel suo esplicito richiamo a un prodotto televisivo che promuove la montagna per venderla nella maniera più utilitaristica e vorrei dire anche spudorata. Lui richiama la Banda Bassotti, un paragone tutto sommato bonario perché ispirato a personaggi dei fumetti, ma che centra il problema e a me fa venire in mente piuttosto gli evangelici “mercanti nel tempio”.
Ci vorrebbe un Gesù che li buttasse fuori a calci nel culo, ma sarebbe pretendere troppo con i tempi che corrono.
Dunque? Non me la prendo con chi dice che in fondo può aiutare perché comunque si fa conoscere la montagna, perché si può vedere che le guide sono brave, ma che l’alpinismo è un’altra cosa, molto più seria e impegnativa, ecc ecc. Ci mancherebbe che le guide non fossero brave, ma il loro compito non è quello prestarsi per vendere o sfruttare la montagna, bensì di accompagnare i praticanti nel rispetto delle regole di una professione che ha (o dovrebbe avere) una deontologia ben precisa, quanto troppo spesso vilipesa e svenduta (e l’esempio della pratica dell’eliski ne è il tradimento più eclatante).

Per concludere con leggerezza, voglio richiamare una foto che ho visto sulla rete, relativa alle riprese di Monte Bianco, nella quale si vedeva ritratta una “bonazza” con slip tipo filo interdentale, la quale faceva il bagno in un torrente (si presume) della Valle d’Aosta.
Ovviamente in un insistito primo piano si poteva osservare un notevole “lato B” (è così che adesso chiamano il culo sulle riviste di gossip, non è vero?).
Come non andare con il pensiero ai tanti film anni ’70-’80, della serie “Giovannona coscia lunga” o “quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda” e l’immancabile scena della doccia a metà del primo tempo, con replica a metà del secondo, per attirare nelle sale un pubblico di bocca buona al fine di vendere così un prodotto (il film) di scarsa qualità? Ecco, ritrovare quella scena in Monte Bianco, direi che mi ha dato l’esatta misura del livello qualitativo del reality.

Altro mi pare non valga la pena di aggiungere: volevano fare un programma commerciale e l’hanno fatto, lo hanno ambientato in montagna perché era un elemento di novità sul mercato televisivo, il fatto che i concorrenti vengano chiamati “alpinisti” è solo una banale semplificazione, alla produzione dell’alpinismo non gliene poteva fregare di meno, i professionisti della montagna hanno avuto la loro vetrina: unico dato positivo resta quel 4 % di ascolto che fa pensare che anche gli utenti televisivi più sprovveduti abbiano saputo valutare il reality per quello che era.
Inutile stare a richiamare i valori dell’alpinismo, il quale, in questo reality Monte Bianco, mi pare sia l’unico attore non protagonista, e forse nemmeno comparsa; qui gli si è solo fatto compiere un deciso passo commerciale per un definitivo passaggio da “un’etica” a “un’etichetta”.