a "... un commento a voce su intraigiarùn"

di Gabriele Villa


Sono parecchi i soci della sezione CAI che hanno l'abitudine di farsi una camminata mattutina sulle mura della città per mantenere la "gamba" allenata per le escursioni in montagna.

Ovvio che è più facile incontrare pensionati piuttosto che giovani con l'obbligo del lavoro, ma anche questi ultimi hanno una giornata di ferie o un giorno di riposo nel quale dedicare un po' di tempo ad una passeggiata.

Così la combinazione vuole che capita di incontrare qualcuno che non vedi da tempo, come successo a me qualche mattina fa, quando ho incontrato Claudia P. e dopo i convenevoli, i "come stai?", i "come va?", mi sono sentito dire "... ma che bello intraigiarùn ...".

Le parole non lasciano tracce, se non in chi le ascolta, ed è per questo che ho pensato di condividere attraverso questo commento il piacere che ho provato nel sentire quell'apprezzamento assolutamente spontaneo.

Non per l'apprezzamento in sè (che pure fa piacere), ma perchè è sempre un passare dal "virtuale" (ovvero impersonale) al reale, ovvero al rapporto diretto tra persone a conferma di un legame (invisibile, ma che pure esiste) tra chi si interfaccia con una tastiera e uno schermo scrivendo e realizzando il sito, aggiornamento dopo aggiornamento, e chi si interfaccia con un altro schermo per leggere di volta in volta gli scritti pubblicati.

Beh, quando quel rapporto ha l'occasione di diventare da "virtuale" a "reale", quindi concreto e personale, la cosa mi emoziona sempre e mi gratifica, perchè dà un senso al lavoro che si fa alla tastiera del computer.

Pur sapendo di correre il rischio di apparire un ridicolo "romantico d'altri tempi" ringrazio Claudia P. per il suo apprezzamento spontaneo che, in fondo, altro non è che la benzina che fa andare avanti il motore di chi scrive racconti, o li commenta, di chi impagina e "fa redazione", di chi mette in rete e svolge il lavoro informatico che danno vita a questo "angolo virtuale" che abbiamo chiamato intraigiarùn.