a "Sono nato nel 1880" di Alessandra Panvini Rosati

di Villy Sciarratta, Alex Mesini


Un delicato racconto dove l'autrice, alla ricerca delle proprie radici, con la complicità del suo amore per la montagna, fa riemergere una storia cruda e dimenticata che solamente la sua voglia di conoscere e l'affetto per
chi l'ha preceduta poteva riportare in vita.

Villy Sciarratta


Potrei dirle che è ben scritto (molto ben scritto), che ha una struttura avvincente, che ha il merito di riportarci un pezzo di un passato che oggi nessuno ricorda più (ma il passato non fa più parte dell'oggi, come accadeva un tempo), invece voglio dire che ha avuto un gran coraggio per condividere con il mondo intero e sconosciuto un momento così importante, che sia totale verità o una verità celata. E dalla compressione di un dolore così a lungo trattenuto, proprio come è successo con il carbonio millenni addietro, ne è nato un chè di prezioso.

L'incipit è quello di un grande gesto e mi ha fatto pensare a "Le braci" di Sandor Marai, perchè non ne fa un romanzo familiare? Da bambino andavo spesso a Milano e mio zio, milanese al 100%, mi portava nelle case di ringhiera, fra i suoi amici dove ero quello che veniva a sud del Po, all'ippodromo per vedere i cavalli sgambare e poi scommettere il giorno dopo, gli ossibuchi e la cotoletta. La capacità di raccontare come è cambiata la città, e l'amore che ha per lei, in questo racconto non è un dettaglio, o una cornice.

Alex Mesini