a "In Grignetta con il maltempo, salvati dal Soccorso Alpino"

di Giovanni Preghiera


Scrivo queste righe per parlare di incoscienza.

Inverno 2017, giornata bellissima.
Mi chiama Giuliano e mi chiede se al pomeriggio sono libero.
"Potremmo fare due tiri di corda a Badolo."
"Va bene." - gli rispondo.
Partiamo.
A Badolo la giornata è eccezionale, calda e il cielo azzurro.
Arrivati sotto la parete mi lego e inizio a salire.
"Facciamo la 8a che è la più facile. - dico a Giuliano - Così ci scaldiamo."
Arrivo in catena e mentre inizio a calarmi vedo un ragazzo da solo che si sta preparando.
Quando arrivo in terra lui si avvicina e mi chiede se può salire per la via che ho appena fatto.
Doveva arrivare in alto per arrampicare da solo con la sua corda.
Gli dico di si e gli porgo la mia corda perché possa legarsi e salire in sicurezza.
Lui dice di no, che non gli serve e salirà slegato.
Gli dico altre due volte di legarsi, ma niente, lui rifiuta.
Allora mi volto e inizio a togliermi le scarpe.
Passano dieci secondi ed è già volato in terra.
Cerchiamo di aiutarlo il più possibile.
Giuliano chiama il 118.
Arrivano i soccorsi e tutto sommato é andata bene.

Morale della favola.
Un piede probabilmente rotto, un trauma al collo e alla schiena, oltre ad avere rischiato seriamente di morire.
Un elicottero, un'ambulanza, un'auto medica e circa dieci soccorritori mobilitati.
Inoltre una giornata rovinata a me e Giuliano.
Tutto per volere salire una via di terzo grado slegato.
Io vado in montagna e arrampico e so che é una attività pericolosa.
Credo che il soccorso debba essere garantito, però a certi livelli di superficialità faccio fatica ad abituarmi.

Così ho preso una decisione.
Ovunque andrò, se vedrò uno arrampicare senza corda, mi girerò e tornerò a casa.
Non voglio vedere niente.