al commento di Danila Avesani

di Ernesto Majoni

Non era grigia, nebbiosa e umida come quella di quest'anno, la giornata del 7 novembre 1987, quando Luciano e io salimmo una cima cui mi sarei affezionato: la Rochéta de Cianpolòngo, ultimo risalto della dorsale che dal Bèco de Mésodì si allunga fino a concludere in destra orografica del Boite il territorio di Cortina verso sud.

Fino ad allora la Rochéta, raggiunta nel 1779 dai mappatori cui Maria Teresa aveva ordinato di marcare lassù il numero 1 del confine tra Tirolo e Serenissima (riscoperto 220 anni dopo!), vedeva solo qualche gitante, guardaboschi e cacciatore locale.
L'anno prima, gli amici del ”Vecchio Scarpone” avevano marcato con radi bollini la via normale dal Parù de Sonfórcia alla cima, ponendo in vetta una tabella e il libro, poi sostituito due volte.
Manco dalla Rochéta, visitata sei volte di cui una da solo, dal 2004, quando vi giungemmo in diciotto durante una gita del Cai. Mi dicono che oggi essa sia più calpestata di tre decenni fa e che l'allora incerta traccia che risale l’erto dosso erboso sotto le rocce e s'infila poi tra esse, sia ormai un sentiero.

Sulla parete sud, verso San Vito, nel 2016 è stata aperta una via di roccia da Marco e Gianluca, che qualche anno fa ha fotografato per me il libro di vetta, facendomi tornare virtualmente ancora sul culmine, un belvedere silenzioso e impareggiabile.
Quest'estate Bruno di Cortina e Claudio di San Vito hanno poi compiuto la probabile prima traversata per cresta delle Rochétes (de Prendèra, Ruóibes, Sorarù e Cianpolòngo), fino al dente del Zìgar, dando un ulteriore impulso alla conoscenza e alla frequentazione della dorsale.

Auspico che chi salirà nei prossimi anni quelle ripide balze, in un ambiente naturale unico, tenga sempre presente il rispetto che la Rochéta pretende: la traccia, i segni per non smarrirsi, il libro di vetta, non mancano, esiste una relazione dettagliata della salita e la Rochéta non ha bisogno d'altro per avvincere anche il più smaliziato turista.
Se ci aggiungiamo anche un briciolo di storia, qualche credenza che aleggiava nella zona, e le favolose storie ambientate lassù dall'amica Lorenza, il cerchio si chiude.


Nota della redazione
Un commento sui generis quello di Ernesto Majoni al commento di Danila Avesani e al conseguente invito della redazione, contenuto nell'ultimo redazionale, che stimolava ad inviare approfondimenti.

Il commento non è una risposta diretta con controdeduzioni o pareri, ma, come scrive lo stesso Majoni "... un mio ricordo di montagna: niente exploit, niente 6a, niente record, solo Montagna vissuta."

Un commento che ci porta nella montagna praticata con attenzione agli aspetti storici, allo spirito di scoperta, quella che nella scarsa frequentazione regala sapore di avventura e di (ri)scoperta.