Diario report sull'inverno che non vuole arrivare

di Gabriele Villa
 

foto di Gabriele Villa, Roberto Belletti, Gianpaolo Sottili, Stefano Toninel 

 

 

La frase più banale che si poteva dire fino a qualche tempo fa era la classica "Non ci sono più le mezze stagioni".

Che si dovrebbe dire di questi tempi circa il clima e le stagioni che sembrano avere dimenticato date, appuntamenti, abitudini, buone maniere, per diventare scostanti, inaffidabili, contraddittorie e spesso "cattive" nei loro eccessi?

Tutti aspettavano il "ponte della Madonna" per una partenza alla grande della stagione sciistica invernale, ma... nulla da fare, non solo non è arrivata la neve, ma nemmeno il freddo sufficiente per produrre quella artificiale e poter imbiancare almeno le piste.

Delusi pure i ghiacciatori che, non solo hanno visto crollare le magre cascate che si erano formate a fine novembre quando aveva fatto un pochino di freddo, ma hanno anche dovuto constatare sconsolati quanto magri siano gli apporti idrici conseguenti al lungo periodo di siccità autunnale.

Dunque, tutti fermi in attesa di tempi migliori e ci vuole calma e pazienza, perchè come ben spiegavano i vecchi contadini veneti "el tempo, el cul e i siòri, fan sempre quel che i vòl lòri".

Detto questo "noi" siamo partiti in direzione Dolomiti, questa volta addirittura con il camper, approfittandone per stiparlo con corde da roccia, scarpette, scarponi, ramponi e piccozze, all'insegna del "vediamo cosa si riesce a fare".

 
Giovedì 8 dicembre 2011

Ci saremmo accontentati anche di un versante nord del Sass de Stria, con piccozza e ramponi, ma nessun campo di neve residua si presentava alla vista, solo rocce ricoperte da tre centimetri di neve caduta la notte precedente.

Le pareti del Trapezio del Piccolo Lagazuoi sarebbero state in buone condizioni, ma sul Passo Valparola soffiava un vento artico e allora è venuto naturale ripiegare sui dolci e abbastanza imbiancati pendii del Col Galina.  

 

 

Una grande lastra di ghiaccio nella conca del torrente e qualche tratto di neve dura hanno giustificato l'uso dei ramponi, mentre la piccozza è servita solamente come elemento di equilibrio nei tratti più ripidi.

Dopo poco più di un'ora e mezza abbiamo raggiunto la cima di Col Galina (quota 2.308), duecento metri giusti più alto del Passo Falzarego, e ci siamo potuti rendere conto a pieno della situazione neve al suolo.

Più verso est abbiamo visto i cannoni sparaneve tentare di imbiancare un tratto della pista principale, mentre il vento, dispettoso più che mai, disperdeva i cristalli ghiacciati portandoli a spasso con continue folate. 

 

 

Venerdì 9 dicembre 2011

Dalla cima di Col Galina lo sguardo era caduto sul Monte Pore e così avevamo deciso all'istante quale sarebbe stata la meta del giorno dopo, con avvicinamento da Fedare, per accorciare il tratto da percorrere con gli scarponi pesanti.

Partendo dai 2.000 metri di Fedare abbiamo potuto usufruire da subito di un sottile strato di neve (più o meno gli stessi tre centimetri che erano sul versante del Sass de Stria e di Col Galina), poi arrivati sulla dorsale Monte Pore - Averau abbiamo calzato i ramponi e con quelli, e la piccozza alla mano, siamo approdati fin sulla cima del Pore. 

 

 

 

 

Per me era la quinta volta che salivo al Pore, la prima senza le ciaspole e con i ramponi, e mi veniva da pensare in maniera "comparativa" alla cresta della montagna percorsa in tutt'altre condizioni di innevamento.

Un'altra cosa curiosa è stata la sensazione mentre percorrevo gli ultimi metri per arrivare in vetta e pensavo:

"Ma la croce del Pore non era mica così grande?"

Poi mi sono dato la risposta da solo ripensando alla salita del gennaio 2009, quando, per recuperare il libro di vetta, Stefano si stese per allungare la mano nella buca che era stata scavata per disseppellire il contenitore e poter accedere al libro e, quindi, calcolare in almeno due metri di neve lo strato mancante da oggi ad allora.

 


Ecco spiegato perchè la croce in cima al Monte Pore era diventata così alta!

Guardandosi poi intorno, dalla cima, la mancanza di neve appariva veramente sconsolante.

 

 

Visto che anche quando siamo in giro non ci dimentichiamo mai di intraigiarùn, non ci rimaneva che una visita ai Serrai di Sottoguda per riferire della situazione ghiaccio e cascate, in modo da completare il report.

 

Sabato 10 dicembre 2011

La mattina dopo, arrivati a Rocca Pietore e parcheggiato il camper nell'apposita area, eccoci inoltrare pian piano dentro la gola dei Serrai e constatare fin da subito la magrezza delle cascate, ma soprattutto la... mancanza di molte di loro; là dove dovrebbero esserci le colonne di ghiaccio ci sono rocce scure e asciutte.

Certo che chi non ci è mai stato prima non può rendersene conto, non potendo fare paragoni, ma anche il neofita dei luoghi capisce che questa non può essere la situazione normale di uno dei paradisi dell'arrampicata su ghiaccio.

Quasi irriconoscibili la Cascata del sole, l'imponente Cattedrale, le cascate Franzei...

 

 

Arriviamo fino al termine della gola dei Serrai e sbuchiamo a Malga Ciapèla, raggiungendo il sole e il suo tepore.

Quasi nessuno in giro, la funivia chiusa, qualche auto che passa senza avere una meta precisa, alla guida autisti che sembrano aver perso bussola e punti di riferimento.

Poco lontano un tentativo di innevamento artificiale che sembra aumentare la tristezza del luogo.

Ci torniamo ad infilare nella gola dei Serrai e arriviamo al camper per iniziare il viaggio di rientro, ma prima di puntare a valle una sosta in un'area al sole e "du' spaghi" sono quello che ci vuole per chiudere in bellezza la nostra "tre giorni".

 

 

Post scriptum: mentre scrivo queste note il bollettino meteo annuncia l'arrivo delle prime perturbazioni di stampo prettamente invernale: una prima nelle prossime ore, un'altra più intensa per lunedì e a seguire forse altre ancora, ma queste ultime tutte da confermare. Quando questo report sarà sulla rete forse l'inverno sarà già arrivato, chissà...

Nel caso questo ricordo sbiadirà rapidamente e sarà la volta buona che ritorneremo a parlare (e forse a scrivere) chi di ciaspole, chi di sci, e chi di cascate di ghiaccio. Avanti, c'è posto e... a ciascuno la sua passione.

 

Gabriele Villa

Ferrara, venerdì 16 dicembre 2011