In cordata con la Befana

racconto a quattro mani di Gabriele Villa e Leonardo Caselli
foto di Gabriele Villa
 

La telefonata di Don Silvano era arrivata per tempo in vista dell’Epifania, già prima del termine del vecchio anno: “Vorremmo far scendere anche quest’anno la Befana dal campanile della nostra chiesa: se siete disponibili ci fareste un grande piacere”. Purtroppo Nicola, che aveva già “interpretato” con entusiasmo la parte l’anno passato, non era disponibile e così ci siamo arrangiati in famiglia, io e Leo, noi che l’anno scorso avevamo fatto da assistenti alla calata in costume del nostro giovane amico.

Mattina del 6 gennaio: ancoraggi e prova di calata
Nella fredda e nebbiosa mattina del 6 gennaio ci siamo presentati a Pontelagoscuro e, avute le chiavi del campanile dal parroco, siamo saliti nella cella campanaria per predisporre gli ancoraggi per la calata e, vista l’esperienza fatta lo scorso anno, decidendo che la Befana non sarebbe scesa in corda doppia ma calata dall’alto, così avrebbe potuto salutare i bambini sulla piazza gesticolando con le braccia e facendo le sue evoluzioni senza doversi curare del nodo di autoassicurazione.
Avevo portato una ricca dotazione di cordoni che si sono rivelati molto utili in quanto la calata risulta ortogonale e non in linea con i punti di ancoraggio ma, collegando i cordoni e tirantando opportunamente, sotto lo sguardo attento di Leo, sono riuscito a raggiungere lo scopo prefissato.
A quel punto tutto era pronto per la discesa di prova e così ho dato a Leo le due corde per legarsi, mentre predisponevo il mezzo barcaiolo che mi sarebbe servito per regolare la calata.
Avevamo precedentemente rimosso la rete anti piccioni in modo da liberare la stretta feritoia attraverso la quale bisogna passare per uscire sul muro esterno del campanile.
Una cosa pensavo osservando la cura con cui Leo si legava le corde all’imbragatura e ripensando a quanta attenzione ed abbondanza di cordoni avevo impiegato nell’attrezzare la nostra “sosta”: si avverte maggiormente il potenziale pericolo di ciò che si sta facendo stando sulla cima di un campanile in città, a trenta metri da terra, piuttosto che sulla parete esposta di una montagna, a duecento metri di altezza.
Poi gli automatismi acquisiti nelle manovre di sicurezza in anni di attività aiutano a rimanere sufficientemente tranquilli, anche se una foto scattata nel momento in cui Leo, oramai all’esterno della feritoia del campanile, inizia la calata, mi ha fatto particolarmente sorridere.
La sua espressione appare un po’ preoccupata e così mi è venuto in mente che per scattare la foto avevo impugnato la macchina fotografica impiegando entrambe le mani e quindi mollando le corde che erano trattenute dal nodo autobloccante che avevo fissato all’imbragatura.
Allora ho pensato che, al suo posto avrei avuto di certo una reazione simile alla sua perché, va bene avere fiducia nei materiali e nei nodi, ma vedere le mani di chi ti assicura sulla corda è tutta un’altra cosa.

Dopo ho iniziato a calare con regolarità e, quando ho sentito allentare le corde, ho buttato uno sguardo verso il basso per vedere Leo che si slegava dalle corde, uno scatto fotografico con la piccola digitale e appena il tempo di tirare su le due corde che già l'ho visto comparire nella cella campanaria.
Abbassata la rete antipiccioni, abbiamo lasciato tutto il materiale predisposto in posizione e ce ne siamo andati a pranzo che già l’una era passata da un bel pezzo.
L’appuntamento era fissato per le 16:30, con la speranza che la nebbia fitta della giornata non s’infittisse ulteriormente al punto da vanificare gli sforzi dell’organizzazione a favore dei bambini e i nostri meticolosi preparativi. Ci sarebbe dispiaciuto proprio.

Inizia il primo di gennaio con un SMS di auguri da parte di Gabriele, la mia esperienza da Befana:
Auguri di un 2013 positivo e ricco di soddisfazioni. P.S. Fai tu la Befana quest'anno a Pontelagoscuro? Nicola non è a Ferrara il 6. Fammi sapere.”
Penso al mio mal di schiena, al mio raffreddore e soprattutto mi chiedo perchè avrà pensato subito a me?
Forse gli sembro il più adatto per il ruolo da Befana?
Rispondo che il sei di gennaio avevo in programma l'uscita del Corso di Escursionismo Invernale, ma che, se il numero di Accompagnatori disponibili fosse stato sufficiente, avrei fatto la Befana.
Ci accordiamo per andare la mattina del sei ad attrezzare e a fare le prove.
La prima cosa che mi chiedo appena uscito di casa è: “ma si vedrà la cima del campanile con questa nebbia?”.
Effettivamente la giornata si prospetta decisamente fredda e umida e ne abbiamo la conferma quando, dopo avere aspettato la fine della messa per avere la chiave dal parroco, siamo saliti sul campanile.
Dopo avere fissato le varie botole di accesso e spostato la rete antipiccioni, Gabriele inizia ad attrezzare gli ancoraggi per la calata.
Devo ammetterlo, visto che poi mi ci dovrò appendere io, il fatto che ci sia lui mi tranquillizza molto.
Dopo avere tirato fuori dallo zaino una serie spropositata di cordini e cordoni inizia a predisporre la “sosta”. Collegando assieme diversi ancoraggi arriva ad avere il punto di calata esattamente di fronte alla piccola fessura dalla quale dovrò poi uscire.
Chiede il mio parere:
Cosa dici Leo... va bene?
Direi di si!
Per sicurezza raddoppia qualche cordone, allunga e accorcia di qua e di la e stringe qualche nodo:
Cosa dici Leo... cosi va meglio?
Direi di si!
Riallarga qualche nodo, accorcia e allunga un po' qua e un po' là, guarda che il punto di calata sia nella giusta posizione, tira il tutto in diverse direzioni per vedere come si sarebbe comportato sotto carico:
Cosa dici Leo... va bene?
Direi di si!
Al quinto o sesto “Cosa dici Leo... va bene? Direi di si!”, andava bene anche per Gabriele.
La sua meticolosità nel predisporre la calata mi ha rassicurato molto, soprattutto dopo che mi sono sporto dalla fessura nel campanile e guardato giù nel vuoto della piazza di Pontelagoscuro.
Una sensazione completamente diversa da quella che si prova calandosi da una parete in montagna, magari da molto più in alto.
Ci infiliamo gli imbraghi, sistemo le due corde per la calata.
Sarà Gabriele a calarmi utilizzando il mezzo barcaiolo con machard di sicurezza.
Questo, permetterà alla “befana” di scendere senza dover pensare all'autoassicurazione che sarebbe stata necessaria se mi fossi calato in corda doppia.
Lego le corde direttamente all'imbragatura controllando più volte nodi e fibbie varie.
Esco dalla fessura nel campanile pensando che fortunatamente sono magro e mi appendo.
Il momento in cui il peso del proprio corpo passa dalle gambe alla corda non è mai stato per me un momento di eccessiva tranquillità.
Gabriele fa in modo che l'autobloccante legato al suo imbrago entri in tensione, toglie le mani dalla corda e mi scatta una foto.
Sono appeso a Gabriele!
Poi riprende la corda e inizia a calarmi un po'.
Verifico ancora una volta che sotto carico, nodi e imbrago siano a posto.
Controlliamo che le corde non “corrano rischi” nel punto dove strisceranno sul bordo del campanile.
La calata continua senza problemi e provo anche qualche pendolo per la “scenografia”.
Arrivo a terra e mentre slego i nodi penso a quante volte li ho controllati e verificati.
Forse mai tante volte come in questa occasione.
Risalgo di corsa le scale del campanile e Gabri mi accoglie con un “Ben! A tie zà chì!?”.
Lasciando tutto così com'era decidiamo di ritrovarci nel pomeriggio per prendere gli ultimi accordi con i responsabili dell'organizzazione.



Pomeriggio del 6 gennaio: i preparativi e il travestimento
Quando arrivo alla piazza, ci sono già le transennature che delimitano il piazzale antistante la chiesa e gli organizzatori hanno già sistemato tutto l’occorrente per offrire il “ristoro” a quelli che saranno presenti.
Leo è già in contatto con gli organizzatori che ci daranno supporto e del resto l’esperienza fatta l’anno passato ci aiuta molto ad avere le idee chiare su come operare.
Si respira grande attesa nella piazza già ben gremita e ci sono tutti gli aspetti di una autentica festa paesana e ci fa piacere esserne a nostra volta partecipi.
Verso le 17 abbiamo una piccola riunione organizzativa nella quale mettiamo a punto orari e procedure con gli addetti alla cellula fotoelettrica che illuminerà la discesa della “Befana” e con l’animatore che intratterrà i bambini per coinvolgerli maggiormente ed abbiamo la sensazione che tutto filerà per il verso giusto e anche il volto soddisfatto di Don Silvano ce lo conferma.
Poi arriva il momento della vestizione e Leo inizia con l’infilare il sottanone con le toppe, poi gli scialli sulle spalle e sulla testa, infine la maschera.
Mi viene un po’ da ridere a vedere la Befana con la barba ma so che appena sarà calata la maschera non ci sarà più tempo per i pensieri e si entrerà nel vivo della rappresentazione.
Saliamo le innumerevoli rampe di scale del campanile con la dovuta calma, tiriamo su la rete antipiccioni, Leo si lega alle corde, preparo il mezzo barcaiolo sulle corde, quello autobloccante sulle stesse e lo fisso all’imbragatura e, finalmente tutto è pronto.
Scatto una foto a Leo e poi mi sporgo dalla feritoia per fare il segnale convenuto alla base usando la lampada frontale con la luce a intermittenza.

Arrivo a Pontelagoscuro verso le 16.30, ora stabilita con Gabriele per il ritrovo e la prima cosa che noto nella piazza già allestita per l'occasione è..... lo stand dei panini con la salsiccia alla griglia.
Non perchè avessi fame, ma perchè era stato posizionato proprio sotto al campanile! Praticamente nel punto dove la Befana sarebbe dovuta “atterrare”.
Il mio pensiero va immediatamente agli organizzatori:
Astuti come delle linci quelli dell'organizzazione... Cosa vogliono fare? La Befana alla griglia?”.
Mi vengono incontro Giangi e Mirta che subito mi chiedono da quale parte mi sarei calato.
Scherzando rispondo: “Esattamente sopra le salsicce!”.
Vado a parlare con i responsabili della manifestazione, gli spiego il mio “scottante” problema e loro si adoperano subito per spostare i banchi e il materiale, presenti sotto al campanile, in un'altra posizione, lasciando libera la “piazzola di atterraggio”.
Nel frattempo arriva anche Gabriele e, assieme agli organizzatori, ci ritroviamo per definire gli ultimi dettagli tecnici, poi entriamo nel campanile dove mi aspetta la “vestizione”.
Penso a Nicola che lo ha fatto l'anno scorso, penso anche che in questo momento lui è sicuramente da qualche parte in montagna..... Quello che penso di lui in questo momento non si può dire.
Mi infilo l'imbrago, il gonnellone e mi avvolgo, aiutato da Gabri, in vari scialli e foulard, poi il tocco finale, la maschera e il fazzoletto in testa.
La maschera rende un po' difficoltosa la salita per le scale nel quasi buio del campanile, soprattutto perchè attraverso due fori larghi poco più di un centimetro non è che veda bene dove metto i piedi.
Ad un certo punto la sollevo un po' e va decisamente meglio.
Arriviamo in cima al campanile e inizio a legarmi alle corde.
Questa volta, per fare in modo che la Befana si stacchi velocemente dalle corde di calata, uso per collegarle all'imbrago un paio di moschettoni con ghiera a vite.
Sistemo la radio ricetrasmittente che userò per dire a Gabri se calare o fermarsi.
Gabriele nel frattempo ha preparato il mezzo barcaiolo e l'autobloccante di sicurezza e con la torcia frontale fa il segnale luminoso convenuto.
La Befana è pronta a scendere!


Sera del 6 gennaio: la discesa della Befana
La vista della luce intermittente, segnale che tutto è pronto, alza il brusio nella piazza.
Sentiamo la voce dell’animatore che parla ai bambini della Befana che dovrà scendere dal campanile a portare dolci e leccornie e li invita a fare un coro di richiamo.
Nel frattempo Leo è indaffarato a scavalcare la ringhiera con il sottanone che lo ostacola, se lo tira su ovviamente senza alcuna grazia femminile, mentre io sento distintamente il coro dei bambini che sale dal basso della piazza: “Befana-Befana-Befana-Befana”.
Si sporge e saluta facendo ampi gesti con il braccio e io immagino che lo stiano vedendo, nonostante la nebbia, per via della luce della fotocellula puntata sul campanile.
Inizio a calare, mentre penso che vorrei essere giù pure io, nella piazza, a godermi il momento di gioia e di eccitazione dei bambini; manovro le corde lentamente e dopo un po’ fermo, faccio bloccare il machard in modo che tenga le corde e allungo il braccio fuori dalla feritoia.
Sono gesti che vengono in automatismo, perché mi è venuta la voglia di scattare una foto verso il basso e non so esattamente il perché; poi vedo il flash che manda la sua luce e mi chiedo che mai sarà venuto fuori. Lo potrò sapere solo più tardi, a casa…
Riprendo a calare lentamente, guardo la corda che oscilla in qua e in là sul bordo del campanile sfregando contro un lamierino sul quale sono fissati gli spilli antipiccione che emettono suoni strani, come fosse un carillon sgangherato che ha perso gli accordi musicali.
E’ Leo che con la ricetrasmittente mi indica quando riprendere a calare, mentre posso solo immaginare che succede sulla piazza, anche se il vociare eccitato me ne dà un’idea e lo sento aumentare man mano che la Befana si avvicina a terra.
Dai movimenti della corda immagino le evoluzioni di Leo-Befana e penso che un po’ si stia divertendo pure lui sia per i suoi pendoli che per la gioia che sente sprigionarsi dai bambini che l’animatore continua ad incitare, invitandoli ad un applauso che si alza fragoroso.
Segue un “cala, cala” nella ricetrasmittente, infine, poco dopo, le corde si alleggeriscono, segno che è arrivato a terra; aspetto un pochino e poi inizio a ritirarle verso l’alto e, subito dopo, smonto in fretta gli ancoraggi e butto il tutto nello zaino, perché non ricordo a che ora riattaccheranno le campane (che tutt’oggi sono state disattivate) e non vorrei trovarmi nella cella campanaria come era successo l’anno passato, quando avevo dovuto correre giù per le scale tappandomi le orecchie con entrambe le mani.
Tiro giù la rete antipiccione, mi carico gli zaini e scendo verso il basso.
La festa è in pieno svolgimento e il “vecchione” sta bruciando, rito propiziatorio di antiche origini cui anch’io scatto alcune foto come tanti lì sulla piazza.
Sento la soddisfazione di avere contribuito fattivamente a creare un bel momento di allegria e di svago, soddisfazione che vedo anche negli occhi di Leo che ha dismesso oramai i panni di Befana.
Quando saluto Don Silvano, la stretta di mano è già sufficiente per darci un arrivederci al prossimo anno, senza bisogno di nessuna parola.

Scavalco la ringhiera di protezione ed entro nella fessura dalla quale mi calerò.
Le gonne, almeno in questi casi, sono proprio scomode.
Rimango li dentro cercando di non farmi vedere anzitempo dalla gente nella piazza sottostante.
Si sente la voce dell'animatore che sta parlando della Befana ai bambini e che, alla vista del segnale luminoso, li incita ad iniziare il conto alla rovescia e poi a chiamarla.
Il grido dei bambini sale: “….3..2..1..0... Befana-Befana-Befana...”.
Mi sistemo un po' la maschera e mi sporgo guardando in giù verso la piazza chè è decisamente affollata.
Inizio a sbracciarmi per salutare i bambini che stanno aspettando la discesa della Befana e sento un gran odore di salsiccia alla griglia che sale dallo stand dei panini trenta metri più sotto:
Questa Befana non sarà alla griglia, … ma un po' affumicata si!”.
Continuo a salutare e mi appendo alle corde. Questa volta non ho nodi e fibbie da controllare, ho usato i moschettoni a ghiera e l'imbrago è nascosto sotto il gonnellone da Befana, deve quindi andare bene così.
Gabriele inizia a calarmi lentamente, io continuo a salutare i bambini sbracciandomi e, sceso di qualche metro, comincio a “fare il mio numero” illuminato dalla luce del faro.
Un po' di “pendolo” a destra e sinistra e qualche saltello per rendere più coreografica la discesa della Befana.
Ogni tanto mi sistemo la maschera che spostandosi mi impedisce di vedere.
Dopo qualche minuto di “evoluzioni” arrivo alla base del campanile, dove un apposito spazio è stato transennato per consentire alla Befana di distribuire agevolmente i dolci ai bambini.
Sgancio velocemente i moschettoni e mi viene passato un sacco pieno di lecca lecca; i famosi “chupa-chups” che esistevano già quando ero bambino io.
Decine di bambini si accalcano al nastro che separa la Befana da loro e allungando le mani aspettano che gli venga dato l'agognato chupa-chups.
Bambini da soli, bambini in braccio ai genitori, bambini in groppa ad altri bambini e anche qualche bambino che non era più tanto bambino. Inizio la distribuzione aiutato anche da qualcuno degli organizzatori, la maschera comincia a darmi un po' fastidio, ma non posso toglierla e deludere tutti quei bambini che vedrebbero una Befana con la barba.
Mentre sono impegnato tra mani che chiedono lecca-lecca e la maschera fastidiosa, sento una voce conosciuta: “Papo, girati e stai fermo che ti devo fare una foto”.
Mi giro e vedo mia figlia Giulia con in mano il telefono cellulare che cerca, in mezzo a quella calca, di fotografarmi, fregandosene altamente dei chupa-chups.
Dopo gli ultimi ritardatari la distribuzione finisce, posso rientrare nel campanile e togliermi maschera e vestito. Mentre mi svesto scende Gabriele che nel frattempo ha già recuperato tutto il materiale utilizzato per la calata ed anche il mio zaino. Lo aiuto a “far su le corde” e dopo esserci sistemati usciamo dal campanile.
Andiamo a salutare Don Silvano e gli altri ragazzi, che ringraziandoci ci offrono un panino con la salsiccia.
Penso tra me e me che di salsiccia ne ho già “sniffata“ abbastanza mentre mi calavo dal campanile e per questa volta rinuncio.
Rimane sicuramente la soddisfazione di essere stato, nel vero senso della parola, attore di un evento che ha portato felicità ed allegria a tanti bambini.
Al prossimo anno quindi... e chissà che non ci sia finalmente una Befana senza barba!?

PS:Non capisco perchè, ma a manifestazione terminata, un'altra Befana mi ha detto che odoravo “stranamente” di salsiccia alla griglia!

Gabriele Villa & Leonardo Caselli
In cordata con la Befana
Pontelagoscuro (Ferrara) 6 gennaio 2013