Diario del crollo dello spigolo di cima Su Alto in Civetta

di Gabriele Villa

foto di Claudio Pra, Marisa Tibola, Cnsas Veneto, Michele Scuccimarra, Paolo Gorini


Si può piangere per il crollo di una montagna? Forse non sarebbe nemmeno giusto farlo, tenuto conto delle infinite tragedie che ogni giorno accadono in giro per il mondo e pure mietono innumerevoli vite umane, ma una montagna non è solo un cumulo di sassi o un grande ammasso di roccia, a volte può essere molto di più dal punto di vista estetico, per l’importanza alpinistica, per la storia delle imprese e degli uomini che l’hanno scalata o forse anche perché è l’icona di un’intera valle, il simbolo di una vasta area Dolomitica.

Comincia così un articolo che ho inviato ad altitudini.it, piattaforma internet della rivista Le Dolomiti Bellunesi.
Per chi è curioso di leggerlo inseriamo il link a "Requiem allo spigolo della Su Alto".

Questo diario vuol essere la testimonianza del pianto "ideale" di molti appassionati di montagna di fronte al crollo di una delle più belle strutture rocciose delle intere Dolomiti, un crollo che ha cancellato anche alcune pagine di storia dell'alpinismo dolomitico che erano e, comunque, rimarranno nella memoria collettiva di tanti alpinisti.


Sabato 16 novembre 2013
Sono le 17:05 di sabato 16 novembre quando arriva l’sms di mia cugina Marisa Tibola che mi trova a Belluno, fermo al distributore per il pieno di gas per l’immancabile fine settimana tra le Dolomiti.
E’ crollato lo spigolo della Su Alto dove va su la Piussi”.
Dev’essere una cosa grave” - penso tra me e me e le telefono subito per sentire cosa è successo.
Sono passate poche ore da che, osservando la parete dalla piazza di San Tomaso, hanno potuto vedere il grande spigolo prominente della Su Alto, la torre di mezzo della mitica “triade” che non c’è più, crollato completamente.
Agli alpinisti non c'è da spiegare cosa e come sia fatta la "triade" della Civetta, per chi non lo sapesse basterà una fotografia per ammirare quanta elegante bellezza ci fosse in quelle rocce slanciate verso il cielo.

Le prime ore sono state un poco concitate, subito si è alzato l'elicottero del Suem per andare a vedere se il crollo avesse coinvolto escursionisti o sciatori in transito per la Val civetta. Escluso il coinvolgimento di persone rimaneva da quantificare l'effettiva entità del crollo che la grande nuvola di polvere aveva inizialmente tenuto nascosto.

Domenica 17 novembre 2013
Il giorno dopo, ho avuto modo di osservare la nord-ovest dalla cima di Col Galina, al Passo Falzarego e, nonostante la lontananza, appariva ben visibile la strisciata grigia che scende da poco sotto la cima fin giù in Val Civetta a macchiare di grigio il bianco della neve caduta solo due giorni prima a imbiancare le pareti.
L'augurio è che il polverone smosso dalla frana abbia “macchiato” il biancore della neve scivolando a valle e il crollo risulti limitato ma già in tarda serata, al rientro a casa, i miei ottimistici auspici vengono cancellati da una foto che trovo in posta elettronica, a inviarmela è Claudio Pra un amico di Alleghe, conosciuto due estati fa.

Ti allego due mie foto (prima e dopo l'evento) che evidenziano bene l'area interessata dal crollo sulla Cima Su Alto (Civetta). La frana è davvero consistente. In pratica è crollato quasi tutto lo spigolo.” – mi scrive Claudio e la realtà del crollo appare in (quasi) tutta la sua evidenza; il “quasi” è dovuto alla sagoma del Col Rean che copre la visuale, per chi osserva da Alleghe, da metà parete fino alla sua base.
Le prime foto che mi invia mia cugina Marisa, scattate di notte da Falcade, tolgono ogni significato a quel "quasi" di speranza che la prospettiva sul Civetta, visto da Alleghe, poteva autorizzare.

Lunedì 18 novembre 2013
Appaiono in rete le prime foto scattate dall'elicottero del Soccorso alpino e arrivano anche gli esiti dei sopralluoghi e delle valutazioni dei tecnici; l'entità e la gravità del crollo si stanno delineando in maniera precisa.
È venuta giù una porzione importante di montagna, tra l’altro di pregio dal punto di vista alpinistico, con vie molto conosciute che sono sparite, come la via Livanos-Gabriel, la via Piussi-Molin-Anghileri”.
Ecco dunque il mosaico che si compone e si comincia a comprende che il crollo è andato a cancellare importanti pagine di storia dell’alpinismo dolomitico.

La Livanos-Gabriel era una via aperta il 10,11 e 12 settembre del 1951 e considerata via di “riferimento” di un preciso periodo storico di cui è stato scritto “… preme sottolineare il perfetto equilibrio che con questa salita si creò tra libera e artificiale. Dopo di essa vennero le esagerazioni” [Alessandro Gogna – Sentieri Verticali].
L’altra fu aperta sedici anni dopo da due cordate di fortissimi alpinisti, Ignazio Piussi con Alziro Molin e Aldo Anghileri con Ernesto Panzeri e Guerrino Cariboni, dal 15 al 18 agosto del 1967 e definita “Via estremamente impegnativa. Una delle più grandi imprese alpinistiche realizzate nel gruppo del Civetta” [Oscar Kelemina – Guida del Civetta].
Ha scritto Alessandro Gogna su Sentieri Verticali. “Lo spigolo è una delle più belle strutture dolomitiche. L’arditezza delle linee è incomparabile, il binario unico su cui si deve svolgere la scalata ha pochi riscontri nelle Alpi intere. La bellezza di questo profilo giallo e grigio perdona l’uso di 22 chiodi a pressione piantati su una muraglia di compattissima roccia grigia”.


E' stato spontaneo e naturale pensare agli amici Michele Scuccimarra e Paolo Gorini, alla loro scalata di due giorni dell'agosto 2008 nei quali salirono proprio la via del diedro Livanos-Gabriel alla cima Su Alto.

Ho modo di parlare con loro e vedere con i miei occhi il grande dispiacere che li pervade: la via non c'è più anche se nei loro cuori e nella mente rimarrà il ricordo di una scalata densa di sensazioni e di forti emozioni.
Guardando le foto che mi ha inviato mia cugina Marisa, mi confermano che della via del diedro rimangono i tiri finali e che anche la grotta nella quale trascorsero la notte del bivacco è scomparsa nel crollo.
Le foto documentano in maniera brutale l'autentico sfregio/spregio che la frana ha prodotto sulla Su Alto.
Il pilastro è crollato completamente portando con sé la via Piussi-Anghileri, mentre la via del gran diedro Livanos-Gabriel è in gran parte cancellata perchè non c’è più lo spigolo che lo delineava e soprattutto lo "esaltava".

Se l’immagine scattata la domenica, con il sole, attenua leggermente l’effetto visivo, quella del lunedì mattina, con il cattivo tempo, dipinge tutta la spettralità della grande ferita. Marisa era ritornata apposta a scattare quella fotografia dalle pendici del Sasso Bianco, spinta dal suo amore per il Civetta e dalla curiosità di capire cosa fosse veramente successo e la realtà superava, e di molto, la più pessimistica delle aspettative.

Ci dovremo abituare a vedere il Civetta con la sua grande ferita e non ci basterà pensare che tutto ciò è nell'ordine delle cose, che tutto passa, come pure passerà il nostro doloroso affannarci.

Gabriele Villa
Diario del crollo dello spigolo di cima Su Alto in Civetta
Ferrara, 25 novembre 2013


Nota dell'autore.
Voglio inviare un ringraziamento particolare a mia cugina Marisa Tibola per la tempestività con cui mi ha informato del crollo e mi ha inviato la preziosa documentazione fotografica e anche a Claudio Pra per la foto "comparativa" che, forse per prima, ha dato un'idea precisa dell'effettiva gravità del crollo subito dalla cima Su Alto.