L'uomo del seghetto della Val de Fodom

a cura di Gabriele Villa

immagini di Francesco Moretti


Questo diario fotografico vuole portare una piccola testimonianza (ma non solo quella) di cosa ha prodotto l'inverno appena trascorso sulla montagna dolomitica, in particolare nella zona di Livinallongo.

Lo spunto parte da una e-mail arrivata in redazione martedì 20 maggio scorso, alle ore 17:00 precise.

[Caro Gabriele, da alcuni giorni ho ripreso ad allenarmi. Procedo su sentieri segnati armato di seghetto a serramanico con il quale mi faccio strada attraverso il disastro prodotto in tutti i boschi del Fodom dalle nevicate dell’inverno scorso. Nei giorni scorsi, partendo dall’Hotel Escelsior, sono arrivato al parcheggio per il Col di Lana, sulla comunale per Agai. Oggi ho proseguito sulla strada militare per Pian della Lasta, aperta dai mezzi comunali, fino al punto ripreso dalla foto. Sono partito da quota 1460. Ho fatto i primi duecento metri in cinquanta minuti poi, dopo una sosta durante la quale ho fotografato il Civetta, sono arrivato qui. Mi sentivo bene e avrei continuato ma ci sarebbero volute le ciaspe! Ciao ciao. Francesco]

[Caro Francesco, sei davvero una persona incredibile e a me dispiace trascurarti un po' come amico.
Continua a mandarmi foto e segnalazioni se ne hai, che io predispongo dei diari informativi su intraigiarùn.
E' un sito modesto, ma se si fa buona informazione, utile, viene letto più di quanto non si possa pensare
.]

La mia risposta era partita dopo quasi tre ore dalla ricezione della prima e-mail, ma ecco che, trascorsa poco più di un'ora, arriva una pronta risposta con allegato un ricco corredo fotografico.

[Per i tronchi ci vuole la motosega, ma una volta tagliati i rami si può scavalcare o passare sotto! Anche negli anni migliori, dopo l’inverno, i sentieri, soprattutto quelli non segnati, hanno sempre bisogno di un po’ di manutenzione. Il seghetto di Francesco, sempre presente nel suo zaino, è diventato famoso in tutto il Fodom.]

Beh, le immagini sono decisamente eloquenti e, a questo punto, forse sarà utile ricordare i luoghi e il protagonista di cui si parla in queste poche righe, soprattutto ad uso dei lettori più recenti e di quelli occasionali.

Cominciamo dal luogo. Fodom è il nome ladino di una delle cinque valli Ladine, quella di Livinallongo che si trova ai piedi del massiccio del Sella ed è collegata alla Val di Fassa tramite il valico Passo Pordoi, mentre superando il Passo Campolongo si raggiunge la Val Badia. Fa parte della provincia di Belluno ed è occupata da un solo comune, Livinallongo del Col di Lana, con sede a Pieve di Livinallongo. Il comune conta numerose frazioni molto sparse, tra le quali le più importanti in termini di abitanti sono Arabba e Andraz. Contornata dalle Dolomiti della Ladinia nel mezzo di uno scenario di rara bellezza, la Val de Fodom ha una propria formazione geologica: la Formazione di Livinallongo. Scenario di episodi cruenti durante la prima guerra mondiale, oggi la valle ladina vanta un’importante economia turistica, sviluppata specialmente nel paese Arabba. La valle è collegata al famoso skitour della Sellaronda, al comprensorio della Marmolada, con impianti sciistici di alto livello e piste perfettamente tenute, dai panorami deliziosi come l’amata Portavescovo. Fodom gode di paesaggi estremamente diversificati che permettono di praticare sport sfruttando il comprensorio sciistico oppure l’infinità di sentieri ai piedi delle cime dolomitiche o semplicemente di rilassarsi di fronte a paesaggi incantevoli.

Il protagonista, Francesco Moretti, dovrebbe invece già essere conosciuto dai nostri lettori abituali. Socio del CAI Ferrara iscritto alla sezione dal 1949, è della classe 1931, trasferitosi dopo il raggiungimento della pensione nel paesino di Andraz di Livinallongo. E' da lì che partono le sue scorribande verso i centri sciistici (durante la stagione invernale) e verso i circostanti gruppi dolomitici nelle altre stagioni dell'anno. 
Ha uno spirito giovanile e un atteggiamento mentale molto positivo, cosa di cui mi sono più volte complimentato con lui, nei nostri scambi periodici di e-mail.
Lui si è sempre schernito e, molto modestamente, si racconta così: [La mia ambizione è dare speranza a chi viene dopo di me. Io non credo di avere un fisico eccezionale. Quello che riesco a fare a 83 anni compiuti è il frutto di una vita morigerata, di una persona che, specialmente raggiunta la pensione, non si è lasciata andare al Circolo degli Anziani ma, senza strafare, ha continuato a cercare quello che c’è al di là, camminando costantemente per strade e sentieri, cercando di facilitare il cammino a chi veniva dietro. Poi il silenzio e la contemplazione che mi hanno spinto ad infrangere la regola di non andar mai in montagna da soli. Incidenti ne ho avuti, uno particolarmente grave su un normalissimo sentiero, ma sono riuscito anche in quella circostanza a cavarmela da solo.
L’importante è essere sempre all’erta. Se durante il cammino qualcosa attira la nostra attenzione, fermarsi... poi guardare. E soprattutto il coraggio di rinunciare, di tornare indietro. Questo è noto a tutti coloro che vanno per monti, ma non è superfluo ripeterlo
.]

Nel suo non lasciarsi andare al "Circolo degli Anziani" mi ha ricordato il mio compianto zio Davide che, al raggiungimento della pensione aveva saputo inventarsi un'attività che gli aveva ridato un motivo di vivere e soprattutto impedito di sentirsi ai margini della propria vita.
Francesco, girando per i sentieri del Fodom con il suo seghetto sempre nello zaino, mi pare faccia qualcosa di molto analogo, utile non solo a se stesso per dare un senso alla propria vita, ma anche a favore della comunità.
A me viene da ripetere ciò che già ho avuto modo di scrivergli: "I tuoi contributi sono lezioni di vita...".
Ovviamente mi pare di vederlo mentre si schernisce e va avanti imperterrito con le sue escursioni, ricco della sua passione e ancora di tanta voglia di vivere. E i suoi report sono sempre una piacevole lettura.

L'ultimo in ordine di tempo è arrivato giovedì 22 maggio, nel tardo pomeriggio al termine dell'ennesima escursione.

[Insieme alla tabella di marcia ti invio le foto di oggi. Sono arrivato in auto ad Agai e di lì ho preso il sentiero che porta in cima al Col di Lana dal versante sud est, perciò meno innevato. Fino in vista del tabià della Cellina si procedeva bene. I tronchi che impedivano il passaggio erano stati tagliati.
Ho faticato molto quando il sentiero si restringe e si perde sotto la neve. Per procedere bisognava raggiungere il tabià della Cellina ed è stato qui che ho sforato: 142 battiti al minuto quando il mio limite dovrebbe essere 130.
Il tabià era lì, a pochi metri di distanza ma in quel punto il bosco molto fitto ostruiva ogni passaggio.
Dopo il tabià il bosco dirada perciò sapevo che il sentiero sarebbe ritornato percorribile, anche se molto ripido, fino al Pian della Lasta, dove il sentiero sbocca sulla strada militare dove avrei potuto scegliere: continuare per la strada militare o riprendere il sentiero. Ho continuato per la strada militare sperando di raggiungere un punto panoramico attrezzato: era quella la mia meta. Non ci sono arrivato. La strada, tenuta all’ombra da grossi alberi, era troppo innevata. Sulla via del ritorno ho scattato altre foto: fauna e flora! Ciao ciao
.]

Che altro aggiungere?
Un augurio di buona salute e ottimo tempo per le escursioni di Francesco, l'uomo del seghetto della Val de Fodom.

A cura di Gabriele Villa, con immagini di Francesco Moretti
L'uomo del seghetto della Val de Fodom
Andraz (Valle di Livinallongo), maggio 2014