Escursione al Monte Pelsa con vista frana sul Castello della Busazza

di Alberto Zerbini e Gabriele Villa


"E' un giro bellissimo! Avrei voluto percorrerlo già durante l'inverno con le ciaspole, ma gli amici hanno detto che non era fattibile, che ci sarebbe stato da faticare troppo e così abbiamo aspettato che se ne andasse la neve".
Me lo racconta al telefono, Alberto Zerbini, e oramai sono passati alcuni giorni dal giorno dell'escursione.

Tutto è successo ed è oramai cronaca, ma non parliamo dell'escursione, bensì del crollo avvenuto sul Castello della Busazza, ennesimo cedimento di rocce, questa volta nella zona sud del massiccio del Monte Civetta.
L'avevo chiamato per farmi mandare materiale fotografico: "Vorrei scrivere un Diario Fotografico su intraigiarùn" - e non è stato necessario aggiungere altro per avere subito la sua massima disponibilità in merito.

Lui mi aveva avvisato via e-mail, già venerdì sera, perchè, caso più unico che raro, assieme al compagno di escursione Athos Viali erano addirittura stati testimoni oculari dell'evento, al rientro dalla loro escursione.
Ma andiamo con ordine e leggiamo il testo della e-mail che racconta la giornata di venerdì 6 giugno:

Stamattina sono partito prestino (erano le 4:20) con Athos per andare sul Monte Alto di Pelsa.

Abbiamo fatto il giro (favoloso) e nel ritorno, all'altezza della Malga Pelsa abbiamo sentito un boato terrificante e a destra della Torre Trieste ho visto un'immane nuvola di polvere alzarsi verso il cielo.
Fortunatamente non ci sono state persone interessate, e io fortunosamente sono riuscito a riprendere il polverone derivato dal crollo, con filmino e foto.

Ho avuto la prontezza di riprendere il tutto, poi abbiamo chiamato il Soccorso Alpino, informando dell'accaduto.
Parti della frana sono arrivate persino sul sentiero che dalla Capanna Trieste arriva al rifugio Vazzoler.

Un mezzo fuori strada del Soccorso Alpino è arrivato poco dopo sul sentiero e, a titolo precauzionale, ci ha accompagnati alla Capanna Trieste; successivamente sono arrivati i pompieri di Agordo e infine l'elicottero che ha visionato la zona interessata per fare una prima valutazione dell'evento franoso.


Ecco l'evento raccontato dalla stampa locale: Il Corriere delle Alpi di sabato 7 giugno 2014

Frana sul Civetta, sentiero spazzato via.
TAIBON AGORDINO. Prima il boato, inconfondibile, poi l’enorme nuvola di polvere e pietrisco che segnalava il percorso della frana verso valle.
È la scena descritta da due escursionisti (illesi) che ieri pomeriggio, poco dopo le quattordici, si trovavano in località Case Favretti, a qualche centinaio di metri dalla Torre Trieste, al momento del distacco di una grossa porzione di roccia da una parete del Castello della Busazza, nel gruppo del Civetta.
Spaventati, i due hanno immediatamente contattato il 118, precedendo di pochi istanti un’altra coppia di escursionisti, che aveva assistito alla frana da un altro versante.
Subito attivata la macchina dei soccorsi, con il Suem che ha dirottato sul posto i vigili del fuoco e una squadra del Soccorso alpino di Agordo, mentre è rimasta in pre-allerta l’eliambulanza di Pieve di Cadore, in quanto non vi era notizia di persone rimaste coinvolte. Esclusa la presenza di escursionisti lungo il percorso della frana, una squadra del Soccorso alpino ha provveduto ad accompagnare al vicino rifugio Capanna Trieste, a titolo precauzionale, le due persone che avevano lanciato l’allarme.
Nel frattempo si era levato in volo l’elicottero del nucleo operativo di Mestre dei vigili del fuoco per perlustrare la zona. Grazie alle fotografie scattate a bordo si è potuto meglio comprendere l’accaduto e individuare i danni provocati dalla caduta dalla frana. Il distacco della porzione di roccia (valutata in circa trentacinque metri di altezza per una ventina di larghezza) è avvenuto su una parete del Castello della Busazza, a oltre due mila metri di quota e a est della Torre Trieste. La frana è scesa rapidamente per circa cinquecento metri, con il fronte che ha raggiunto una larghezza massima di una cinquantina di metri prima di incanalarsi ai piedi della parete est della Torre Trieste e spazzare via alcune decine di metri del sentiero che conduce alla ferrata Tissi.
Danneggiati dal passaggio della frana anche il sentiero che da Pian delle Taie conduce a Van delle Sasse e, più a valle, la strada silvopastorale che collega i rifugi Capanna Trieste e Vazzoler, dove pompieri e Soccorso alpino hanno provveduto a una prima bonifica rimuovendo pietrame e massi anche di notevoli dimensioni.


 



"Nove ore sul terrazzino"

Un ricordo/testimonianza di Luca Visentini

Il Covòl delle Sasse è un antro enorme sotto i notevoli soffitti del Col dei Camòrz, nel gruppo della Civetta e della Moiazza. Ha ospitato i bivacchi all'aperto degli antichi cacciatori, dei vecchi pastori, gocciola spesso dai tetti sovrastanti e non manca di una provvidenziale sorgente d'acqua fresca a pochi passi.
Vi hanno dormito i triestini Napoleone Cozzi e Alberto Zanutti la notte tra il 15 e 16 luglio 1910, alla vigilia della conquista di quella "Torre delle Torri" che battezzarono con il nome della loro città. Chissà se i muretti di pietre che ci hanno protetti dal vento all'esterno della caverna sono gli stessi dei nostri valorosi predecessori?
Stiamo per andare a ripetere sulla Torre Trieste proprio la via di Cozzi e Zanutti, tecnicamente la meno difficile della montagnona in questione, ma anche la più disertata a causa dell'orientamento e del terreno rognosi.
Non si sa quasi nulla di tale itinerario. I De Donà, il Mass, lo percorrono talvolta di ripiego, Le relazioni pubblicate al riguardo appaiono sbrigative e insufficienti, sarà quel che sarà. 

Su, svelti, oltre la soglia del Van delle Sasse.
Lo attraversiamo liberamente.
Tortuosamente, a occhio, miriamo al pinnacolo giù dalla cresta del Castello della Busazza.
Almeno quello, il pinnacolo, lo abbiamo individuato. Sappiamo a malapena che da lì si attacca.
Un attacco alquanto insolito, dato che dobbiamo calarci all'infuori con addirittura due doppie.
Fatichiamo ad approntare un ancoraggio, martellando invano nella roccia scagliosa.
Alla fine approfittiamo di una grossa finestra naturale, sacrificando un lungo cordone.
Per un camino e in piena parete, scendendo, guadagniamo dopo cinquanta metri un terrazzino espostissimo. Dico agli altri: - A me basta.

Sul terrazzino rinveniamo un chiodo arrugginito e rinforziamo la sosta con uno Charlet-Moser nuovo.
Aspetterò qui i miei compagni, li rallenterei inutilmente. Loro non sono competitivi, intuiscono al volo.
Sono nato escursionista, eccheccazzo!
Walter Bonatti, d'altronde, ha smesso con l'alpinismo a trentacinque anni di età.
Sono al confronto più anziano e poi è l'ultima cima delle cento affrontate in tre anni esplorando l'intero raggruppamento. Vai a vedere che mi schianto giusto con questa. E rinuncio di proposito a una vetta per ogni mio libro, del resto.

Le foto le scatterò lo stesso. Francesco, Gloria, e il Cic ripartono lesti con la seconda calata in doppia.
Li vedrò traversare, risalire, tornare. Ammirerò pure a profilo di cielo una diversa cordata impegnata sulla via di Cassin. E' una domenica, un 12 settembre. Non una nuvola, il sole in faccia è rovente.
Sul pianerottolo trascorrerò nove ore.
Mi diranno i compagni al ritorno che gli sembravo un eremita, un santone.
Il vuoto attorno è assoluto, il mio spazio ridotto. Ma io sto da Dio.
Ho dei panini, la cioccolata, una borraccia e un'ulteriore bottiglia ripiene. Venti MS. Cosa voglio di più?

Mi preoccupo un poco soltanto quando mi accorgo, perlustrando i bordi del pianerottolo, che lo stesso costituisce la minuta sommità di un gigantesco pilastro. Un pilastro per un lato significativamente staccato dalla vasta muraglia. E ci troviamo nelle Dolomiti... Mmmh?
I chiodi della sosta sopravanzano in tutti i casi la piccola piattaforma e se la medesima dovesse improvvisamente crollare, rimarrei almeno appeso. Con i nodi Prusik, risalirei le corde lasciate fino al pinnacolo".

Nota della redazione.
Il brano è tratto dal racconto "Valdestali" del libro "Il Paese" (Luca Visentini Editore) ed è riferito a un episodio avvenuto il 12 settembre 1999. Il pilastro descritto nel breve racconto è proprio quello che si trovava sul Castello della Busazza, in Civetta, che è venuto giù venerdì scorso 6 giugno 2014).