L'arrivederci di un'estate mai cominciata

di Gabriele Villa

foto di Gabriele Villa e Alessandro Vitali


Anche il mese di agosto ci stava salutando e domenica 31 noi eravamo là per ricambiare il saluto, anche se si capiva che sarebbe stato "umido", per l'ennesima volta.
Si annunciava un'altra giornata di nebbia, di nuvole basse, probabilmente di pioggia, mentre parcheggiavamo l'auto sul piazzale della baita-ristorante "da Strobel", a fianco della strada per Passo Falzarego e nei pressi di una stesa di ottimistiche sdraio in attesa di improbabili gitanti in cerca di un ancora meno probabile caldo.

Non eravamo venuti per prendere il sole, ma a girare per cime, a guardare trincee, a fotografare fortini della Grande Guerra, vestigia di un dramma consumatosi giusti cent'anni orsono.
In una giornata così sei già contento se non prendi la pioggia, che tanto i panorami sono sempre e comunque a 360° gradi, anche se fatti solamente di nebbia lattiginosa e di un colore grigio uniforme.
Una buona occasione per continuare la raccolta di autoscatti della serie "uomini nelle nebbie".

Avevamo speso sette ore tra Col dei Bos, Piccolo Lagazuoi e Cima Falzarego, scansando i due scrosci più forti riparando dentro al fortino di Col dei Bos e sotto una cornice di roccia in discesa dal Piccolo Lagazuoi e, a fine giornata, il bilancio lo consideravamo positivo perchè anche la montagna nebbiosa offre le sue suggestioni.

A sera ci possiamo godere la tranquillità del Rifugio Fedare, assaporare un'ottima cena, riguardare sul computer portatile le foto digitali scattate durante la giornata, ascoltare la pioggia che cade, come orami d'abitudine, per fortuna la sera dopo che ha fatto buio e si può sperare che "sfoghi" e sia bello l'indomani.
Però "Arabba Meteo" non dà speranze, anzi, tutt'altro, con il limite delle nevicate che scende fino ai 2.200 metri.

Lunedì mattina è il 1 settembre e subito possiamo notare quanto avesse ragione la previsione meteo.
Dalla terrazza del rifugio Fedare si vede bene il gruppo del Cernera la cui cima tocca i 2.657 metri.
Il cielo è grigio cupo, ma mentre facciamo colazione dà qualche accenno di miglioramento e allora, subito si va a guardare l'aggiornamento meteo, tanto c'è Sandrino che con i supporti tecnologici non scherza.
Beh... c'è da dire che, in questi casi, la tecnologia digitale è davvero apprezzabile: non cambia le condizioni della giornata, ma ti dice notizie dell'evoluzione e anche il dato dei venti e le temperature alle varie quote.
Alla fine sei tu a decidere e se la giornata è data in leggero miglioramento... perchè non andare?
Però, attenzione, quando il meteo parla di "goccia fredda", perchè potrebbero esserci sorprese poco piacevoli.
Bisogna, quanto meno, sapere che cosa dice la teoria e per questo, oggi come oggi, c'è internet.
Dunque... 


Il "meteorologichese" spesso si forgia di una terminologia ai più incomprensibile, altre volte invece si appoggia a un gergo più intuitivo. E' il caso della nostra simpatica e nominatissima goccia fredda.

Tanto più un fenomeno è ricorrente quanto più la terminologia ad esso associata spazia nella fantasia più pura tirando fuori dal cappello diversi sinonimi o vocaboli presi in prestito da altre lingue, inglese in primis (anche a scapito del più antico ed aristocratico latino). Questi termini vanno poi a far parte del gergo meteorologico più o meno ufficiale, più o meno diretto e comprensibile. Il discorso vale anche per la nominatissima "goccia fredda", altresì chiamata "cut off", "upper level low" o "kicker".

Ma rimaniamo nella terminologia italiana, che ci è più congeniale: cosa significa goccia fredda?
Per comprendere di cosa si tratta facciamo un piccolo passo indietro. Le saccature che sfilano alle alte latitudini fanno capo al vortice polare e sono in perpetuo contrasto con l'esercito degli anticicloni che si fronteggiano dirimpetto sulla parte opposta della barricata ossia sulla sponda subtropicale. Ebbene, lungo la linea di contatto tra queste due fasce climatiche scorrono le correnti a getto le quali, a causa soprattutto della rotazione terrestre, tendono a serpeggiare lungo i paralleli viaggiando da ovest verso est. Questo permette lo sviluppo di onde atmosferiche i cui cavi, colmi di aria fredda appartenente al vortice polare, sono costituiti proprio dalle saccature citate poc'anzi. Laddove la lunghezza d'onda supera un certo limite, queste onde tendono a rompersi rilasciando appunto "gocce", nuclei di aria fredda che, staccandosi dalla circolazione principale, inizieranno ad avere vita a sè fintanto che la loro energia sarà sufficiente a sostenerle. Ma la caratteristica peculiare della goccia fredda sarà da ricercarsi nella sua collocazione tridimensionale. Il nostro minimo depressionario colmo di aria fredda, infatti, si troverà solo in quota senza alcuna traccia corrispondente al suolo. Questo determina spesso accesi contrasti a causa dell'aria fredda e pesante che, in altitudine, si trova al di sopra di quella calda e leggera al suolo. Ciò destabilizza dunque la colonna d'aria e mette in moto una notevole turbolenza atmosferica con attive correnti verticali che, specialmente nella stagione calda, determineranno lo sviluppo di una fervente attività convettiva e temporalesca. L'aria fredda presente in quota verrà infatti rovesciata al suolo proprio dai temporali i quali avranno pertanto il compito di ristabilire l'equilibrio atmosferico perduto.

[Tratto da MeteoLive.it - Autore: Luca Angelini]


Se la teoria può apparire non facilmente comprensibile, basterà guardarsi intorno per capire, dal vivo, cosa significa "goccia fredda", ma soprattutto quali sono le conseguenze che porta con sé e ... la neve si vede bene.
L'altra cosa importante di cui tenere conto è il dato dei venti che, proprio per le caratteristiche di formazione della goccia fredda, saranno forti perchè la teoria spiega che "... ciò destabilizza dunque la colonna d'aria e mette in moto una notevole turbolenza atmosferica con attive correnti verticali".
Quindi, se si decide di andare in escursione, (come abbiamo fatto noi lunedì mattina) bisognerà essere equipaggiati adeguatamente, almeno con giacca, berretto, guanti e scalda collo.

L'aspetto, tutto sommato positivo, sta nel fatto che il fenomeno atmosferico della "goccia fredda" è a rapida evoluzione. Così potrà succedere che, dopo essere stati sbatacchiati per qualche ora dal vento freddo durante tutta la mattinata, il fenomeno si attenui e il cielo sia stato spazzato ben bene, regalando nel pomeriggio pure il sole e un po' di tepore che sembrerà ancora più piacevole da godere.

Rimane la neve caduta in quota, ma nemmeno tanta a quanto sembra, e allora quello dell'estate sarà stato probabilmente solo un arrivederci (magari a tra qualche giorno) e non un addio al prossimo anno.
Non ci resta che sperare sia davvero così ed è quello che ci auguriamo in attesa di belle giornate a settembre e, perchè no?, magari anche ad ottobre.

Gabriele Villa
L'arrivederci di un'estate mai cominciata
Passo Falzarego, 31 agosto e 1 settembre 2014