Una ciaspolata verso il fronte … freddo

di Gabriele Villa


Premessa e antefatti
Quando, la prima sera di apertura delle iscrizioni, bruciammo tutti i posti disponibili sul pullman, ci parve un evento quasi normale: sarebbe stata la prima ciaspolata sociale di stagione, c'era la voglia di ripartire dopo una pausa di oltre due mesi, la meta era stuzzicante, cioè il percorso delle creste di Zonia nei pressi del Passo Giau.
Il secondo martedì, come da prassi oramai consolidata, aprimmo una lista di attesa raccogliendo nomi e numeri di telefono di altri interessati e a fine serata quella lista aveva superato i venti nomi sicché, nonostante le decisioni maturate in altre precedenti esperienze, iniziammo a pensare di attivare un secondo pullman da trenta posti, che il martedì successivo, divenne da quaranta e che... mancavano ancora oltre venti giorni all'effettuazione della gita.
Bisogna provare l'esperienza di organizzare una ciaspolata con due pullman per capire fino in fondo quanto c'è da arrabattarsi per riuscire a far tornare tutto perché con il secondo pullman saltano un po' tutte le prassi di iscrizione e arriva il momento in cui ci si chiede “ma chi ce l'ha fatto fare?”.
Domanda che non ha risposta se non in un'altra domanda, “come si fa a lasciare a casa quaranta persone che hanno voglia di andare in montagna?”, sicché si va avanti cercando di fare meglio che si può e l'entusiasmo di chi si è iscritto diventa la ricompensa al sacrificio supplementare, fatto prima di telefonate, poi di compilazione di due elenchi, uno per pullman, infine di reperimento delle ciaspole in affitto per chi ne è sprovvisto e del modulo di assicurazione per i non soci.
Tutto questo con la fiducia di trovare una giornata di bel tempo perché neanche ci vuoi pensare di trovarti in montagna con il cattivo tempo e una novantina di persone al seguito.

Il pre partenza
L'ora di partenza dei pullman è fissata per le sei, ma il ritrovo con Claudio è fissato per le cinque e trenta: elenchi alla mano, abbiamo in animo di indirizzare i partecipanti al momento del loro arrivo verso il proprio pullman di destinazione, l'uno davanti e il due dietro: questo ci pare l'unico sistema che ci possa consentire di riuscire a partire con un contenuto ritardo sull'ora stabilita.
La conoscenza personale di Claudio di gran parte di partecipanti (molti dei quali ex allievi dei corsi di escursionismo) aiuta molto in questo lavoro di smistamento e rilevare la presenza al momento della salita sul pullman fa il resto: incredibile a dirsi, pochi minuti dopo le sei siamo pronti a partire.

La sosta al grill
L'altro momento temuto, la sosta al grill, non poteva scorrere con tempi ridotti e questo nonostante il particolare periodo stagionale, decisamente scarso di neve, avesse di fatto eliminato la presenza di sciatori.
All'area di Vittorio Veneto, nessun altro pullman oltre ai nostri due e poche sparute auto di accaniti sciatori che comunque ci vogliono provare. Nonostante tutto, essendo pur sempre partiti in ottantadue, non ce la caviamo con meno di quaranta minuti prima di riprendere il nostro viaggio.

La preparazione e la strategia di escursione
Il sole ci accoglie e ci accompagna nel nostro avvicinamento al Passo Giau e quando, poco prima delle undici, sbarchiamo nel piazzale del rifugio Fedare (a quota 2.000 metri e a tre chilometri dal Passo) sembra una giornata di primavera: si vede poca neve sui monti e si sente un sole tiepido che sembra accarezzare.
Ieri avevamo 8°C qui e 12°C giù a Selva di Cadore.” - ci dicono quelli del rifugio.
E' il caldo anomalo che ha caratterizzato i giorni precedenti, nei quali non solo non ha nevicato, ma se ne è sciolta parecchia di quella che si trovava al suolo, anche se sulle creste di Zonia, ben visibili dal piazzale, se ne trova quanto basta per la nostra escursione con le ciaspole.
Appena pronti risaliremo sui pullman con ciaspole e zaino alla mano e in pochi minuti saremo al Passo Giau dove saremo sbarcati e pronti a partire per il giro a gruppo unito fino a raggiungere tutti insieme Cima Zonia.
Solo allora formeremo due gruppi, uno cosiddetto “veloce” che scenderà per le creste di Zonia e uno detto “lento”, comprendente anche i più piccoli del gruppo di Alpinismo Giovanile, che più tranquillamente scenderà a raggiungere la conca compresa tra le creste e la strada del Passo.

Al Passo Giau sembra un'altra giornata di un'altra stagione
Oramai è il momento di agire e il tempo adesso sembra accelerare, scorrendo più veloce.
Peccato che quando scendiamo dai pullman del sole si è perso traccia, anche se non ci contavamo più di tanto perché le previsioni meteorologiche annunciavano un “fronte freddo” in arrivo nel pomeriggio e un deciso peggioramento nel corso della serata.
Alle undici e quaranta si inizia a formare il lungo serpentone, mentre già ci sono state tre defezioni e, per contro, si è aggiunto Gianpaolo che, qui in zona con il suo camper, si è unito a noi.
Mi metto in testa e mi dirigo verso est con l'intenzione di raggiungere la cresta di Cima Zonia e solo allora ritornare verso ovest (cioè indietro) per raggiungerne la cima e poi dividerci in due gruppi.
E' solo una piccola strategia per partire tutti insieme e consentire ai direttori di valutare i partecipanti meno esperti o novizi e potersi rendere conto chi è in grado di affrontare le creste (che presentano tratti ripidi) e chi è meglio scenda per la conca, che ha un percorso più agevole.

Il fronte freddo piomba su di noi
Ci lasciamo alle spalle la chiesetta del Passo Giau e, in leggera salita, ci portiamo verso la cresta, mentre il vento appare in ulteriore rinforzo e la visibilità diminuisce facendo assumere alla Gusèla sullo sfondo un aspetto quasi spettrale.
Rallentiamo per attendere gli ultimi e finalmente marciamo, lenti ma decisi, verso Cima Zonia.
Mi rendo conto di quanto sia lunga la coda e quindi della necessità di rimanere compatti e tutti “a vista” perché la visibilità continua a diminuire.
Andando verso Cima Zonia siamo esattamente contro vento e il fronte freddo porta nevischio che si infila negli occhi con i suoi cristalli appuntiti, facendomi rimpiangere gli occhiali da sci.
Ragionando sulle previsioni del tempo avevo immaginato di riuscire a farcela a percorrere le creste prima dell'arrivo del cattivo tempo, magari rinunciando solo all'ultima cima, il Col dei Giatei, ma ora mi sto rendendo conto che la visibilità è oramai compromessa e non offre le condizioni di sicurezza necessarie, con l'aggravante del vento che soffia con raffiche sempre più rabbiose.
Su Cima Zonia si sarebbe dovuto organizzare la divisione in due gruppi, ma non ho nemmeno bisogno di consultarmi con gli altri per prendere una decisione che oramai è obbligata e rientra in quello che sarebbe stato il piano “B”, cioè escursione a gruppo unito scendendo nella conca che porta verso Fedare, dove già ci aspettano i pullman.

E’ un cambio programma, non una rinuncia
Mi faccio capire da quelli che stanno dietro e poi mi avvio verso il Passo Giau, dopo qualche decina di metri mi fermo per infilare rapidamente gli occhiali da sole per proteggermi gli occhi che oramai non riesco a tenere aperti senza protezione. Il vento è in continuo aumento, oramai siamo in pieno fronte freddo, anzi sembra che lo si voglia sfidare perché gli andiamo proprio contro.

Passiamo a cinquanta metri dal Passo, ma continuo verso sinistra per andare ad infilare la conca ed è dopo un centinaio di metri che arrivano i primi segnali di cedimento: uno dei ragazzini è stato afferrato al volo mentre il vento sembrava rovesciarlo e portarselo via, una signora tra quelle più esili e leggere è stata buttata a terra a sua volta, un altro viene verso di me, che mi ero fermato per comunicare mediante la radio, per chiedere di rinunciare e dice di voler scendere per la strada asfaltata.
Intanto mi comunicano che la signora caduta non ne vuole sapere di proseguire e la accompagnano al rifugio del Passo Giau, ma anche tra i piccoli dell’AG serpeggia qualche titubanza.

Dal cambio programma alla rinuncia
Per un momento penso di proseguire, anche perché l’ho già fatta la conca con la nebbia e il freddo, poi rifletto sul fatto che condizioni come queste si possono affrontare, ma vanno condivise non imposte e inoltre dovrei avere la certezza che tutti sono attrezzati adeguatamente con il vestiario e in buone condizioni fisiche per poter resistere al freddo, vento e tempesta per almeno un altro paio d’ore, mentre per contro i segni di cedimento da parte di alcuni sono già arrivati inequivocabili.
Ammesso anche che ce la facessimo avremmo comunque poi la necessità di tornare su con un pullman a prendere quelli che già hanno ceduto e stanno andando dentro al rifugio.
Meglio mollare subito e richiamare su i due pullman a prenderci, poi una volta a Fedare si potrà valutare cosa fare. La decisione è presa e torniamo sui nostri passi, sferzati dalla bufera.

Mai rifugio fu così gradito
Entro nel rifugio perché mi rendo conto che non riuscirei a telefonare con quel freddo che sferza e, mio malgrado, chiedo agli autisti (che si erano appena seduti a tavola) di venire a prenderci.
Segue un’invasione pacifica del rifugio in un clima tutto sommato sereno e il morale buono per quella sfida al cattivo tempo che, pur se è durata poco, ha avuto una sua epicità.
Fuori la tormenta impazza e gli sciatori con le vele, quelli che di solito si ritrovano al Passo perchè soffia il vento giusto per le loro evoluzioni, se ne stanno chiusi nei loro furgoni ad attendere che cali quella furia.

Arrivano i pullman, ma serve montare le catene
Quando arrivano i due pullman ci trasferiamo a bordo, ma per tornare indietro serve montare le catene perché le strade sono piene di neve, quella caduta e quella portata dal vento sull’asfalto.
Adesso sono i due autisti, Alessandro e Marcello, che devono fare i conti con la tormenta e noi, da bordo, li guardiamo lavorare stando al calduccio, ovviamente senza invidiarli neanche un po’.
Impiegheranno un’ora e mezza a montare le quattro catene e noi nel frattempo ce la raccontiamo, ascoltando il soffiare del vento, talmente forte con le raffiche più violente da far oscillare il pullman.
Qualcuno di noi capta una voce degli sciatori che, con l’anemometro di cui dispongono, hanno misurato una raffica record a 70 nodi e, fatta la conversione, apprendiamo che ciò equivale a 129.6 chilometri/orari, a conferma che l’unica decisione giusta è stata quella che abbiamo preso rinunciando per tempo alla nostra ciaspolata.

Il fronte freddo sta transitando su di noi
Mentre gli autisti stanno terminando il montaggio delle catene passa uno spazzaneve e il vento che gli soffia intorno sembra rimettere la strada esattamente com’era prima del passaggio a conferma che la scelta del montaggio catene era obbligata. Intanto verso ovest appaiono i primi squarci di azzurro e la nuvolaglia si frammenta e si assottiglia e quando i pullman si mettono in moto, vento forte a parte, sembra che tutto stia tornando come prima di questa sventolata fuori norma.
Esce il sole, ma le condizioni della strada costringono ad una discesa molto prudente, ma alla fine siamo di nuovo nel parcheggio del rifugio Fedare ed oramai è ora di programmare il viaggio di ritorno.

Ci sarà il tempo per i ragazzini dell’Alpinismo Giovanile di farsi una mezzora di palle di neve, per qualche adulto più audace di farsi una mini ciaspolata nei pressi del rifugio, e per la maggioranza di concedersi qualcosa di caldo con i piedi sotto la tavola.

Abbiamo vissuto un’esperienza inusuale
Non si può dire che siamo stati fortunati con la prima ciaspolata di stagione, ma di certo si può affermare di avere vissuto un’esperienza inusuale dal punto di vista meteorologico e anche di avere fatto ognuno di noi una qualche utile verifica, vuoi sulla propria tenuta psicologica, vuoi sull’affidabilità del proprio abbigliamento, vuoi sulla resistenza al freddo, vuoi sulla capacità di “stare lì con la testa” in condizioni difficili.
Se l’esperienza in montagna è fatta soprattutto del saper affrontare difficoltà ed eventi negativi, allora oggi, sicuramente, di esperienza ne abbiamo fatta davvero tanta.

Gabriele Villa
Una ciaspolata verso il fronte … freddo
Passo Giau, domenica 11 gennaio 2015



Il fronte freddo: dalla teoria alla pratica in solo quattro ore
(breve appendice meteorologica)

Nei corsi di formazione per istruttori di alpinismo, che ho avuto modo di frequentare in oramai trent'anni di "onorata carriera", ho sempre apprezzato quegli istruttori-formatori che riuscivano a trasferire le nozioni teoriche delle varie materie in visualizzazioni pratiche e reali, mediante disegni, schemi e/o fotografie.
Questo ha stimolato in me spirito di emulazione e, quando a mia volta diventavo istruttore ai corsi, ho sempre cercato nelle mie lezioni di fare il più possibile esempi pratici, far vedere situazioni reali vissute, sperimentate e documentate in prima persona, per far sì che i concetti teorici potessero diventare "lezioni di realtà".
Questa metodologia l'ho collaudata in modo particolare per due tipi di lezione, "I pericoli in montagna" e "La meteorologia", e la sono andata affinando negli ultimi anni con le lezioni ai corsi di alpinismo e roccia della Scuola "Bruno Dodi" di Piacenza, presso la quale opero (con molta soddisfazione personale) da oramai nove anni.
Questa premessa per spiegare come l'esperienza vissuta domenica 11 gennaio con la ciaspolata al Passo Giau sia stata per me anche l'occasione per arricchire conoscenze e documentazioni meteorologiche sul "fronte freddo".

I manuali di meteorologia non dedicano molte righe alla descrizione del fenomeno del cosiddetto "fronte freddo".
[L'aria fredda invade una zona occupata da aria più calda, si incunea sotto questa e la solleva violentemente.
Pochi segni premonitori. Manca la nuvolosità alta e sottile che precede il fronte caldo. Poco tempo di preannuncio. Fenomeni intensi, vento a raffiche, temporali e rovesci, forte variabilità spaziale
.]  

L'immagine satellitare vi mostra il fenomeno e voi capite un poco le dinamiche della situazione, ma non essendoci segni premonitori, vi potreste trovare in condizione di NON riconoscere che si sta per verificare di lì a poco.
Le previsioni meteorologiche avevano messo in guardia dell'arrivo di un "fronte freddo" e lo annunciavano per metà pomeriggio ed è il motivo per cui la ciaspolata ha avuto regolarmente inizio con la speranza di portarla a termine entro le due del pomeriggio. L'assenza di segni premonitori è chiaramente identificabile nella seconda immagine del racconto, scattata al nostro arrivo a Fedare e pochi minuti prima delle ore undici.
La rapidità del fenomeno è stata davvero impressionante se si pensa che l'ottava immagine (quella in cui si vede la fila sta arrivando su Cima Zonia) è stata scattata due o tre minuti dopo mezzogiorno, nel momento in cui si è deciso di rinunciare a proseguire e si è scesi verso il Passo Giau.
In poco più di un'ora si è passati da una situazione quasi primaverile (sole, caldo, cielo completamente sereno, totale assenza di vento) ad una condizione non solo invernale, ma anche di bufera con venti presumibilmente attorno se non superiori ai sessanta/settanta chilometri orari, come da previsioni annunciate.
La decisione di rinunciare a proseguire e di rientrare al Passo Giau è stata presa alle ore dodici e venti e la truppa dei gitanti era dentro al rifugio, al completo e al sicuro, alle ore dodici e trenta.
Poco più di un'ora e mezza dopo l'arrivo dei nostri pullman nel piazzale del rifugio Fedare la nostra ciaspolata era già terminata nell'unico modo possibile, cioè trovando un riparo dalla bufera di vento e neve ghiacciata.
L'immagine dei ragazzini che giocano con la neve è stata scattata alle ore quindici e cinque minuti:
Nel tempo di quattro ore, il cielo era tornato sereno, rimaneva vento residuo, ma non troppo forte, i fenomeni legati al fronte freddo potevano considerarsi quasi completamente esauriti.
Dopo avere vissuto un'esperienza del genere e se siete stati attenti alle condizioni e agli orari, il "fronte freddo" per voi non avrà più segreti e vi sarà molto semplice capire (e anche spiegare a chi non lo sapesse) le ultime note di raccomandazione del manuale di meteorologia: [In presenza di un fronte freddo in montagna, è sempre prudente rientrare al più presto o trovare un riparo sicuro.]