Al Monte Zugna con i Seniores, "quelli del giovedì"

di Gabriele Villa


Tra disdette, alternate a nuove iscrizioni, in un altalenare che sembrava voler tenere sul filo del rasoio il povero organizzatore, uno che arriva all’ultimo minuto, cioè al momento del ritrovo al pullman, eccoci finalmente partire in venticinque, alle ore 06:33 per il ritardo di un altro (Francesco) che, pare, avesse litigato con l'orologio.
Il meteo ha annunciato la giornata di giovedì 28 maggio come la più bella della settimana, niente precipitazioni, niente vento, solo qualche nuvola sparsa in giro per il cielo. Partiamo molto fiduciosi e con il cuore leggero.
Poco traffico all'innesto della Transpolesana con la tangenziale Sud di Verona, una sosta senza perdere tempo all'area di Ala-Avio, ed eccoci entrare a Rovereto per andare ad imboccare la strada per Albaredo-Monte Zugna.
Gigi, il gestore ferrarese del rifugio Zugna, ci aspetta ad Albaredo, all'imbocco della stradina, per avvisarci che è in discesa un camion con rimorchio carico di legname: impossibile trovare piazzole di scambio quando la strada si restringe, per cui ci consiglia dove fermarci ad aspettare che passi, cosa che facciamo dopo circa un chilometro.
Una telefonata al rifugio ci conferma che il camion è partito e un pullmino, che sta portando su studenti di una scuola di Rovereto, sarà trattenuto al rifugio fino all'arrivo del nostro.

Sono le 09:30 quando scendiamo dal nostro pullman per attendere e ci godiamo il fresco della mattina. 
Dieci minuti ed ecco arrivare il camion con rimorchio e facciamo due pensieri: il primo è che abbiamo fatto bene ad attendere e il secondo è che se è passato quello passeremo sicuramente anche noi, informazione che peraltro abbiamo già acquisito e verificato: al rifugio arrivano i pullman fino a quarantadue persone.
Poco dopo le dieci siamo al rifugio Zugna in leggero anticipo sull'ora prevista a tavolino e alle 10:30 iniziamo la nostra escursione con una mezzora di anticipo sulla tabella della gita.
La salita al Monte Zugna si fa in meno di un'ora salendo per la strada sterrata ma, come scritto nel programma, il nostro giro sarà "personalizzato", ovvero facendo delle deviazioni per bosco, per tracce di sentiero, per trincee di guerra ed è previsto anche l'attraversamento di una breve galleria scavata durante la Grande Guerra.

Un programma che, nelle intenzioni dell'organizzatore, dovrebbe aggiungere interesse storico e incuriosire i partecipanti, quasi come fosse una visita ad un museo di guerra, ma all'aperto ed entrando in "contatto fisico" con le vestigia militari disseminate lungo il percorso.
E' proprio per questo che l'escursione inizia in discesa e falsopiano e, dopo qualche centinaio di metri, in qualcuno comincia a serpeggiare il dubbio che si stia andando davvero verso la cima della montagna.

I dubbi sono presto fugati, non appena si inizia a salire per il bosco seguendo una labile traccia di sentiero, facendo deviazioni per osservare ruderi di guerra e, infine, scavalcando una dorsale per un sentieretto ripido, sul superamento del quale la proposta di posizionare una corda fissa come corrimano viene rifiutata da tutti.
Il direttore di gita è contento perchè quello era un piccolo banco di prova per una discesa più impegnativa che attende successivamente il gruppo per scendere dalla trincea di cresta all'interno di una galleria di guerra.

Ora il sentiero porta al "colle delle betulle", luogo finalmente panoramico verso la cima del Monte Zugna, verso Est sulla Vallarsa, sul Pasubio, il Col Santo, il Col Santino e da lì inizierà a salire verso la cima della montagna.
La giornata è davvero bella, l'aria tersa e la temperatura assai gradevole: non si poteva sperare meglio.

La traccia viene abbandonata dopo appena due o trecento metri e si torna verso la cresta del monte per andare in un punto panoramico dal quale si potrà ammirare il Lago di San Colombano le cui acque sono una delle fonti che alimentano l'acquedotto di Rovereto e lo sguardo spazia verso Nord fino alle Dolomiti di Brenta, verso la Presanella e il Carè Alto che spiccano per il biancore dei loro ghiacciai.
Dopo avere guardato "in largo", è arrivato il momento di concentrarsi su ciò che c'è da fare: una piccola spiegazione sulla lunga trincea di cresta che percorrevano i soldati italiani per presidiare la raccaforte del Monte Zugna e per le tante gallerie scavate nel corpo della montagna a scopo di riparo dai colpi dell'artiglieria austriaca.

Il gruppo entrerà in una di queste trincee che è stata liberata dai mughi e resa percorribile, per scendere dentro una galleria che condurrà ad un punto di avvistamento sulla Vallarsa: un piccolo esempio di postazione assolutamente sicura e in grado di offrire la possibilità di vedere senza essere visti dal nemico.

Qui la corda come corrimano non è facoltativa, ma obbligatoria, perchè il tratto è ripido e scavato nella roccia e una scivolata potrebbe risultare pericolosa; due grossi monconi di mugo offrono l'ancoraggio adatto allo scopo.

Successivamente si accendono le pile frontali e poi, con ordine, ci si cala all'interno della galleria, aiutandosi reciprocamente, sia nel fare luce a chi scende che nel dare consigli su dove mettere i piedi.
Mi passa davanti Franco, quello che ha disobbedito al medico che gli aveva prescritto riposo e invece è venuto in gita ugualmente; pur nella luce fioca della mia pila lo vedo sorridente e lo sento dire soddisfatto:
"L'è bell da matt... Grazie Villa! ... in che post che at sa purtà!"

Uno alla volta passano tutti e io me li immagino all'uscita della galleria che mi aspettano e invece ... hanno proseguito per il sentiero tra i mughi, risalito la scaletta con i gradini di sasso (opera dei soldati scalpellini della Grande Guerra) e sono già arrivati alla postazione di avvistamento sulla Vallarsa.
Ci ricongiungiamo tutti, compreso Francesco che ha diligentemente ritirato la corda prima di scendere in galleria.

Salendo tra i mughi ritorniamo sulla dorsale del Monte Zugna e per prati e tracce guadagniamo la strada sterrata e per quella arriviamo al Parco per la Pace, altro punto che sorprende il gruppo che non si aspettava di trovarsi di fronte a testimonianze storiche così estese, con i ruderi dei manufatti realizzati dagli austro-ungarici prima del conflitto, il grande impluvio in sassi e muratura per la raccolta dell'acqua piovana (attualmente ancora funzionante ad uso del rifugio Zugna), i ricoveri in roccia, i resti di un ospedale militare e di un cimitero. 

Non rimane ora che raggiungere la cima per dare completezza all'aspetto escursionistico della nostra gita.
I 1.834 metri di Monte Zugna non sono una quota esorbitante, ma l'imponente mole della montagna e il fatto di essere incuneata tra due valli, quella del fiume Adige e la Vallarsa, rende la cima un balcone panoramico eccellente e tutt'intorno lo sguardo spazia a perdita d'occhio, per cui è un piacere soffermarsi per guardare, per mangiare qualcosa, per scattare la rituale foto di gruppo.
Alle 13:00 si inizia la discesa verso il rifugio, dove siamo attesi per le ore 14:00 per la "pausa pranzo" che è stata stabilita in un'ora, in modo da poter effettuare un giro di un'ora e mezza nel pomeriggio.

Fino al Parco per la Pace la strada è la stessa, dopodiché si devia per scendere verso la Val d'Adige per un sentiero che scende in un bosco rado fino ad un balcone panoramico con vista sui Coni, i torrioni rocciosi dello Zugna.   

Da qui il sentiero punta decisamente verso nord entrando nel bosco, ma mantenendosi prima nei pressi del versante di Val d'Adige per poi entrare verso monte, rimanendo però in falsopiano.

Qui sono stati allestiti alcuni punti di interesse naturalistico per le scolaresche che vengono in visita, ma che anche gli adulti possono trovare di loro gradimento, magari per un inaspettato giro in altalena all'albero "cento braccia", un abete policormico dall'aspetto maestoso.
Dopo il breve momento ludico di cui qualcuno ha approfittato, è meglio accelerare il passo e così ci presentiamo puntualissimi all'appuntamento delle 14:00 fissato con Yari, il giovane cuoco del rifugio Zugna.
A dire il vero sono solamente in otto che hanno prenotato un "pranzo di lavoro", cinque o sei si lasciano tentare da un piatto di verdure alla griglia e un po' di polenta e una buona metà del gruppo si attiene al sobrio pranzo al sacco, concedendosi solo un bicchiere di vino rosso, perché quello fa pur sempre buon sangue.  
Nonostante le svariate "tentazioni" offerte dalla cucina del rifugio Zugna, la truppa si presenta all'appuntamento del giro pomeridiano alle 15:15, sono "solamente" quindici minuti di ritardo sull'ora concordata: un peccato, tutto sommato, veniale.


Il giro del pomeriggio parte in discesa dal rifugio seguendo la strada asfaltata per poco più di mezzo chilometro, poi devia nel bosco e, per un sentiero ben segnalato, arriva al cimitero di San Giorgio, oggi il meglio conservato e più significativo dei nove che erano presenti sul Monte Zugna.
I numerosi alberi cresciuti intorno addolciscono un poco il luogo, così come il piano di campagna alzatosi di livello fino quasi a nascondere le mura perimetrali, ma ugualmente il luogo induce al raccoglimento e invita al silenzio.

All'imbocco della strada che porta al cimitero, vale la pena soffermarsi a leggere la storia dei cimiteri del Monte Zugna e della figura di Don Annibale Carletti, Tenente cappellano militare del 207° Reggimento fanteria, nato a Motta Baluffi di Cremona nel 1988; insignito della medaglia al Valor Militare ad Ala il 25 febbraio 1917.  

Fatta questa prima visita saliamo sul pullman che è venuto a prenderci, risparmiandoci così due chilometri a piedi, in modo da avere un poco più di tempo da dedicare alla visita al Trincerone, punto fondamentale della difesa del Monte Zugna dagli assalti della Strafexpedition austriaca.

Sono luoghi che meriterebbero una visita più approfondita, ma non è escluso che questo possa succedere in un'altra gita; per ora ci si accontenta di questa giornata intensa e assai varia, risalendo in pullman puntuali in modo da avere il tempo di rientrare in città nei limiti di tempo stabiliti dall'orario del nostro autista.

La cronaca si conclude con una nota del capogita che sottolinea la presenza di un gruppetto "Juniores", qualche "under" spinto forse da amicizia, qualche altro che ha approfittato dell'occasione della gita per chiedere un giorno di ferie, in ogni caso un buon segnale di elasticità mentale che altri potrebbero cogliere come spunto.

L'ultima nota a segnalare l'arrivo del pullman a Ferrara per le 20:10, venti minuti in anticipo sull'orario previsto.
Sorrisi, facce soddisfatte, e un arrivederci alla prossima.

Gabriele Villa
Al Monte Zugna con i Seniores, "quelli del giovedì"
Monte Zugna (Rovereto), giovedì 28 maggio 2015
 


Le foto che accompagnano il testo sono per la maggior parte di Gabriele Villa, integrate efficacemente da quelle di Francesco Galli, Nicola Passarotto, Rita Vassalli, che l'autore ringrazia per il prezioso contributo.


Per le informazioni storiche una doverosa citazione per "Le Piccole Dolomiti nella Guerra 1915-1918".
Sottotitolo: Dalla Vallarsa alla Val Lagarina dal Carega ai Coni Zugna
Autori: Claudio Gattera, Tiziano Bertè, Marcello Maltauro
Gino Rossato Editore - Novale - Valdagno (Vicenza) - Giugno 2000