Fotocronaca di un'arrampicata con vista temporale

di Gabriele Villa


Dopo una settimana di caldo estivo con temperature "esplose" in breve tempo fino a livelli sopra le medie stagionali, arriva l'ora di puntare finalmente verso le Dolomiti.
Sveglia alle 5:40, si caricano i bagagli e via, finalmente si arrampicherà alzandosi oltre le rocce del fondo valle che, comunque, hanno riempito piacevolmente di arrampicate tante giornate del tardo autunno, dell'inverno e di una primavera che si è protratta a lungo con fosse tornato autunno.
Le previsioni mettono in guardia da "possibilità di temporali pomeridiani", ma si sa che quando il pentolone della pianura ribolle di caldo, lassù la convezione diurna porta in alto masse d'aria calda e tutto ciò può succedere.
Si arriva al rifugio Fedare e fa caldo anche qui; ci si prepara per l'arrampicata senza esitazione.
"Mettiamo la giacca in Goretex nello zaino?"
"Ma no... tanto se piove sarà nel pomeriggio..."
Risposta poco meditata, perchè quando saremo all'attacco della via il pomeriggio sarà già iniziato.
Il pericolo del temporale, invece, ce lo ricordano alcuni chicchi di grandine che rimbalzano sulle zolle erbose mentre prepariamo le corde; guardo in su e non vedo nuvole scure, ma meglio non trascurare i "suggerimenti" che invitano alla prudenza.
Già avevamo scelto una cima vicina e piccola (la Pala Dorsale, anticima della Croda Negra) che non ci impegnasse per più di due, massimo tre ore, ora ci spostiamo trenta metri più a destra scegliendo una via più semplice che richiederà ancora meno tempo per salirla: sono i vantaggi di conoscere i posti e le arrampicate!

Sono le 13:40 quando, attrezzata la prima sosta inizio a salire le facili rocce. Questa è una via che, se cerchi il facile, stai sul secondo grado e, se cerchi il difficile, non vai oltre il quarto grado.
Visto il pericolo pioggia, faremo metà e metà.
Il primo e il secondo tiro di corda li facciamo con relativa calma, il terzo un po' più di fretta dal momento che i primi tuoni in lontananza ci ricordano l'appuntamento con la "possibilità di temporali pomeridiani" che ora sono certezza.
Poi facciamo un altro tiro di fretta e un altro "di corsa", mentre i tuoni rumoreggiano intorno e il cielo è diventato nero plumbeo. Sono le 14.40 quando ci sleghiamo perchè siamo arrivati sulla parte più inclinata della "Pala Dorsale" e qui arriva anche David che, in escursione con Silvia, è sceso, bontà sua, lungo il pendio per venirci incontro e darci una mano a far su le corde e velocizzare il rientro. Percorriamo i cento metri di prato ripido e roccette, troviamo Silvia rannicchiata sotto una roccia e, tutti insieme, iniziamo velocemente a scendere per il sentiero ghiaioso, mentre in cielo è tutto un rombare di tuoni e i primi chicchi di grandine cominciano a rimbalzare, qua e là, sul terreno. Penso alle giacche in Goretex rimaste appese nell'armadio in rifugio.... Mea culpa.
Arrivano anche le prime gocce di pioggia e come sono fredde quando si spiccicano sulla maglietta.

La coltre di nubi si ispessisce su di noi e sul massiccio del Cernera, mentre all'orizzonte e giù in valle agordina c'è ancora il sole; per arrivare al rifugio Fedare ci vogliano almeno tre quarti d'ora, meglio pensare ad un riparo.
C'è un vantaggio ad essere il "cosiddetto esperto" del gruppo, che ti danno retta, anche se loro sono attrezzati con il Goretex (e potrebbero proseguire) e tu sei in maglietta (e se non trovi riparo ti anneghi come un pulcino).
Così, poco dopo, alle 15:05, eccoci al riparo, non proprio comodissimi, ma con vista panoramica sulla valle e sul temporale; poco dopo passano due arrampicatori, ci salutiamo e proseguono sotto la pioggia. Intanto il cielo è diventato nero come pece e il sole che splende ancora giù verso Alleghe, non ci conforta più di tanto.

Probabilmente però, stiamo meglio noi dei due che sono appena passati, soprattutto quando dopo non più di cinque minuti inizia a grandinare; alcuni chicchi si spataccano sulle rocce con un rumore sordo, frantumandosi in vari pezzi, altri impattano su zolle erbose, rimbalzando via e descrivendo traiettorie ad arco lunghe parecchi metri, i chicchi sono abbastanza radi e alcuni sembrano piccole uova, da tanto sono grandi.

Beh, Goretex o no, non è male essere lì al riparo del roccione, mentre piovono questi proiettili.
Abbiamo anche il tempo di indagare sulla loro struttura e formazione interna.
La grandinata dura una decina di minuti, con un concerto di tuoni e un saettare di lampi che non è che ci faccia stare con il cuore completamente rilassato, anche se non abbiamo la sensazione di essere in pericolo fulmini.

Teniamo l'occhio sul Cernera per avere un'idea precisa dell'evolvere del temporale, del momento in cui da grandine passa a pioggia, prima a "strisciate" e poi fitta ed estesa su tutta la zona.
Sono dieci minuti di pioggia intensa, ma mentre la prima ondata di pioggia scorre verso valle un altro addensamento scuro si sostituisce in un breve momento di pausa e ci invita a rimanere nella nostra posizione.

Buona scelta, perchè arriva un'altra ondata di grandine e la nostra collezione di "uova" si arricchisce.
In totale siamo rimasti quaranta minuti sotto il roccione e, infine, abbiamo deciso che si poteva provare iniziando la discesa verso Fedare.
Scendendo, poco più sotto e non tanto distanti da dove ci eravamo fermati sotto il roccione, abbiamo anche trovato il chicco più grosso della giornata e lo abbiamo eletto idealmente "mister chicco" della Croda Negra.
Qualche gocciolina residua non ha infastidito più di tanto, anche chi non aveva la giacca in Goretex, solo qualche tuono, ogni tanto ci ha invitato a qualche tratto di "corsetta", così in quaranta minuti esatti siamo arrivati dentro il rifugio Fedare.

Sinceramente, non saprei dire quanto abbia potuto giocare "l'intuito" meteorologico e quanto una fortuna sfacciata, ma la foto scattata trenta secondi dopo essere entrati nel rifugio, rappresenta un'esperienza che non mi sarebbe piaciuto sperimentare.
Sono le 16:30 e la nostra giornata attiva è terminata: ora rimane il tempo per uno spritz con le patatine, quattro chiacchiere in amicizia, una buona doccia calda e poi verrà il momento dei canederli, delle penne all'arrabbiata, della salsiccia con polenta, del formaggio, della torta con le nocciole, di una caraffa di vino rosso ... insomma quelle piccole e buone cose che rallegrano la serata di un giorno trascorso in montagna.
Abbiamo arrampicato poco, ma la lezione di meteorologia è riuscita bene: possiamo essere soddisfatti.

Gabriele Villa
Fotocronaca di un'arrampicata con vista temporale
Rifugio Fedare, sabato 6 giugno 2015