Il gruppo "Amici-di-Corda" tra discese ardite e le risalite

di Gabriele Villa


Il titolo di questo breve Diario Fotografico non tragga in inganno, le discese ardite e le risalite sono solamente per fare il verso ad una vecchia canzone dell'indimenticato Lucio Battisti ed evidenziare le caratteristiche giocose di una giornata, terza della serie, del gruppo Amici-di-Corda che prosegue nelle sue esperienze, finalmente uscendo dalla palestra di arrampicata che, nel periodo invernale, ha riempito i venerdì sera di allenamenti ed esercitazioni.

Ancora una volta siamo in zona Tessari, all'inizio della Val d'Adige, scelta per la varietà delle facili arrampicate che propone e anche perchè consente di scansare la folla di altre zone di arrampicata più alla moda.
Il programma della giornata prevede arrampicata al mattino, nelle ore meno calde, e corde doppie al pomeriggio, sfruttando la parete della vicina Roda del Canal che andrà in ombra e consentirà di non cuocersi sotto il sole.
Siamo in dieci, ma si aggiunge a noi anche un terzetto di amici di Cento, sulla parete c'è gente, probabilmente un corso di alpinismo o roccia, ma troveremo lo stesso angoli non frequentati della parete.
Le cordate si formano abbastanza casualmente, due da tre persone e due da due per noi e quella da tre dei centesi, poi si va verso la parete e ognuno sceglierà il suo percorso.
Visto che questo è un Diario Fotografico, non starò a tediare con monotone resocontazioni, ma cercherò di far parlare le immagini raccontandovi solo qualche flash della nostra giornata.

Il primo imprevisto della giornata arriva subito, non appena iniziamo a prepararci.
"Ho dimenticato a casa l'imbragatura." - sussurra con voce sconsolata Massimo, al secolo Max Maio. 
Chiediamo, ma nessuno del gruppo ha un'imbragatura in più, nemmeno i nostri amici centesi.
"Resterò qui a prendere il sole." - conclude con voce delusa lo sconsolato Max.
"Cosa? At scarzarà! - gli dice di rimando Obelix - Adess a tin fèn una con dò fetucc!"
Grazie ad una fettuccia da rilascio che avevo nello zaino e ad una di Obelix, confezioniamo i cosciali e gli spallacci che poi uniamo con un cordino in kevlar e il gioco è fatto.
Arrivati all'attacco della via, con un cordino legato dietro a collegare i cosciali, diamo il tocco finale.
"Sei messo meglio di Riccardo Cassin che arrampicava con la corda legata attorno alla vita." - concludo io.
Max adesso sorride contento, dopo aver temuto di vedere svanire l'occasione di un'arrampicata.

Scegliamo le prime vie libere che incontriamo, sono le stesse che abbiamo fatto ai primi di aprile durante l'uscita d'esordio del gruppo, ma oggi non si respira l'aria da primo giorno di scuola che c'era quel giorno.
La preparazione delle corde è più rapida, e le cordate si muovono più velocemente verso l'alto sui primi tiri facili.

A metà via ci concediamo la variante della via Cenerentolina, una bella placca con appigli contati che viene "interpretata" diversamente da ognuno di noi e che posso documentare avendo improvvisato una sosta in zona strategica per le fotografie, rinunciando alla sosta attrezzata all'ombra degli alberi.    
Comincia a fare caldo, per cui procediamo velocemente rispettando le soste all'ombra che consentono di non dover stare fermi al sole mentre gli altri della cordata arrampicano.
Arriviamo sul prato a fine parete subito a ruota di altre cordate di un corso di vicentini, ma non indugiamo più di tanto, riavvolgiamo le nostre corde, imbocchiamo il sentiero che in breve ci riporterà al parcheggio.

Poco dopo le tredici siamo tutti riuniti ai margini della vigna all'ombra di un Celtis che ci ripara benevolo dalla calura.
Facciamo la pausa pranzo scambiandoci le nostre impressioni sulle arrampicate appena concluse.
Manca la cordata centese, ma loro sono andati a caccia delle ultime novità, ovvero delle ultime vie aperte in zona da Eugenio Cipriani (che recupera, ripulisce e sistema alcune sue vie aperte in anni passati) e da Mario Brighente che è invece andato a "scoprire" (in senso letterale, ovvero liberando con forbici e seghetto) tratti di parete rimasti trascurati a causa della abbondante vegetazione. 

Qualche minuto dopo le quattordici siamo di nuovo in movimento per dirigerci alla Roda del Canal, sulla cui cresta nord attrezziamo una corda fissa di trenta metri per poi spostarci a sinistra e raggiungere il bordo della parete est.

Sono venuto due giorni prima a cercare una calata idonea, trovando un terrazzino a poco più di una ventina di metri da terra che ho ripulito dai sassi pericolanti e dagli arbusti: è un po' scomodo, ma va bene perchè mette quel po' di tensione cui non tutti sono abituati e che ti fa stare con le "orecchie dritte" e l'attenzione desta.
Poi provando la discesa sono atterrato su un gigantesco cespuglio di Pungitopo il cui abbraccio è stato di certo "stimolante", ma nient'affatto piacevole, per cui ho fatto una rasatura a tappeto, ma in queste zone di bassa quota è così: spesso si lotta di più con la vegetazione rigogliosa che con il grado di arrampicata.  
L'altro terrazzo più alto lo avevamo già attrezzato quasi due anni fa e offre una corda doppia di circa trentacinque metri in gran parte nel vuoto. Tutti faranno la corda doppia corta e solo qualcuno più pratico quella più lunga.

Beh, adesso il più è fatto. I ragazzi salgono in autonomia sulla corda fissa dei primi trenta metri della cresta, poi traversano, sempre assicurati, e raggiungono il terrazzino di calata dove Obelix si è posizionato per poter controllare le loro manovre e dare eventuale assistenza se necessario.

Nicola e Alessandro che sono più pratici di corde doppie puntano subito al terrazzino più in alto ed è comprensibile perchè regala una discesa veramente emozionante; gli altri, direi saggiamente, non si lasciano tentare e optano per un secondo giro sulla corda doppia più corta e se la prima l'hanno fatta assicurati con una seconda corda, ora si sentono più sicuri e possono affrontarla in autonomia con il nodo autobloccante.

Dopo avere scattato alcune fotografie, vado a dare il cambio a Obelix che è rimasto stoicamente al terrazzino per un'ora a dare assistenza e far sicura a tutti. La sua disponibilità in queste occasioni è totale, come la sua passione che è felice di trasmettere ogni volta che se ne presenta l'occasione.
Per me è come un "fratello di corda".
Alle cinque del pomeriggio abbiamo terminato e siamo di ritorno al parcheggio dove sono già arrivati gli amici centesi che nel corso della giornata hanno ripetuto due vie e sono visibilmente soddisfatti.

Immancabile la foto di gruppo per la quale mi sono portato pure il cavalletto per la macchina fotografica.
Due file di volti quasi tutti sorridenti, ma anche espressioni soddisfatte.
Una frase che scrivo ancora una volta, ma in questo caso non mi dispiace affatto ripetermi.

Gabriele Villa
Il gruppo "Amici-di-Corda" tra discese ardite e le risalite    
Tessari - Roda del Canal, domenica 22 maggio 2016 


Nella foto da sinistra a destra cominciando dalla fila sopra.
Gabriele Villa, Chiara Tivelli, Alessandro Zerbini, Massimo Maini, Gianpaolo Rivaroli, Gaetano Soriani, Davide Tonioli, Filippo Piva, Barbara Bettazzoni, Marcello Benvenuti, Ugo Finessi, Giulia Bondesan, Nicola Sandonati Piffanelli.