Su par le crode, du par el giaròn e inte par i viàz de la Val de Zoldo

di Gabriele Villa


Se l'anno scorso avevo scoperto il fascino del viàz e riassaporato il piacere delle vie normali, alternandoli alle consuete giornate di arrampicata, (condizionate però dal cattivo tempo spesso presente), quest'anno ho aggiunto il piacere delle vette minori, magari con la cima verdeggiante, ma generose di panorami sui colossi dolomitici circostanti in virtù della loro posizione strategica.
E' stato sufficiente destituire l'arrampicata dal primo posto nelle priorità, ascoltare i preziosi consigli di un "local" di collaudata fiducia che risponde al nome di Pompeo De Pellegrin, e prendere alla mano la cartina dei luoghi, quelle Dolomiti di Zoldo, Cadorine e Agordine, che si sono rivelate ancora di più ideale terreno di escursione, spesso in luoghi poco frequentati, altre volte selvaggi, comunque sufficientemente "aspri" da mettere alla prova lo spirito.   
Il resto lo ha fatto lo studio attento del meteo, messo al primo posto nelle scelte di escursioni e attività, a volte qualche intuizione, altre volte un po' di fortuna, (che non guasta mai) e la messa al bando della pigrizia.
Forse è per quello che le giornate sono volate, a grandi balzi, proprio come quelli dei camosci che scappano quando nelle prime ore del mattino sono disturbati dagli escursionisti che li sorprendono nei loro luoghi di pascolo. 

Spiz de San Piero (2.084 metri), monte piccolo ma sincero
Il meteo annuncia temporali e piogge nel pomeriggio, la scelta cade su un percorso nelle vicinanze di Fornesighe (il nostro campo base) per raggiungere la baita "daré Copada" che potrà fungere da riparo di emergenza in caso di temporale, per poi raggiungere lo Spiz de San Piero per una normale "fuori traccia" segnata dal CAI locale.

Si lascia il sentiero in corrispondenza di tre ometti ravvicinati e si sale una traccia che s'inerpica per un erto pendio di erbe e sassi, indicata da qualche ometto e pochi bolli di vernice rossa, in alto attraversa una zona di mughi nei pressi della cima che viene infine raggiunta con un breve tratto di arrampicata in un diedrino di roccia discreta e una breve cresta che collega un'anticima al punto più elevato. In Val Fiorentina, a poca distanza in linea d'aria, piove a dirotto e non c'è tempo di indugiare, ma mentre riguadagniamo la baita "daré Copada" esce un po' di sole e il rientro a forcella Cibiana risulta tranquillo e con la soddisfazione di una cima, nel suo piccolo, assai stimolante.     

Sora 'l Sass, Belvedere di Mezzodì, Col Marsang, una traversata di ampio respiro
L'idea nasce la sera precedente quando Pompeo mi mostra un percorso che si trova proprio di fronte a Fornesighe.
Me lo indica con il braccio proteso e il dito che lungamente percorre i tratti boscosi che fanno da sostegno alle torri rocciose degli Spiz di Mezzodì: è una vera e propria traversata in zone selvagge e l'idea mi affascina.

Già quando infili il canalone che porta verso Sora l' Sass capisci che non vai in una zona di passeggiate, poi superato il breve tratto ferrato che porta in quota raggiungi un posto di bellezza straordinaria dove sorge il rifugio.
E' il momento di guardare le nuvole e decidere se azzardare la traversata che richiede almeno quattro ore senza offrire luoghi di riparo da eventuali temporali annunciati nel pomeriggio: sono ancora "bonarie" e quindi si prosegue.

La salita al Belvedere di Mezzodì (1.964 metri) richiede un'ora di fatica per superare i 380 metri di dislivello che portano al balcone panoramico; siamo ai margini orientali degli Spiz e la vista abbraccia uno scenario che una foto singola può contenere solo in minima parte.

Qui inizia la traversata vera e propria che porta a Col Pelòs dal quale il sentiero prosegue sulla dorsale baranciosa che va verso Col Marsang, fino ad imboccare un canalone ripido che, con un salto di 600 metri, riporterà alla quota di Casèra Col Marsang che sarà raggiunta aggirando in quota il fianco della montagna.

Quando ci si gira a guardare non si vede alcuna traccia del percorso fatto e sembra impossibile essere scesi in quel canalone ripido e dirupato. Inizia a piovere, ma si è contenti che non sia successo prima della discesa lungo il canalone e quando si arriva in vista di Casèra Col Marsang una parola si affaccia alla mente; "caaasa".
Il temporale vero della giornata arriverà alle cinque del pomeriggio, ma ci coglierà alla Tana de l'Ors" mentre sorseggiamo un calice di vino bianco con Pompeo che molto gentilmente è venuto a prenderci con il furgone per portarci a recuperare l'auto lasciata a Pian de la Fopa, in val Pramper, all'inizio della nostra escursione.  

Monte Ponta (1.952 metri), una piccola cima con un grande panorama
Il meteo continua a dettare legge e preannuncia temporale forte alle prime ore del pomeriggio.
Ancora un suggerimento di Pompeo ci indirizza al monte Ponta, da Zoppè di Cadore poco più di una passeggiata. Nonostante la partenza dal piazzale del cimitero l'escursione è piacevole e l'ambiente a tratti bucolico.

Solo verso la cima gli alberi scompaiono e il panorama sarebbe meraviglioso se ci fosse buona visibilità.
Mangiamo un boccone mentre in fondo valle si sentono risuonare i rintocchi delle campane di mezzogiorno.

Il meteo non è dei migliori e si vede che il temporale si sta preparando, ma inaspettatamente il monte Pelmo si concede alla vista, valeva la pena salire anche solo per questa visione.
I cumuli intanto si gonfiano e anneriscono la pancia, suggerendo una rapida discesa i cui ultimi cento metri percorriamo di corsa perchè inizia a piovere.
Siamo all'auto alle quattordici e ... anche questa lavata è stata scansata.

Il viàz de l'Ors al Sasso di Bosconero, un itinerario stupendo in una giornata perfetta
Era indispensabile una giornata di tempo sicuro per percorrere il viàz de l'Ors e serviva proprio di sabato, giorno in cui Pompeo De Pellegrin, non a caso nipote di un cacciatore zoldano, avrebbe avuto il tempo per accompagnarci.
Sabato 30 luglio è stata proprio quella giornata che ci auguravamo arrivasse dopo vari giorni di temporali, e l'abbiamo vissuta intensamente sotto i tanti aspetti che la montagna può offrire.
I "numeri" della giornata ce li ha forniti il cardio frequenzimetro computerizzato di Francesco: dislivello in salita 1.000 metri, dislivello in discesa 1.700 metri, chilometri percorsi diciassette, calorie consumate 6800.
Restano comunque solo numeri, cui bisogna aggiungere le emozioni, la fatica, la concentrazione, i panorami, la soddisfazione e gli altri ingredienti che rendono una giornata in montagna indimenticabile ...
Forse qualche immagine potrà servire più delle parole.

L'incontro inaspettato con un branco di camosci, i quali fuggivano lungo le pendici dello Sfornioi nord, spaventati da un gruppo di escursionisti che ci precedevano ...

La discesa lungo l'incredibile ghiaione di forcella Ciavazole e quello insidioso di forcella Toanella ...

Il lungo cammino su cenge sempre esposte, altre volte dirupate, altre ancora con tratti erbosi e lo scenario che cambia ad ogni aggiramento di spigolo o di vallone, man mano che il viàz di inoltra nel fianco della montagna ...

E i "passaggi del gatto" come i pionieri dell'alpinismo, ma senza corde di assicurazione e lo zaino da spingere davanti a te perchè se lo tieni sulla schiena potrebbe impigliarsi e far diventare ancora più problematico passare ...
Una giornata le cui emozioni ti ribollono dentro anche dopo giorni che le hai vissute e meriterebbero una rivisitazione a parte, anche per spiegare meglio il percorso a qualche lettore che vi ci si volesse cimentare.

Una domenica di riposo totale e due giornate di defaticamento
Dopo il sabato intenso del viàz de l'Ors arriva una giornata con una successione di temporali fin sul far della sera: a dire il vero, proprio quello che ci voleva per riposare e riprendere slancio per la seconda settimana.

Lunedì piove ancora, ma si ripiega su un sentiero naturalistico, il "Troi del Camillo", in cui collaudo le mie dotazioni da buon escursionista e tutto funziona (ombrello compreso), eccetto i vecchi scarponcini che assorbono acqua.
Il giorno dopo va un po' meglio, ma restiamo sulle cime "minori" e andiamo a scoprire lo Spiz Zuel, posto tra Civetta e Pelmo, di cui vedremo solo il basamento per via del "cappello" di nuvole nere che incombe su entrambi.    
Simpatico l'incontro con le capre arrampicatrici che salgono sui rami degli arbusti per andare a brucare le foglioline più tenere. I dislivelli contenuti e i sentieri agevoli si rivelano un ottimo defaticamento, intanto il meteo migliora.

Un piacevole ritorno sulla Tofana di Rozes (3.225 metri) per la via ab-normal
Finalmente una giornata con le probabilità di precipitazioni annunciate allo 0 %.
E' arrivato il momento di realizzare il desiderio di ritornare su una cima cui sono particolarmente legato per cui per la prima volta usciamo dai confini della valle di Zoldo, scavalchiamo forcella Cibiana e scendiamo in valle del Boite, passiamo Cortina d'Ampezzo e raggiungiamo il rifugio Dibona.

Siamo in uno dei rifugi più "storici" delle Dolomiti e un po' di storia dell'alpinismo si trova appesa alle pareti.
Quando raggiungiamo il rifugio Giussani ed entriamo per bere un the caldo l'aria è più scanzonata e "moderna".

Dopo vari giorni di cime "minori" fa ancora più impressione guardare la Tofana Prima e la Tofana di Mezzo e ci si rende conto di quanto sia più imponente la dimensione di "quota 3.000".

Partiamo seguendo le indicazioni di una scritta blu che dice "VETTA" e i relativi bolli dello stesso colore e ci alziamo in quota abbastanza rapidamente fino a che perdo i bolli in un tratto di roccette e seguo una traccia sulle ghiaie.
Siccome ricordo che la normale saliva sul bordo della parete sopra la posizione chiamata "Tre Dita" cerco traccia sulle cenge, traversando lungamente fino ad arrivare a trovare il bordo della parete e da qui riprendiamo a salire verso l'alto seguendo tracce di passaggio e ometti di sassi.
Mi rendo conto di avere sbagliato a non tornare indietro a cercare i bolli blu per seguire quelli e, allo stesso tempo, sono soddisfatto di essermi "arrangiato" a trovare traccia, anche se è un pensiero che faccio solo quando ci ricongiungiamo alla via normale con i bolli blu e, finalmente, vediamo altra gente che sale.
E' una divagazione che ci è costata una mezzoretta di tempo e un poco di fatica supplementare, ma la cima adesso è in vista, anche se un qualche accidente dai miei compagni di escursione me lo sono beccato di sicuro.

Arriviamo alla "spalla", nel punto in cui c'è la targa in ferro che indica la ferrata "Giovanni Lipella" e la guardo non senza una certa emozione: arrivai qui, dopo avere percorso la via ferrata, nell'agosto del 1975, assieme a mio cugino Giulio, entrambi poco esperti, ma carichi di entusiasmo e baldanzosi.
Sono passati quarant'anni, praticamente una vita, e il pensiero quasi mi spaventa, poi guardo in alto e ricomincio a camminare, passo dopo passo, verso la vetta: la vita è guardare avanti, indietro restano solo i ricordi.

E' sempre un'emozione guardare dall'alto di una cima come quella della Tofana di Rozes, con i suoi 3.225 metri, anche se la nuvola caratteristica che staziona molto spesso sulla parete Sud, oggi ci impedirà di guardare il panorama verso sud. Ci facciamo bastare (e avanzare) un bel panorama a 180°, verso Fanis e Lagazuoi.    

Al cospetto del Civetta (che si nasconde) e ... la promessa di un arrivederci
La voglia di andare in Val Civetta il giorno successivo non so se fosse stata ispirata da nostalgici ricordi o dal fatto che da La Grava non ci ero mai salito e quel lato del massiccio mi era poco noto.
Però la giornata bella l'avevamo già avuta il giorno prima e una seconda evidentemente non ci era concessa.

Re Civetta quel giorno ci mostrò solamente il trono di boschi e ghiaioni sui quali era seduto e le rocce d'attacco della sua via normale dalle quali scendevano sparuti escursionisti che rientravano dalla cima dopo essere usciti dai "calighi" addossati alle pareti. Sembrava quasi un invito, uno stuzzicare curiosità, un voler invogliare a provarci. 
Sulla cima del Civetta arrivai per la prima volta nel 1976: che il tornarci possa essere un festeggiare un'altra "quarantina" d'anni come quella della Tofana di Rozes? E perchè no?

Gabriele Villa
Su par le crode, du par el giaròn e inte par i viàz de la Val de Zoldo
Fornesighe di Zoldo, fine luglio/inizio agosto 2016