Sul Monte Cernera: diario disordinato di una gita atipica

di Gabriele Villa


Perchè uno scrive "diario disordinato" nel titolo prima ancora di iniziare il racconto?
Forse perchè più che la "gita atipica" nel suo svolgersi, questa volta prevalgono nel ricordo le tante diverse sensazioni che l'hanno preceduta e anche seguita, più di altre volte in cui tutto è scivolato via normalmente.
Cercherò di spiegarlo in un disordine più ordinato possibile.

Commentando la gita sulla mia pagina Facebook ho scritto: "Con i tempi che corrono sembrava più una scommessa che una proposta di gita: trovare trenta persone pronte a provare una salita dal sapore alpinistico sui 2.656 metri del Monte Cernera. Beh, è andata a buon fine. Partiti in 34 da Passo Giau siamo arrivati in vetta in 27, mentre gli altri (6 rinunciatari più 1 accompagnatore) si sono fermati a quota 2.450 circa. Il meteo ci ha favorito risparmiandoci la pioggia che era stata annunciata a metà pomeriggio."
Di questo erano certamente ben consci anche David Zappaterra e Alessandro Zerbini, condirettori di gita. Sul Monte Cernera eravamo saliti nel 2014, assieme ad altri amici, e ci era piaciuta l'idea di proporlo come gita sociale: era qualcosa di più di una escursione EE, c'era qualche tratto attrezzato ma sensa farlo diventare ferrata nella quale è il cavo che indica il percorso, c'era da stare "all'occhio" in qualche tratto esposto, ma senza troppi patemi d'animo e il sentiero va dallo sconnesso, ai tratti erbosi ripidi, alle roccette facile, ai tratti ghiaiati.  

Eravamo consapevoli che più del "cosa fare", avremmo dovuto concentraci sul "chi fa che cosa".
Il "cosa" è sinteticamente ben descritto nella descrizione della salita sul sito vienormali.it.

Dal Passo Giau seguire il sentiero n. 436 che si stacca dalla strada asfaltata in direzione opposta al Rifugio Passo Giau, proseguire in tratto pianeggiante per dieci minuti fino a forcella de Col Piombin.
Da qui abbandonare il sentiero sulla destra seguendo le indicazioni Monte Cernera - sentiero alpinistico.
Si prosegue per circa trenta minuti per tracce e ometti salendo leggermente.

Si incontrano in successione due tratti attrezzati brevi, al termine del secondo rimontare il pendio erboso per traccia fino ad un largo solco pietroso risultato dello scavo dell´acqua.

Si nota sulla destra una targa gialla subito a sinistra della quale c'è l´ultimo tratto attrezzato: facile ma su roccia spesso bagnata (non proseguire a destra della targa verso la forcella Ciazza).

Risalire il pendio prima erboso poi detritico fino alla vetta (circa venti minuti). Tempo totale del percorso un'ora e quindici minuti.
Ovviamente, considerando che era una gita sociale abbiamo subito raddoppiato i tempi previsti e ci abbiamo quasi preso, avendo impiegato tre ore esatte, cioè mezzora in più del doppio del tempo indicato in relazione.

Come direttori di gita eravamo ben consapevoli che il "chi fa" racchiudesse la vera sfida di questa nostra proposta.
Per arrivare al nocciolo, mi faccio aiutare da un commento di Andrea Spettoli, (uno dei partecipanti alla gita)apparso sulla pagina Facebook di un gruppo vicino alla sezione del CAI di Ferrara, che dice: "Quando un gruppo decide di andare a fare un percorso, dovrebbe guardarsi e capire se c'è un minimo di omogeneità, non che siano tutti draghi o tutti inetti ma solo più o meno tutti in grado di badare a se stessi su quel particolare percorso. Se c'è troppa disomogeneità i meno preparati avranno paura e rallenteranno tragicamente l'incedere, mentre quelli un po' più esperti prima si spazientiranno e poi si annoieranno. La necessità di riempire il pullman a volte mette in secondo piano l'esigenza dell'omogeneità ... questa è solo una mia opinione tranquillamente discutibile."

Naturalmente ho risposto all'osservazione cercando di spiegare quali erano stati i nostri problemi di organizzatori, in particolare sottolineando che "... sapevamo di correre dei rischi di disomogeneità e che potesse succedere quanto rilevato. Abbiamo confidato nella pazienza di quelli più preparati e nell'impegno di quelli meno esperti, cosa che è successa e se qualcuno si è spazientito non lo ha dato a vedere, e nemmeno è venuto a manifestare disappunto. Era la prima volta che proponevamo una gita su questo tipo di terreno (alpinistico) e nemmeno conoscevamo la risposta sul campo di almeno la metà dei partecipanti. Ora ne sappiamo di più e possiamo pensare alla prossima con dei dati certi di partenza avendo acquisito elementi più sicuri per curare l'omogeneità del gruppo, sempre se saranno questi stessi a tornare, perchè il gruppo si forma al momento delle iscrizioni e se non conosci tutti quelli che si iscrivono hai voglia a prevedere omogeneità."

Però la considerazione che più ha fornito un senso alle nostre fatiche di organizzatori è venuta da un commento di Ciro Calaprice, altro partecipante alla gita al Monte Cernera, che ha riassunto così: "Una escursione atipica quella di domenica, neofiti, anziani, e altri, sembrava una grande famiglia allargata dove tutti hanno dato il meglio di sé collaborando per la buona riuscita della giornata, e così è stato. Ho potuto notare alcune dinamiche che ho apprezzato molto: pazienza, esperienza e professionalità per mettere in sicurezza noi principianti che ne abbiamo guadagnato in autostima, complimenti a coloro che hanno saputo rinunciare agli ultimi metri per non rallentare il raggiungimento dell'obiettivo prefissato. Se fossimo stati una famiglia, un'azienda, o una società che dovesse portare a termine un progetto potremmo dire che siamo riusciti a raggiungere lo scopo che ci eravamo prefissati, credo che possiamo fare i complimenti a chi ci ha accompagnato in questa opportunità."

Credo che in quel termine, "atipica", stia la spiegazione della disomogeneità del nostro gruppo.
Il CAI Ferrara organizza oramai da anni soltanto gite con il pullman per cui queste gite o si svolgono con un unico gruppo che si presume omogeneo, oppure sono organizzate con la presenza di due e alle volte anche tre gruppi a differente difficoltà. Gli escursionisti hanno quindi la possibilità di scegliere l'escursione o il percorso più gradito a loro e che più ritengono adattarsi alle loro capacità e allenamento. Allora una domanda sorge spontanea: cosa succede quando si propone una gita atipica, ovvero non più difficile in senso assoluto, ma che si svolge su di un terreno "diverso", al di fuori dell'ambiente conosciuto, poco frequentato dai nostri gitanti? 
Cosa succede lo avevamo già visto l'anno scorso nella gita organizzata alla Croda Negra agli inizi di ottobre; la scarsa dimestichezza con certi terreni ci aveva rallentato costringendoci alla fine a ridimensionare il programma e ritornare per lo stesso percorso dell'andata, anziché compiere il periplo della nostra montagna.
Però avevamo visto molta soddisfazione lo stesso e l'esperienza su quel tipo di terreno era piaciuta, dandoci lo stimolo per proporre qualcosa di analogo, unica precauzione i due autisti per avere più tempo a disposizione oltre le quindici ore concesse dai regolamenti del Codice Stradale quando l'autista è uno solo.

Contavamo poi che l'obbligatorietà dell'imbragatura rappresentasse già di per sè una prima "selezione" a garanzia di una certa omogeneità del gruppo, il resto lo abbiamo fatto in fase di iscrizioni, parlando con le persone, soprattutto quelle che non conoscevamo di persona sul campo, chiedendo "garanzie" circa il "passo sicuro" su sentiero esposto.
E' stata la parte che a me personalmente è piaciuta di più perchè ho misurato entusiasmo, anche la voglia di provarci magari senza avere le idee chiare su come fosse fatto un "sentiero alpinistico", però chiedendo a noi  informazioni per capirne di più, con modestia e anche senso di responsabilità, dando e anche ricevendo fiducia.
Abbiamo anche fatto un paio di eccezioni (ma meglio dire ho fatto, perchè ero io che conoscevo le due persone) avendo solo un dubbio non tanto sulle capacità tecniche, ma piuttosto sulla tenuta psicologica su terreno esposto e, per non rischiare, ci siamo portati tre corde per eventuali emergenze e legando i due in cordata sul secondo tratto con il cavo metallico. Forse non abbiamo accontentato tutti (cosa già impossibile per definizione), però rispetto alle nostre aspettative della vigilia, ritengo che abbiamo ottenuto un buon risultato, che va ben oltre le 27 persone arrivate in cima sulle 34 presenti.

Il risultato non sta certo nei numeri, ma in ciò che siamo riusciti a dare e a far provare alle persone che hanno partecipato. Un esempio per tutti, lo riassume un commento (sempre su Facebook) da parte di Barbara Benini:
"Io invece ringrazio il fatto di aver costituito un gruppo non omogeneo altrimenti, da inesperta quale sono, non sarei stata ammessa ad una gita che mi ha entusiasmato! È bello trovarsi con persone che hanno maggiore esperienza e ti possono aiutare ed insegnare "sul campo" sempre in massima sicurezza. Spero di poter ripetere ancora una uscita così con persone che comunque hanno voglia di stare insieme indipendentemente dall'età e dalla forma fisica."
Personalmente non posso che augurarmi di poter ripetere presto esperienze come questa della salita per il sentiero alpinistico al Monte Cernera.

Gabriele Villa
Sul Monte Cernera: diario disordinato di una gita atipica
Passo Giau, domenica 4 settembre 2016