Con quella faccia un pò così

di Mauro Mazzetti

Per noi che viviamo a Genova, Genova é la normalitá, ossia la norma, la regola, l'abitudine, il quotidiano. 
Insomma, é la vita di ogni giorno, quando usciamo di casa e prendiamo l'autobus per andare a lavorare, magari passando davanti alla fontana di piazza De Ferrari senza neanche guardarla.
Noi, che siamo venuti in Sudamerica per salire sull'Aconcagua, la vetta piú alta che ci sia in questo continente. 
Noi, che ingenuamente pensavamo che tutto si risolvesse in una prestazione tecnico-sportiva come tante altre giá fatte e viste negli anni scorsi. Noi, che siamo abituati a dormire sotto le stelle - quando ci sono - bastevoli di due metri quadrati di terreno, magari sassoso.

 


Poi questa serie di passaggi concettuali, cosí limpida e lineare, semplice e rigorosa, si interrrompe. I nostri parametri di valutazione decadono, i nostri anodini ed anonimi punti di riferimento vengono meno. All'improvviso e senza preavviso. Le nostre facce, bruciate dal sole e dal vento dell’alta quota, si specchiano in altre facce, completamente differenti eppure simili. Sono altre facce di Liguri, che parlano il dolce, incantevole e musicale dialetto della nostra terra. 
Un dialetto schietto, sincero, inossidabile, non inquinato da termini italiani, dove l'asciugamano non diventerá mai "u sciugaman", ma resterá per sempre "u macramé".
Queste facce, che ci ruotano vorticosamente intorno durante la proiezione del 5 gennaio 2006 presso l'Istituto italiano di cultura a Santiago, sono facce di Liguri lontani dalla Liguria. Sono Liguri ex - marginis, che non vuol dire emarginati, quanto piuttosto che sono oltre i confini. I confini della Liguria, appunto. I confini geografici, non quelli delle emozioni, dei sentimenti, delle suggestioni, dei ricordi, dei rimpianti. E della speranza. Sono confini che uniscono, che non dividono. Sono i confini della memoria, della salvaguardia della nostra cultura, delle nostre tradizioni, della nostra peculiare identitá. Al mattino, quando ci facciamo la barba o stendiamo un velo di trucco sul viso, lo specchio ci rimanda la solita immagine, sempre la stessa faccia. La faccia di chi vive in Liguria, senza forse apprezzarne appieno il significato e l'importanza. Le altre facce, invece, non vivono "in" Liguria, ma "della" Liguria. Non che non si siano integrate appieno nella terra di adozione. Tutt'altro. A nostro parere, esiste infatti la riconoscenza verso una terra che ha offerto un'opportunitá di vita e di lavoro. Per chi ha saputo e voluto coglierla. Ed allo stesso modo queste facce, che cominciamo a conoscere meglio nei giorni successivi, non dimenticano la terra di origine, da dove sono venuti e verso cui ritornano, con cadenza non sempre prevedibile ma con immutato amore e rispetto.
"Stessa faccia, stessa razza", fa dire il regista Gabriele Salvatores ad un protagonista del film "Mediterraneo".
Lo diciamo e lo pensiamo anche noi, con quella faccia un pò cosí, che abbiamo noi che abbiamo visto Genova.
In Sudamerica. 

Mauro Mazzetti

Mendoza, gennaio 2006