K2014-150 CAI - Zemu Exploratory Expedition

di Alberto Peruffo (capospedizione)


Il 31 maggio 2014 è rientrata la spedizione K2014-150CAI partita il 12 di aprile verso l’area Zemu del Kanchenzonga, lato Sud, una delle zone più misteriose e affascinanti dell’intera catena himalayana, ancora inesplorata.
Ragioni politiche-amministrative da una parte e una foresta impraticabile dall’altra hanno tenuto lontano ogni ambizione esplorativa per più di un secolo. I primi esploratori alpinisti si affacciarono su queste montagne solo dai lati più accessibili, senza mai riuscire ad avere una completa visione della complessità dei luoghi.

Correva l’anno 1899 quando Vittorio Sella, fotografo ufficiale della Spedizione Round Kangchenjunga guidata da D.W. Freshfield, consegnò al mondo alcune tra le più celebri immagini di montagna di tutti i tempi, oggi annoverate tra i capolavori della fotografia di paesaggio, scatti di “religiosa” bellezza; così si esprime Ansel Adams nella prefazione al libro Summit che ha come copertina il Siniolchun, montagna vertiginosa e bianchissima che si stacca insieme al Simvo dalla direttiva orografica generata dalla Cresta Zemu.
La nostra cresta. Non molto distante, oltre il Talung e i Kabru, svetta tra le nuvole lo Jannu, la cui foto è forse lo scatto artisticamente più espressivo del grande fotografo italiano.

Scopo geografico della spedizione era studiare l’accessibilità della Cresta Zemu (Zemu Ridge, toponimo da me proposto), superba linea che dal vertice della Cima Sud del Kanchenzonga (8476 metri) scende senza soluzione di continuità fino allo Zemu Gap (5861 metri).
Passo d’alta quota di difficile accesso da sud e di riconosciuto fascino, oggetto marginale delle epiche spedizioni tedesche alla cima principale guidate da Paul Buer nel 1929-1931, il Colle Zemu fu raggiunto per ben due volte da nord, sempre negli anni '30, dal leggendario Bill Tilman, il grande alpinista ed esploratore inglese protagonista dell'epopea all'Everest e della Resistenza italo-anglo-americana nelle montagne italiane durante il secondo conflitto mondiale, medaglia d’oro della Città di Belluno.
A mezza via della Cresta Zemu si trova lo Zemu Peak (7780 metri), probabilmente il rilievo più alto dell’Himalaya ancora da scalare. L’accesso a questa cima è stato il polo attrattore della nostra ricerca.

Per arrivare a mettere gli occhi e le mani su questi “tesori” nascosti sono stati esplorati integralmente per la prima volta due ghiacciai sospesi, il Tonghsiong e il South Simvo, mentre un terzo, il Talung, più a valle, è stato parzialmente percorso fino al Goecha-La.
Quest’ultimo, passo classico del Sikkim da dove si scorge il Kanchenzonga, diventerà la metà finale della spedizione per avere un punto di vista d’insieme dell’esplorazione appena compiuta, nonché la possibile linea guida per trovare l’antico tempio-eremo di Guru Rinpoche di cui alcuni indizi davano l’ubicazione in una parte remota del grande ghiacciaio. Trovare questo tempio sarà per noi un segno di riconoscenza e un pellegrinaggio culturale nei luoghi che hanno ospitato la spedizione.

Partiti a piedi da un villaggio Lepcha sopra Mangan, 900 metri di altitudine, la prima fase della spedizione − secondo l’esploratore indiano Anindya Mukherjee, già di per sé una vera e propria spedizione − ci ha visto concentrati sulla difficile e labirintica Gola del Talung, tra le selvagge valli di Ronggyaong e Rukel, nel mezzo della foresta subtropicale che caratterizza fortemente questa zona dell’Himalaya orientale.
Decine e decine di chilometri con saliscendi continui che scoraggerebbe anche il più determinato tra gli esploratori, con difficoltà logistiche di ogni genere, razionalizzando i carichi a causa dei pochi portatori (appena 15 + 4 sherpa) che siamo riusciti a ingaggiare e facendo continui depositi a causa della defezione progressiva dei nostri aiutanti.
Al terzo giorno di foresta, il ritrovamento di un cadavere, un religioso assiso su un letto di morte volontaria, con i capelli e la pelle ancora visibili sullo scheletro, ha spaventato ulteriormente i nostri portatori e al quinto giorno, alcuni tra questi, stanchi e impressionati dai luoghi, ci hanno abbandonato tornando indietro.

Nonostante le difficoltà logistiche, dopo sei giorni di foresta, sanguisughe e pericoli oggettivi di natura vegetale, il 21 di aprile abbiamo piantato il Campo Base Operativo a 3700 metri, quota relativamente bassa, ma in un punto strategico, alla confluenza dei tre ghiacciai da esplorare.
Il giorno successivo abbiamo iniziato la perlustrazione dei bacini morenici superiori, con la speranza che al decimo giorno dall’inizio delle operazioni giungesse dalla foresta il resto del materiale lasciato lungo il percorso, metà del quale al villaggio di partenza.

Con un salto davvero deciso e dopo aver eliminato i campi di deposito intermedi, abbiamo installato un Primo Campo Avanzato, il Campo Zemu, a 5050 metri di quota. Nelle prime settimane abbiamo tentato l’approccio alla Cresta Zemu, dapprima dallo Sperone Sud del Kanchenzonga, raggiungendo il Colle Tilman (5420 metri) e attraversando per la prima volta un sorprendente acrocoro di neve e ghiaccio che si connette direttamente con l’immensa muraglia Sud della grande montagna, da qui per la prima volta fotografata.
Per questo superbo colle di giunzione e di visione abbiamo proposto il nome di Colle Sella (5440 metri).
Alle spalle di questi colli sono state salite due cime panoramiche: Alpine Guides Peak (5550 metri) e Sella Col Peak (5470 metri). Condizioni simili all’attacco dello Sperone Sud, con continue valanghe e occlusioni glaciali troppo rischiose, sono state incontrate nel tentativo di salire lo Zemu Gap, il secondo punto d’accesso alla Cresta, trovato in condizioni pericolose verso quota 5700, con distacco probabile del seracco intermedio.
Abbiamo perciò allargato la nostra esplorazione a tutto il grande ghiacciaio Tonghsiong, lungo circa dodici chilometri e largo sei, raggiungendo e documentando per la prima volta tre colli, tra cui, oltre ai due citati, un passaggio diretto al ghiacciaio Talung.
Questo meraviglioso intaglio a 5220 metri di altitudine lo abbiamo dedicato a Maraini chiamandolo Fosco-a La, in tibetano, o Porta Maraini (toponimo proposto).

Simbolicamente la Porta Maraini mette in comunicazione l'Occidente con l'Oriente, il Goecha-La con lo Zemu Gap, le genti che arrivano facilmente da Occidente per raggiungere il misterioso Oriente.
Una perfetta linea retta si genera tra i due alti passi che trovano un’inattesa fenditura-apertura nella Porta Maraini posta perfettamente al centro del loro asse.
Nelle precedenti perlustrazioni da ovest, dal Goecha-La, non si riusciva a capire cosa ci fosse al di là della visione frontale dello Zemu Gap. Ora sappiamo che parallelamente esiste, invisibile, un ghiacciaio sospeso e rettilineo di dodici chilometri, il Tonghsiong, la cui entrata geografica e simbolica, per chi proviene da occidente, è la Porta Maraini. Da qui sono state salite tre cime: le due Cime della Fratellanza (5380 metri) e il Rinpoche Temple Peak (5684 metri). Sotto la Porta, a picco di circa 800 metri, scopriremo infatti il solitario rifugio eremo dedicato a Guru Rinpoche, il veneratissimo Padma Sambhava fondatore del Buddismo Tantrico Tibetano e al quale si addebita il nome della montagna sacra Kanchenzonga, i “Cinque Tesori della Grande Neve”, fatto narrato nel libro di Fosco Maraini Dreen-Giong, fonte primaria e ispiratrice della spedizione.

La seconda parte della spedizione, dal 10 maggio, constatato l’impraticabilità dello Zemu Gap da sud, si è impegnata sull’altro grande ghiacciaio sospeso, del tutto straordinario per morfologia e caratteristiche glaciologiche. Il South Simvo, ghiacciaio non riportato nelle mappe di Freshfield e Bauer (!), è un perfetto corridoio di ghiaccio liscio e senza increspature moreniche lungo ben otto chilometri, largo sei, disposto su tre livelli.
Il piano superiore e inferiore, come quello centrale, presentano altrettanti piani perfettamente lisci, “tirati a lucido”, di grande impatto visivo, circondati da prodigiose montagne.

Raggiunto il Colle di accesso al piano inferiore (White Big Field Col, o Bianco Colle di Campogrosso), ci siamo impegnati per raggiungere il colle superiore. Di fronte a noi una muraglia di 1000 metri di ghiaccio, complessa e crepacciata. Con una salita di notevole impegno psico-fisico − due di noi sono caduti dentro a profondi crepacci, senza conseguenze − si è raggiunto il pericoloso colle o Porta della Rivelazione Perenne (toponimo proposto per rendere omaggio a un altro concetto di Maraini), 6036 metri, proprio sopra lo Zemu Gap e con tutta la Cresta Zemu frontale a vista. Un concetto e una visione rivelatrici.

Qui abbiamo valutato la possibilità di future esplorazioni dal versante opposto al Tonghsiong.
Scesi al Campo Avanzato Simvo (5100 metri), gli ultimi giorni sono stati dedicati alla salita della cresta e della cima più attraente del ghiacciaio, la Cima Nord delle Tre Cime del South Simvo, così da noi chiamate. La Cima Nord (5750 metri) ha richiesto un’ascensione di alto livello alpinistico su una cresta molto affilata ed esposta.

Alla chiusura di queste ascensioni e dell’esplorazione, dopo più di un mese di notevoli fatiche e soddisfazioni, con tutti gli alpinisti − un team davvero eccezionale per resistenza, compattezza e determinazione − più gli sherpa, siamo partiti in pellegrinaggio verso il Goecha-La, raggiungendo la magica radura di Yongiotang: sopra, ad ovest, il Pandim e in alto, a nord, il Kanchenzonga, due tra le montagne più sacre del pantheon mitologico tibetano. Qui abbiamo trovato, non senza forte emozione, il tempio di Guru Rinpoche. Al nostro ritorno il prezioso materiale documentativo del luogo sacro è stato consegnato nelle mani dell’antropologa Anna Balikci, ricercatrice del Namgyal Institute of Tibetology di Gangtok, insieme con altri rari documenti dei nostri connazionali che ci hanno preceduto, Fosco Maraini nel 1937, Vittorio Sella nel 1899.
Lo stesso coinvolgimento è stato trasferito al Console Italiano di Calcutta, Cesare Bieller, che ha chiuso la nostra spedizione visitando la capitale del Sikkim, omaggiandoci di una conferenza stampa ufficiale che ha avviato le relazioni diplomatiche con il protettorato indiano in vista di futuri sviluppi culturali tra i nostri Paesi.

Alla fine, tutte le parti coinvolte erano e sono state consapevoli di un dato di fatto inoppugnabile: mai nessuna spedizione era riuscita ad ottenere un permesso in quelle zone; entrare ed uscire da quei grandi, sospesi, inesplorati ghiacciai. Risultato: natura e cultura messe insieme con coerenza e perseveranza, a volte fanno miracoli. Diplomatici e geografici. E di unione tra le genti.
Come lo slogan del CAI per i 150 anni, compagno patrocinante di questa memorabile esplorazione.
La montagna unisce. Diventando fonte di libertà e bellezza. Un vero e proprio laboratorio di civiltà.

Questo io credo sia stata la nostra spedizione.
Non solo una grande avventura geografica tra le ultime zone inesplorate del pianeta.

Alberto Peruffo
Capospespedizione K2014-150 CAI
Montecchio Maggiore (Vicenza) - Anno 2014


NOTA // La Spedizione K2014-150 CAI ha agito in totale isolamento, senza possibilità di soccorso, a causa del divieto dell’utilizzo di apparecchiature satellitari. Alcuni dispacci digitali sono stati inviati con delle staffette attraverso la foresta durante il trasporto dei materiali (l’ultima staffetta per scarsità di cibo è partita il 10 maggio) e pubblicati su altitudini.it. Qui e su www.k2014.it si possono trovare approfondimenti e molto di più rispetto ai semplici risultati geografici accennati nell’articolo.

TEAM // Alberto Peruffo (alpinista CAI Montecchio, capospedizione), Anindya Mukherjee (esploratore e alpinista indiano, primo a raggiungere il Colle Zemu da Sud), Cesar Rosales Chinchay (alpinista e guida alpina peruviana, punta della Escuela de Guías Don Bosco 6000 en los Andes di Marcarà), Francesco Canale (alpinista di Tonezza e guida alpina del Collegio Veneto, tra le più preparate giovani guide alpine italiane, uscito dalla scuola del Gruppo Roccia 4 Gatti di Arsiero e uomo di punta del Centro Addestramento Alpino), Davide Ferro (alpinista, accompagnatore di media montagna, gestore del Rifugio Campogrosso), Andrea Tonin (alpinista ed escursionista, past president del CAI Valdagno), Enrico Ferri (alpinista, ex capostazione del Soccorso Alpino e fotografo professionista, CAI Rieti).

PATROCINI // Presidenza Nazionale CAI, CAI Montecchio, CAI Rieti, Consiglio Regionale del Lazio, Collegio Regionale Guide Alpine Veneto, Fondazione Sella, Mountain Wilderness.

SERATE di PRESENTAZIONE // Per le Sezioni del CAI è stata preparata una serata di presentazione videofotografica. Contatti e informazioni telefonando allo 0444695140 o scrivendo al capospedizione presso casadicultura@gmail.com