"Bolle di sapone"

di Cristina Zamboni



Mammaaa...
Dimmi...
Sono stanca”.
Dai che manca poco”.
Poco quanto?
Poco. La vedi quell'altura lassù? Di là si vedono i laghi e così vedi che manca davvero poco”.
Di alture lassù ce n'erano un esercito, tutte schierate lì sopra. Provar a contarle sarebbe stato come mettersi a contare i capelli. Lassù, nient'altro che alture.
Forse non importava poi molto identificarne una con precisione: d'altra parte, l'una aveva fatto soltanto un gesto molto vago con la mano, tanto dall'alto si vede sempre qualcosa e poi bisognava pur dir qualcosa, e l'altra, già intenta a maneggiare un sasso sbriluccicante, non era stata nemmeno a guardare dove quel gesto indicasse, preferendo, all'indeterminatezza e all'evanescenza, la solida concretezza d'una pietra che scintilla al sole.
Poi, delle volte, basta solo un gesto a rassicurarci. Un gesto qualunque. Forse è sufficiente vederne solo l'inizio, chissà. Forse vogliamo soltanto vedere che chi ci è vicino faccia una cosa qualsiasi.

Mamma, ci possiamo sedere un po'?
No che siam già arrivati”.
Mi dai la mano?
Mica ti posso sempre tirare... Dai, dai, dai che, nei laghetti, ci sono i tritoni”.
I cosa?
I tritoni! Sono delle lucertoline che vivono nei laghi di montagna. Sopra, sul dorso, sono scuri, e sotto, sulla pancia, lisci e arancioni”.
E se non li troviamo?
Fidati che ci saranno”.
Ma come fai a sapere che ci sono?
Lo so e basta. Tu, bimba, fidati e cammina”,
Se non altro i tritoni erano più concreti dell'altura. Delle cose con la pancia arancione devono essere concrete per forza.
Ma ne possiamo portare a casa uno?
Di cosa, dei tritoni? Guarda che muoiono! Mica vorresti che morissero?
Noooo!
Però, se sono vicini alla riva, possiamo prenderne in mano uno, un attimino veloce veloce, giusto il tempo di guardargli la pancia”.
Ma non muore?
Ma no, lo rimettiamo subito giù e lui non se ne accorgerà neppure. Sono degli anfibi, ti ricordi che cosa sono gli anfibi?
Come i rospi? Son quelli che vivono in acqua ma che possono stare anche fuori”.
Stasera ci facciamo prestare un sussidiario e ci leggiamo per bene gli anfibi”.
In alto, silenziosi, i campanili del Rinaldo. Inconfondibili, dopo che li hai visti una volta non ti puoi sbagliare più.
Guarda bimba, laggiù c'è il confine. Sai, c'è stata tanta guerra lassù”.
Il confine. Più evanescente dell'altura. Qui o là, poco importa.
Mamma guarda, che bella cicala!
La cicala si distingue, il confine si confonde. Ancora concreto contro vago.
Mamma, stasera o domani possiamo comperare delle bolle di sapone?
Ancora?!? Ma cosa fai tu con le bolle di sapone!?!
Le faccio”.
Ma quante ne hai già finite questa settimana?
Silenzio. Silenzio come sotto i campanili del Rinaldo.
Allora?
Boh”.
Boh cosa? Io te ne ho già comprate due boccettine. E papà quante te ne ha comprate?
Una. No, due”.
E quella col tappo giallo che avevi in mano ieri sera?
E' di Beppe”.
Gliel'hai finita?
Ce n'erano poche dentro, ho provato a farle col detersivo dei piatti ma non sono venute bene...
T'ho detto mille volte di non farle col detersivo da piatti, t'ho detto che è velenoso...
Ma allora, s'è velenoso, è pericoloso lavarci i piatti...
Certe logiche sono incontrovertibili come le cime. Più saggio cambiar discorso.
Tu non devi prendere le cose di Beppe...
Ma lui ha preso il mio Sirius...

Buongiorno!
Buongiorno. Saluta, bimba...
Buongiorno”. “Da dove venite?
Dalla Val Visdende
E questa bambina?
E' la mia bambina
Immagino, ma come avete fatto con il ghiaione?
L'abbiamo fatto”.
Ma non sei stanca, tesoro?
Una leggera scossetta alla mano, impercettibile da chi sta vicino, se ne accorge solo la mano che la riceve.
Dura quanto un battito d'occhi, ma non è un movimento involontario...
E' un codice, come le occhiatacce e i calci sotto la tavola.
Ma cosa diavolo vorrà dire?

E' una richiesta di complicità. Vuol dire “stai con me”.
Ma i messaggi nel mondo dei grandi non sono mica sempre così chiari e inconfondibili come i campanili del Rinaldo.
C'è da perderci il sonno: la scossa può star a significare “rispondi a chi t'ha fatto una domanda” o “ti prego sta' zitta, non dir che sei stanca”. E' un mondo strano, dove non solo si leggono le righe, ma bisogna anche saper leggere fra una riga e l'altra, dove una cosa può significare tutt'altro e persino il suo contrario mentre invece il Peralba è il Peralba, il Rinaldo è il Rinaldo e una bolla è una bolla senza possibilità d'equivoci di sorta.
E' un mondo difficile, dove si fa buon viso a cattivo gioco, ma se il gioco è cattivo non si potrebbe semplicemente far a meno di giocare, come quando, in montagna, si torna indietro se fa maltempo?
No, non sono stanca”.
D'altra parte è una questione privata. Poi, la mamma è la mamma: sempre concreta, come le cime.
E concrete sono le cose che fa, dal bucato, ai panini nello zaino, ai sorrisi, agli abbracci, alle sculacciate che quando arrivano arrivano. E arrivano...
Ma lei, signora, è sicura di non essere matta? Non è un po' troppa strada con questa bambina?
Più sopra, i campanili del Rinaldo, silenziosi come sempre.
          ...

Mamma sai che anche papà ieri sera ha detto che sei matta?
Ah sì?
Sì, mentre parlava al telefono con la nonna”.
Risa a crepapelle.
Che strani, questi grandi, delle volte ridono inspiegabilmente. Anche i campanili del Rinaldo, però, se potessero, se la riderebbero di gusto.
Stasera, gioia, andiamo a prendere le bolle”.
          ...

Caso? Magia? Fortuna che aiuta gli audaci? Una colonia di tritoni... E a riva!!! Dorso scuro e pancia arancio come promesso.
          ...

Mille calci sotto la tavola dopo, mille bolle di sapone dopo, e anche dopo la legge di Poiseuille che le governa, in uno di quei meravigliosi pomeriggi ventosi in cui volano via anche i pensieri, in cui la pianura si libera dai fumi e si vedono le montagne dalla linea della costa e in cui le cime, legate con indolenza alle bitte, sbatacchiano contro i pali scandendo il tempo...
Ma', se c'andassimo a far un girino in montagna?
Chi?
Noi due. Noi due e riga, senza rompi... intorno”.
E dove vuoi dormire?
Secondo te? In rifugio, no?
          ...

Siamo già tornate.
Ma questa è un'altra storia...

Cristina Zamboni
Comacchio, autunno 2009