The Bibì & Bibòs Inter-Mountains Run Trail Champions Best in the world
from Hardmount to Pilgrim Way in 12 hours of course, Vamo là!

Dall'Aspromonte al Passo San Pellegrino in 12 ore, di corsa. Vamo là!

di Angelo Bolognesi e Michele Pifferi

 

     “... ma l'impresa eccezionale, dammi retta,
       é essere normale...”
                                          Lucio Dalla




Non è vero che in Italia non cambia mai niente. La scena nazionale si va arricchendo di una figura inedita e, a suo modo, di grande originalità: il Rockrunner, una specie di Beep-Beep che fa lo jodel.
Dopo tanto parlare della "società dello spettacolo", ecco che ci siamo in mezzo.
Però con un'imprevista prevalenza del genere comico che, com'è noto, non esclude il tragico (ne è solo l'altra faccia), ma almeno ci tiene allegri, nel frattempo.
Non ridere è quasi impossibile, con tutte le implicazioni psico-moral-culturali del caso, perchè questa è un'illogica allegria (Gaber) e, appena smesso di ridere, uno si chiede se non sia ozioso o stupido o peggio colpevole divertirsi così tanto. Male che vada, una risata ci seppellirà.
Ognuno ha gli eroi che si merita. Cosa già complessa di suo ma, a rendere ancora meno agevole la materia c'è una stramba (ma veramente stramba) circostanza.
Questo sito, qualche tempo fa, ha pubblicato il “ DOLOMYTHIC TRAIL “, un programma di una portata drammaturgica non consueta nel teatrino della montagna.
Un'ipotesi in cui un'allegra comitiva in pantaloni corti arrancando alla velocità media dei convogli che si inerpicano sulla cordigliera, (un Pompolexpress) avrebbe seguito un percorso che, a guardarlo sulla cartina, era più difficile da interpretare degli atti di un convegno doroteo degli anni d'oro.
Abbiamo pensato: è peggio sottovalutare la tragedia e pensare che in fondo siamo solo un paese di buontemponi, o sottovalutare la farsa e angosciarci oltre il lecito?
Va bene che non bisogna essere faziosi, ma l'ossessione dell'imparzialità, a volte, rende più ciechi e più irrealisti del peggiore tra i faziosi. Ora, nell'Italia odierna ci si perdona da soli e ci si ammira in proprio.
Il giudizio non interessa e non incide. Ci si giudica da sè e, in genere, come è ovvio, ci si giudica favorevolmente. Premesso questo e assodato che il "DOLOMYTHIC TRAIL" è spiegabile solo clinicamente, ci auguriamo che il sito possa avvalersi delle consulenze gratuite di qualche amico psichiatra e che cominci ad occuparsi anche della follia che è un tema affascinante anche se fuori moda.
Ci siamo chiesti cosa può spingere un normolineo padano con connotazioni urbane a virare verso forme geneticamente modificate incrociandosi con i camosci.
Il freddo intenso?
L'afa?
La costante minaccia di una invasione marziana?
La profezia di Nostradamus che collega l'abolizione dell'IMU con la fine del mondo?
Aggiungendo pure gli agguati del caso, le congiunzioni astrali sfavorevoli, ci rimane inspiegabile, al netto di queste sciagure convergenti, come, dopo una sommaria indagine, non individuare nell'umanoide stesso il mandante delle proprie cazzate (secondo l'immortale definizione di Altan).
Farne carico a lui solo, sarebbe ingiusto.
Abbiamo notato anche altri compagni di sventura, forse più dei nipoti di Paperino, certamente più di quelli che dichiarano tutto al fisco, formare un gruppetto ben illustrato dal noto proverbio “Dio li fa e poi li accoppia”.
Questi, intaccati dallo stesso virus, seguivano Caronte nello Stige facendogli il coro come i 4+4 di Nora Orlandi.
Ora, l'orgoglio delle minoranze va difeso e sostenuto, ma ciò si presta alle più sconsolate riflessioni sulla natura umana. D'accordo, correre su e giù per i monti è un duro e sporco lavoro e qualcuno dovrà pur farlo.
La cosa in sé è però indice di una deriva umana imbarazzante e, per acclarare questa scoppiettante ovvietà, il nostro ha pensato bene di programmare un percorso lungo quasi quanto quello di Ulisse, sia pure più confortevole
e assai meno esposto ai marosi ma, speriamo, non alla collera degli dei.
Ma, come sostenevano gli antichi greci, “L'abitudine è signora di tutte le cose” e, purtroppo, ci si abitua a tutto.
Con ogni probabilità, fra un po' di anni, lo vedremo al pari di quelle cose alle quali siamo affezionati come alle “buone cose di cattivo gusto” di Guido Gozzano (Loreto impagliato e il busto d'Alfieri, gli scrigni fatti di valve, Venezia ritratta a mosaici...).
Osserveremo, con domestica consuetudine, la sua barba, le sue scarpette e il suo sorriso da passaporto correre su e giù dalle cime, come si fa con il vaso di gerani o con la boccia del pesce rosso. Diventerà puro vintage, come l'icona immota di Moira Orfei che attraversa i secoli con la stessa pettinatura transennata.
Si facevano queste considerazioni al tavolino di un ristorante in riva al mare, in una baia calabra ancora
quasi intatta, con un bicchiere di Vermentino fresco che ci teneva compagnia, in attesa di un ottimo riso ai crostacei: praticamente il nirvana.
Convenendo sul fatto che era stato raggiunto il Ground Zero neurologico e che, un provvidenziale meteorite lo potesse centrare in pieno, fosse una speranza da tenere in scarsissimo conto, abbiamo ipotizzato un intervento di Batman, (che però ha già i suoi grattacapi a Gotham City) prima di decidere di cimentarci sul suo terreno.
Chi ci regala tanto buonumore merita solo gratitudine!
Ecco nascere la nostra impresa: dall'Harmount al Pilgrim Way (Aspromonte - Passo San Pellegrino, per quelli non del settore) in 12 ore, di corsa. Soste comprese, naturalmente.
Per risolvere l'aspetto tecnico che più ci preoccupava, abbiamo approntato un sistema per rendere inoffensivi gli Autovelox e i Sistema Tutor che, negli anni, hanno raggiunto una loro micidiale efficienza.
Quindi, ROCK-SCARPETT-CROSS ai piedi, una "pera" di Kryptonite, un Barattolo di Spinaci e via!


Come il nostro ROCK-MOUNTAIN-RAIL-CLOCK conferma, prima delle sei del mattino eravamo ai blocchi di partenza del HARDMOUNT-PILGRIM WAY RUNNING ROCK TRAIL ecc..ecc...

Puntuali come il giorno dei morti, dopo avere ricevuto il saluto delle autorità, ascoltato commossi l'inno eseguito dalla banda comunale e aver risposto ai calorosi saluti delle massaie alle finestre che agitavano i tricolori, al rituale colpo di cannone siamo schizzati, inesorabili, verso la mèta.

Erano già le sette e trenta quando, malgrado i tempi stretti, ci siamo concessi una frugale colazione
nell'entroterra laziale o giù di lì, se ricordiamo bene, nei pressi di un rudere.
D'altra parte il nostro compito è correre e non abbiamo mica tempo da perdere a contare le nuvole!

Siamo usciti a Orte (o Roma o Orte!) dove abbiamo fatto risuolare le ROCK-SCARPET ecc... e in leggera corsetta defatigante abbiamo attraversato i Sibillini ripulendo i leggendari campi di lenticchie di Castelluccio e, di conseguenza, litigando sul chi dovesse correre davanti.

Nel frattempo, si faceva nitida in noi, l'idea che quando entri nel tunnel della RUNNING DRUGS, non smetti più.
Le frasi che più frequentemente rimbalzavano tra noi erano: “stavolta è finita” e “odìo l'è mort”.
Ma l'impresa era eccitante e, rialzati volta per volta e, soprattutto, pezzo per pezzo, si seguitava a correre col sole in faccia e il vento tra i capelli, cipiglio dell'uomo forte e lo sguardo rivolto all'orizzonte. Olè!
Non essendo ancora le undici, abbiamo pensato bene di deviare verso la Versilia, onde varcare le Apuane
e l'Appennino Tosco-Emiliano, cosa assolutamente più stimolante dal punto di vista del RUNNING-TRAIL- MOUNTAIN ecc...ecc...

Un veloce RUNNING-TUFF-IN THE-SEA ristoratore, naturalmente molto rock e anche un po' trail e via di corsa a superare le Apuane!

Valicato l'Appennino, tra foreste misteriose e torrenti impetuosi...

 ...cercando la giusta direzione per mezzo del nostro SATELLITAR-RUNNING-MAP-APLLICATION e chiedendo informazioni a qualche indigeno, senza risultati apprezzabili.

Nell'impeto dell'agone sportivo, abbiamo varcato i confini di stato, anche se di poco.
Ma, come direbbe Lui, chi se ne frega!
Runnando, può succedere.
Tirate due racchettate a una pallina in un grazioso parchetto della zona, tanto per sgranchirci le ossa...

...fatta una flebo con due ROCK-BAGUETTES con ROCKFORT e dopo aver cercato, invano, di catturare le veloci, galliche escargots, eccoci ritornare pimpanti sui nostri passi e intravedere le Dolomiti nel primo pomeriggio.

Superati bellamente i primi banali contrafforti, con un comodo CLIMBING-RUNNING-TRAIL, ci siamo ritrovati presto sulla cima Alochet nelle Creste di Costabella.

Scendendo allegramente attraverso un RUNNING-HOLE spazio-temporale, ci siamo ritrovati al PILGRIM-WAY quando il sole declinava a occidente.

Il nostro ROCK-MOUNTAIN-RAIL-CLOCK ecc..ecc...confermava che erano trascorse esattamente 12 ore dalla nostra partenza!
Ce l'avevamo fatta.
Il nostro HARDMOUNT-PILGRIM WAY-RUNNING-ROCK-TRAIL era compiuto nei tempi stabiliti.
WE ARE THE CHAMPIONS!

Impercettibilmente ammantati da un leggerissimo velo di stanchezza, ci siamo seduti per qualche istante, aspettando il tramonto e rischiando il suicidio per sedentarietà.

Durante questa miserabile parentesi accidiosa, con la stessa naturale forza che accompagna l'acqua di uno sciacquone nel suo andare beato alle fogne, sgorgava dai nostri poveri e stopposi neuroni cerebrali, questa pacata riflessione rivolta ai ROCK-RUNNER-TRAIL-MOUNTAIN ecc...ecc...

Cari amici, premesso che il nostro parere riscontrerà un interesse sul sito che, in classifica, lo porrà tra un servizio sul prezzo del cappone e uno sulla calcolosi renale nelle renne di Santa Claus, sentiamo, comunque, l'obbligo di dirvi che la nostra formazione non-violenta ci impedisce di accanirci contro i MOUNTAIN-RUNNER-TRAIL-TRANS-ALP-HARD-PERFORMER ecc... ecc..., considerando anche il clima di pacificazione imposto dai noti eventi in corso che ci impone un contegno tollerante.
Ma sentiamo il dovere di reclamare quelli che si chiamano 'colpi di scena'.
Tipo un abbonato al Manifesto che partecipa al Grande Fratello; una escort che legge solo Dino Campana e Pessoa; un impegnatissimo regista uzbeko che declina l'invito al Festival di Cannes per andare al Billionaire a vedere le gnocche. Ne abbiamo bisogno.
Quindi, sperando di vedervi presto a una gara di Polka o addormentati in riva a un fiume con una canna da pesca in mano, ci permettiamo nel frattempo di augurarci che un capannello di volonterosi alpini, sfidando sia il freddo che il caldo, vi segua costantemente nelle vostre performances, ridendo in gruppo.
Possibilmente, dandosi il cambio anche di notte, come nei presidi operai, per garantire continuità alla risata.
VAMO LA'!

BibìRun & BibòRun
Inter-Mountains Run Trail Champions Best in the world.
Italia, 25 agosto 2013