Alla fine ne è uscita tutta un'altra cosa

di Nevio Oberti



E’ ormai da due ore buone che pioviggina piove diluvia…alla faccia delle previsioni.
Mai più. Mai più mai più! Ormai sono fradiccio. A tal punto che mi viene anche di pensarlo con una “c” di troppo.
Camminare nella natura trasforma. Si.
Indubitabile verità della quale sono la più evidente delle prove: eccomi divenuto un preziosissimo barometro a corda. Si si, aveva proprio ragione quel mio amico che diceva sempre che è il miglior tipo di barometro.
E che stamattina mentre guidavo c’era un’aria, una luce…..mmmmmhhhh fantastiche.
E meno male che porto sempre con me il k-way.
Un vero professionista dell’in to the wild…….
Dai, vediamo il bicchiere mezzo pieno che è meglio…….
Si, tra un po’ tracima tanto è colmo!

Questi sono i pensieri che ti accompagnano. Ora.
Mentre la nebbia fluttua, lenta e inarrestabile: come una marea sale in ampie volute e tutto avvolge e a tutto si appiccica. Una nuova pelle che aderisce ad ogni cosa, alberi, pietre, muschio, indumenti.
Si arrotola anche attorno ai suoni, li prende e li trasforma come fossero materia da lavorare, e quello che rende sono richiami che vengono da lontano.
Ma non è proprio iniziata così: un passo indietro.
La partenza è stata accompagnata dai migliori auspici: il giorno che comincia a stiracchiarsi, aria tersa e corroborante, silenzio cristallino.
Hai caricato tutto in macchina e via, in viaggio. Il traffico ancora lontano, la musica, il paesaggio che corre ai lati e ti viene incontro e gli passi attraverso.
“E’ un bel posto sai, vale proprio la pena farci un giro” ti ha detto. Si, ti ha convinto e appena arrivata la possibilità eccola presa al volo. Mentre l’auto va quasi non vedi nemmeno la strada, sospeso nel limbo dei pensieri.
Più attento, senza rendertene conto, a cogliere le sensazioni della mattinata ancora acerba, come lo scorrere di una pellicola sullo schermo, come spettatore, non attore.
Ma si, arriverà il momento di vestire i panni del protagonista.
Comunque, tranquillo. Tutto studiato, tutto programmato: nulla al caso.
Nessun meccanismo è a caso.

Ora cammini nel silenzio della pioggia che cade ed è questo silenzio che ti accompagna. Dalla sinfonia emerge il rumore del passo sul sentiero, mischiato allo sciacquio che il sentiero fa trasformatosi in rivolo che rotola.
Ormai anche dentro agli scarponi.
Non c’è nessun pensiero che ti riempie la testa, è una catasta disordinata di immagini, impulsi, ricordi, richiami, speranze, fantasie…..e ci sono cresciuti sopra pure i muschi.
Stamattina avevi cominciato con la classica sosta caffè lungo la strada prima di arrivare all’inizio della camminata; la barista ti aveva accolto con un bel sorriso nonostante tu avessi la necessità assoluta della caffeina tatuata in volto e….. be’ si, certo, era lo stesso sorriso con il quale accoglieva tutti gli altri avventori mattutini, ma tu l’hai fatto tuo mentre ti portavi la tazzina alle labbra accorgendoti di quanto possa essere amaro il caffè se prima non ci metti la tua solita dose di zucchero.
Poi fuori. L’aria ancora fresca a punzecchiare il viso, un giro di sguardo attorno a pensare quanto mancherà ancora di strada, e via in macchina a ripartire per non sprecare tempo che guarda caso è sempre poco anche se non finisce mai.
Gli ultimi tornanti, la strada diviene sterrata e d’improvviso ti ritrovi in un altro mondo, così diverso e allo stesso tempo familiare rispetto alle abitudini quotidiane: un richiamo di memorie assopite nel profondo di millenni, di passi posati sulla terra, di fuochi accesi, di notti e di stelle, fortunosi ripari, cacciatori e prede.
Tu ora sei lì ad attraversare tutto questo, ma con l’abito dell’uomo di oggi, quello che questi millenni ce li ha alle spalle e vive trapassandoli in macchina.

Certo che sembra proprio di riempirsi di aria nuova. Giù i finestrini. Ogni tanto mi viene anche la voglia di mollare tutto e venire a fare l’eremita in un posticino così…… si si, sogna va’! Mi trasformo nell’uomo selvatico e rompo con tutto. Se non mi rompo io!

Finalmente sei arrivato, hai parcheggiato l’auto e in un attimo eccoti ad imboccare il sentiero segnato con passo rapido e il fiato che, anche lui che non è da meno, diviene in un attimo rapido. Piano, rallenti anche perché oggi hai proprio voglia di goderti il paesaggio, i profumi, le ombre e la luci, i rumori: te lo vuoi imprimere dentro questo paesaggio e riportartelo come compagnia per la nuova settimana. Addomesticarlo.

D’altra parte tutti ormai hanno un bell’animalino domestico, da compagnia.

Il paesaggio attorno a te muta che quasi non te ne accorgi nemmeno, se non quando ti fermi per rifocillarti ed ecco che ti rendi conto che nonostante l’impegno preso, hai attraversato come estraneo quale sei il bosco, il prato, la malga e sei già fra pietre e rocce e con il cielo più blu sopra la testa.

Oh cavoli, al tempo che cammino avrei già dovuto essere sul crinale e invece….. Ecco, al solito, mai fidarsi: mi sa che mi sono perso qualche segnale. Vediamo…. No, non mi coincide proprio nulla di quello che vedo con dove avrei dovuto essere….ma vaff….!!! E ti pareva che andasse tutto liscio. Dunque, ora?
Ci mancava anche che magari cambia il tempo. Ah fantastico! Meglio che mi muova, comincia a fare un po’ freschino a starmene qui fermo. Pronti via!

Ed è proprio in quel momento che il tuo sguardo si stacca da te e alzandosi incrocia così, quasi per caso come un incontro in una stazione straniera, quella parte di cielo che blu più non è, ma nemmeno pallida o un poco ombrata. No, ti scopri a inquadrare un bel cielo cupo che ti corre incontro, da dietro la cima a rotolarti sopra.
Già non vedi più la tua ombra sui sassi e il vento che inizia a tirare ti gela il sudore sulla pelle.
Ma era tutto programmato!
Ti ritrovi d’un tratto ad accelerare il passo, affardellato dallo zaino e dai sassi che intralciano il ritmico appoggiar dei piedi, in un goffo tentativo di fuga da un futuro prossimo che già ti vede fradicio e perso ad arrovellarti sulle esistenziali e metafisiche motivazioni che ti hanno portato qui.
Ma nulla. La pioggia che per benigno sortilegio l’aria prima sosteneva ora per opposta fattura te la ritrovi tutta addosso e sferzante sul volto, tanto irrispettosa da penetrare ovunque. I famosi capricci del meteo in montagna.

Ma si potrà essere più sfigati. E meno male che sono almeno attrezzato.
Dai, tranquillo, ormai è inutile correre, tanto bagnato per bagnato almeno mettici un po’ di attenzione e non rischiare scivolosi capitomboli che sai dove cominciano e mai dove finiscono.
Eccheccavolo! Una volta che mi decido e riesco a organizzarmi per una fuga in solitaria!!
Pessimo. Non ho nemmeno detto a casa dove sarei andato. Mica da far la fine del tipo là, quello rimasto bloccato con il braccio incastrato. Be’ però io sono attrezzato: il coltellino svizzero ce l’ho.
Hey, proprio nessun segno di aver voglia di smettere sta pioggia e adesso ci mancava anche che comincia ad arrivare sta bella nebbiolina. Mica male. Mi va bene che almeno qui cammino in pian, dai.

Te lo hanno sempre detto tutti che sei un uomo fortunato, che c’è qualcuno là in alto che ha uno sguardo speciale tutto per te e un po’, lo sai, ne vai anche orgoglioso. Il sentiero finalmente comincia piano a scendere, la pioggia sembra ti conceda un attimo di respiro.

Speriamo non sia che sta prendendo la rincorsa.....

Attraversi ora i primi, timidi alberi, ancora piccoli e contorti.
Ecco il larice e il cembro, isolati, solitari, due condottieri che si sono spinti al limite.
Affaticati ma tenaci pionieri in un terreno ostile.
La tregua meteorica prosegue ed eccoti ora nel bosco a penetrare odori umidi e rumori gocciolanti di nuvola bassa. L’unico tuo pensiero, che ora come un picchio insiste sulla corteccia, è sperare che questa lenta discesa conduca nella giusta direzione.
Una nenia che ti culla il passo divenuto ora soffice e ondulato.

Bello però sto posto qui. Dai, speriamo che regga e mi lasci arrivare senza più acquazzoni. Sempre che stia andando dalla parte giusta. Be’ si, mi sembra proprio anche se mi sa che sono ancora parecchio lontano e in alto. Certo, ora che va un po’ meglio devo ammettere che là sopra, in mezzo alla nuvola e alla pioggia con quella luce nera e buia era anche affascinante il tutto.

Qualcosa nell’aria cambia spessore. Ti fermi. Volti il capo. La luce è diversa. Non ti sei reso conto, chiacchierando con i tuoi pensieri, che il bosco davanti a te sta diradandosi, entra una luce aperta, messaggera, che fa diventare incerto il tuo passo e titubante prosegui, non sapendo se ciò cui vai incontro sia buono o meno.
Ma c’è un’attrazione che dimentica la prudenza e ti avvii a quella luminosità pulsante.
E’ un attimo!
Dietro l’ultimo ramo che scosti ecco apparire poco distante, poco più sotto, ecco emergere dalle onde di nebbia che si stanno silenziosamente ritirando, dapprima una luce che si espande, tenue e poi sempre più decisa, che mischia la terra con il cielo e si fonde in un gioco di colori e riflessi; poi al tuo naso giunge il tocco leggero di una fragranza di aria giocosa, ballerina e giovane.
La tua mano è ancora posata sulle foglie che ora scosti del tutto e fai un passo avanti.
E’ un attimo!
Il tuo sguardo si espande e con esso, trainato, tu; e d’improvviso lo senti, senti il filo che dalla terra ti attraversa e si slancia al cielo. E’ una frazione, un battito di ciglia e svanisce, non c’è più, ma tutte le tue molecole ne serbano il ricordo, la certezza che c’è stato quel filo che ti ha attraversato e ti ha fatto terra e cielo.
Ti avvicini...... lo specchio d’acqua che raccoglie in sé, come a ricordartelo, i colori e gli umori della terra e del cielo, mischiati, impastati, rimandati ai tuoi occhi in un unico riflesso.
Il lago che ti si mostra davanti per un istante, effimero ma lacerante istante, lampo di universale rivelazione che non si lascia afferrare ma ti schiude uno scrigno dove scopri che avevi un tesoro e non lo sapevi...che meraviglia!
Ti avvicini.....

Osti che bello! Ma te pensa, ma sono arrivato al lago Selebel. E non ho capito da che parte ci sono arrivato visto che cominciavo proprio a pensare di essermi perso. Eufemismo. Ammettilo: perso ti eri davvero perso, ecco una cosa su cui non esistono dubbi. Mì è andata bene dai.
Certo che non me lo aspettavo proprio.....con questa luce poi.
Ci sono stato un sacco di volte ma oggi mi sembra proprio di vederlo per la prima volta....che spettacolo, che meraviglia! Con questa luce....

E meno male che tutto doveva essere programmato e prestabilito. Ora ti viene proprio il pensiero che non c’è nulla che tu possa comandare e programmare. Magari a grandi linee si, ma i dettagli, quei piccoli particolari che fanno di ogni momento una singolarità, quelli no.
Sei tranquillo adesso. Puoi serenamente tornare senza problemi, anche se riprendesse a diluviare, ma sarebbe un diluvio che ti troverebbe con un diverso abito ad avvolgerti.
Non impermeabile, anzi, assolutamente permeabile, ma sapendo che quell’acqua che ti potrebbe impregnare altro non è che della stessa natura di cui tu sei, sulla quale i tuoi piedi camminano, della quale i tuoi polmoni si riempiono, la cui musica ti narra di te.

Nevio Oberti
Dalmine (Bergamo), 11 gennaio 2012