Nuova variante al Monte Cernera

di Claudio Pra


Nel dicembre del 2015, sfruttando un periodo incredibilmente mite contrassegnato da condizioni meteo stabili come non mai, ho potuto sbizzarrirmi con salite in alta quota decisamente fuori stagione, concentrate soprattutto sul “mio” Cernera. In una di queste, condotta all’alba, dopo essere sceso dalla vetta principale ho raggiunto l’erboso Verdàl, che offre un grande colpo d’occhio su varie cime di quel Gruppo.
Da lì mi è balzata all’occhio quella che ho intuito poter essere un via alternativa di salita al Monte Cernera dal Valon de la Ciaza. Gran parte dell’itinerario appariva ampiamente alla portata ma in alto, finite zolle ghiaioni e canalini, le cose diventavano meno chiare.
Lassù si trattava, infatti, di risalire una paretina all’apparenza piuttosto verticale ed esposta per giungere sotto a una cengia trasversale, raggiungibile scavalcando un’altro salto roccioso. La cengia dava accesso a un pendio che si esauriva sulla sella tra il Monte Cernera e il Cernera Sud, posto che avevo già raggiunto più volte calando dalla cima principale. Dalla sella bastava comunque risalire un canalino per arrivare in vetta.
Che bella via ne sarebbe risultata e all’apparenza forse nemmeno troppo difficile (l’ho anche segnalata nel mio libro “Cernera piccolo incanto selvaggio”).
Passato l’inverno, ogni volta che passavo per il Verdàl buttavo sempre un occhio a quel percorso, che però mi lasciava dubbioso e timoroso molto più di qualche mese prima, tanto da non attirarmi mai per un ispezione ravvicinata. Solo a fine settembre mi sono deciso ad approcciarlo, più che altro per valutarlo un po’ più da vicino.

Così in uno splendido e caldo pomeriggio ho raggiunto da Passo Giau la Forcella de la Ciaza, scendendo poi per qualche centinaio di metri nel grandioso Valon de la Ciaza, fino al punto utile per cominciare la risalita della possibile variante al Cernera. Ho scelto la seconda parte della giornata per trovare il versante (esposto a ovest) soleggiato e quindi più accogliente. Ma l’approccio non è stato certo convincente, con la testa che già durante l’avvicinamento aveva praticamente rinunciato ancor prima di conoscere le difficoltà da superare.
Tra l’altro, pur avendo studiato a lungo la salita, mi sono ritrovato presto in un imprevisto labirinto, con una fascia rocciosa non facilmente superabile a sbarrarmi strada e visuale. Ma fondamentalmente era proprio la convinzione a mancare e così, dopo aver girovagato invano in cerca di un passaggio più agevole verso l’alto, ho deciso di scendere, indirizzandomi verso un poggio panoramico che mi ha permesso una visione inedita della parte alta della possibile variante. La vista ha però rafforzato i dubbi. No, era meglio lasciare perdere.

Ma il giorno seguente il maledetto tarlo si è nuovamente insinuato nei miei pensieri.
Controllando le fotografie prese da lontano non riuscivo a capire quanto in alto fossi arrivato nella mia esplorazione e soprattutto non mi tornava quella fascia rocciosa incontrata.
Dalle foto il percorso pareva ovvio; si doveva lungamente salire sfruttando una striscia erbosa insinuata tra le ghiaie, traversando più in alto a destra e salendo ancora, giungendo all’apparenza senza eccessive difficoltà sotto le rocce sommitali in prossimità della cengia, dove probabilmente le cose si facevano più difficili.
Che le immagini tradissero così tanto la realtà o avevo invece sbagliato la direzione della salita?
Tre giorni dopo, verso le 13.00, eccomi ancora lì, all’inizio del pendio, stavolta insieme alla mia intrepida compagna Eva. Appena svegli, considerate le condizioni meteo non certo ideali, avevo pensato di portarla a fare due tranquilli passi in montagna, ma lei stessa, al corrente del mio progetto sulla variante al Cernera, mi ha proposto di ripercorrerla nella parte bassa per cercare di dare almeno qualche risposta ai dubbi sollevati dal precedente tentativo. Nonostante il cielo grigio e le nubi basse potevo dire di no? Ed allora siamo saliti da Passo Giau scollinando la Forcella de la Ciaza.

Per fortuna il versante interessato dalla nostra esplorazione è al momento sgombro dalla nebbia, anche se questa va e viene. Se dovesse peggiorare dovremmo tornare indietro immediatamente per non rischiare di trovarci senza visibilità su un terreno ostile e sconosciuto. In ogni caso si tratta solo di cercare di dare un’occhiata più da vicino alla parte alta, per vedere se varrà la pena portare un serio tentativo di salita nei prossimi giorni.
Stavolta, avendo il dubbio di aver sbagliato qualche giorno fa, mi tengo molto più a sinistra seguendo la prima striscia di zolle utile. Ma neanche quello è il percorso giusto perché appena più in alto un profondo intaglio rende impossibile continuare l’avanzata. Cominciamo bene…
Riscendiamo aggirando un canalino e alzandoci su per una seconda sottile striscia di zolle.
Più in alto bisogna aggirare delle rocce, vediamo se li dietro il nostro tentativo verrà nuovamente frustrato.
Invece no, quella intrapresa si rivela la pista giusta.
Erigiamo qualche ometto che indirizzerà la nostra discesa e continuiamo ripidamente a salire, aiutandoci con i bastoncini. La progressione è faticosa ma non difficile e anche una traccia di camosci ci agevola.
Mi accorgo di essere giunto molto più in alto di tre giorni fa.
In quell’occasione avevo seguito il percorso di oggi solo per un tratto, traversando poi a destra ritrovandomi sotto la fascia rocciosa. Salendo invece qui riusciamo ad aggirarla.
Ogni tanto mi giro per dare un’occhiata alla nebbia, che per il momento non appare densa.
Ora entriamo in un canalino roccioso. E’ il tratto che nelle foto sollevava parecchi dubbi, apparendo assai verticale. Invece si rivela meno ostico del previsto, tanto che continuiamo ad usare i bastoncini.

Dovremmo essere vicini alla paretina che immette alla cengia.
Mi prende una grande frenesia perché capisco che siamo al punto chiave.
Se passiamo qui il tentativo è riuscito e una grigia giornata che doveva portarci unicamente a valutare meglio l’itinerario potrebbe trasformarsi in quella tanto sognata.
Salgo veloce, ansioso di scoprire cosa c’è sopra, mentre la povera Eva chiede di fermarsi un attimo per bere un sorso di tè. L’ambiente è grandioso ma al contempo inquietante con il grigio a farla da padrone.
Ecco il saltino che immette alla cengia … non mi pare troppo difficile, sarà forse un secondo grado.
Lo superiamo mettendo piede sulla cengia ghiaiosa.
Ma sarà la cengia giusta?
Siamo in mezzo alle rocce e potrei anche aver sbagliato.
Dentro di me sono però sicuro che siamo sulla via giusta, quasi fossi già passato di qui.
Mi accorgo, infatti, di riconoscere dei piccoli dettagli presenti sulle foto scattate da lontano.
La conferma arriva appena più in alto, quando compare la cima del Monte Cernera.
Non siamo ancora su ma mi rendo conto che è davvero fatta e mi lascio andare a qualche gesto liberatorio. Saliamo ancora su terreno non difficile e raggiungiamo la selletta tra il Monte Cernera e il Cernera Sud.
Decidiamo di rinunciare a raggiungere il Cernera Sud, per oggi basta e avanza la cima principale.
Saliamo ancora e attraversiamo un esposto canalino risalendolo sul suo margine sinistro.

Infine altri trenta faticosi metri ci permettono di raggiungere la croce di vetta del Monte Cernera, dove un lungo abbraccio suggella questa nostra avventura a lieto fine.
Chi l’avrebbe detto che proprio oggi saremmo giunti quassù, in una giornata grigia e nebbiosa nella quale volevo portare Eva a fare quattro passi?

Claudio Pra
Alleghe (Belluno) ottobre 2016


Monte Cernera (2665 metri) per la variante del Valon de la Ciaza


Dalla frazioncina di Toffol raggiungiamo in brevissimo tempo l’adiacente borgo di l’Andria, dove imbocchiamo sulla destra una stretta e ripida stradina, inizialmente asfaltata, che più avanti s’inoltra nel bosco.
In meno di mezz’ora giungiamo ad una baita. A fianco di questa (cartello) parte un sentiero segnalato da lì in avanti con dei bollini rossi. Dopo un primo tratto piuttosto pianeggiante riprendiamo decisamente a salire, con la pendenza che si fa ancora più accentuata una volta fuori dal bosco, nella risalita dei prati sommitali che scendono dal Cernera. Arrivati quasi sotto le rocce ci dirigiamo a sinistra, imboccando un canalino che da accesso alla grande cengia che fascia il Verdàl e il Cernera. Sempre tenendo d’occhio i bolli insistiamo a sinistra salendo sulla cengia e poi proseguiamo su dritti per ripide zolle, affrontando un brevissimo passaggio stretto ed esposto.
Facciamo così ingresso nel grandioso e solenne Valon de la Ciaza. Continuando a seguire i bolli ci alziamo e poi ci dirigiamo verso destra, fin sotto le pareti del Cernera, dove riprendiamo a salire verticalmente.
L’itinerario, mancassero i bollini, è comunque ampiamente intuibile, molto faticoso ma non difficile.
Impressiona l’isolamento e la bellezza di un luogo davvero unico, frequentato da un gran numero i camosci.
Nella parte alta, ormai vicinissimi alla Forcellai de la Ciaza, i bolli ci indirizzano a sinistra portandoci verso il centro del solco. Noi invece cominciamo a rimontare i ripidissimi pendii che calano dal Cernera sulla destra, sfruttando una sottile striscia di zolle che si allunga verso l’alto appena a sinistra di un evidente canalino sassoso.
Incontriamo anche una marcata traccia di camosci che agevola la progressione.
Giunti sotto delle rocce continuiamo ad avanzare contornandole e poi dirigendoci verso destra, entrando nel canalino che avevamo incontrato in basso, quassù molto meno invaso da sassi e ghiaino.
Lo risaliamo facilmente fin sotto le pareti sommitali che propongono un unico sbocco sulla sinistra, costituito da una paretina forse nemmeno di secondo grado, scalata la quale raggiungiamo una larga cengia ghiaiosa che seguiamo per un centinaio di metri circa, indirizzandoci poi a destra rimontando un pendio misto di roccette e zolle che ci permette di raggiungere la sella tra il Monte Cernera e il Cernera Sud, quest’ultimo visitabile dopo aver percorso un’aerea crestina. Per portarci invece sul Monte Cernera proseguiamo a sinistra risalendo alcune roccette e poi traversando a sinistra lungo una esile e corta cengetta, facile ma esposta, fino a raggiungere l’estremità erbosa del canalino che cala dalla cima. Lo rimontiamo tutto e infine giriamo a destra in direzione della bianca croce di vetta, inebriati dal panorama ma soprattutto dallo strepitoso itinerario seguito, che dal basso ci aveva intimorito salvo poi rivelarsi logico e nemmeno troppo difficile.

Punto di partenza: Toffol (1468 metri).
Tempo stimato 3,30/ 4,30 ore
(La variante ha la sua massima logica se imboccata dopo aver percorso il Valon de la Ciaza).

Il rientro più facile e veloce consiste nel raggiungimento di Passo Giau scendendo lungo la “normale” al Cernera.
In questo caso bisogna aver lasciato una macchina a Passo Giau.

In alternativa si può scendere lungo il versante nord sotto al Verdàl (sentiero segnato e non difficile) fino a raggiungere la strada che da Selva di Cadore sale a Passo Giau, all’ingresso della Val di Zonia (anche in questo caso bisogna aver lasciato una macchina).

Una terza possibilità, allungando molto il percorso, consiste nel seguire il rientro sopra descritto, evitando però di raggiungere la strada di Passo Giau ma continuando la marcia riguadagnando quota su sentiero non evidente, contornando in seguito lungamente il Verdàl. Più in basso una stradina per trattori ci riporterà fino a Toffol.