Ciaspolata fuori traccia ... proprio come piace a me

di Gabriele Villa


Non ci vuole poi tanto a costruirsi una piccola avventura, senza troppe pretese e senza rischiare più del dovuto.
In escursionismo, si può andare in un luogo che non conosci senza avere la cartina, oppure in un altro che conosci quel tanto da poterti orientare anche senza un sentiero da seguire, se poi ci vai d'inverno con la neve a terra senza che sia passato nessuno prima, allora sei proprio sicuro di dovertela saper cavare da solo. Ovviamente non bisogna esagerare e essere pronti a tornare indietro nel momento in cui la situazione pare sfuggirci dal controllo.

Il vallone che sta tra lo Spiz de Copada e lo Spiz de San Piero lo avevo risalito con una gita sociale del CAI Val di Zoldo nell'agosto 2017, guidata dall'amico Pompeo De Pellegrin, seguendo antiche e labili tracce di carbonai. 
Partendo dalla strada asfaltata, presso Cornigiàn, avevamo risalito il vallone per salire lo Spiz de Copada e, ridiscesi nel vallone dopo avere raggiunto la cima, avevamo ripreso a salire fino a sbucare al Pian d'Angias, per ritornare seguendo il sentiero 485 e 483 prima verso Forcella Cibiana e poi, passando per malga Copada Bassa, per chiudere l'anello traversando nel vallone di inizio escursione e, infine, ritornare al tornante della strada dal quale eravamo partiti al mattino. 
Ecco, ripetere quell'anello d'inverno con le ciaspole (partendo più in alto, ovvero da forcella Cibiana) era la voglia che mi girava da un po' nella mente e, finalmente, quasi a fine inverno, ecco presentarsi le buone condizioni della neve e anche una situazione meteorologica favorevole per poterci provare.
Il grado pericolo valanghe di avvicina più al 1 che al 2, perchè la quota a cui si svolge l'escursione si colloca sotto i duemila metri, il vallone si trova in versante nord e quindi in ombra, offrendo neve consistente per le ciaspole (però con i ramponi dentro lo zaino), precipitazioni assenti e temperatura di pochi gradi sopra lo zero.

Il primo tratto di escursione è un poco variegato: si percorre un chilometro circa a lato della pista di fondo per poi imboccare una forestale non battuta fino ad arrivare alla malga Copada Bassa. Sono quasi due chilometri, all'inizio con qualche fondista che scende dai tratti ripidi "raspando" con gli sci a spazzaneve, poi allontanandosi pian piano da ogni rumore per arrivare allo slargo sul quale sorge la malga e prima di entrare nel bosco.

Cerchiamo i segni rossi sugli alberi, unico riferimento perchè il sentiero è sotto la neve e sopra questa non ci sono tracce di passaggio, anche perchè non è un sentiero numerato, ma un percorso che veniva utilizzato dai malgari, (collega tra loro le malghe Copada Bassa e Copada Alta), quindi non è frequentato, tanto meno d'inverno.

Troviamo un tratto nel quale la neve è più dura e anche la pendenza è più accentuata, siamo vicini al limite.
Siccome la crosta di neve non è né dura e nemmeno spessa, anziché calzare i ramponi, preferiamo bloccare le ciaspole e traversare faccia a monte dando calcetti al pendio in modo da rompere la crosta di neve dura e ricavare dei gradini, anziché affidarci alla tenuta dei chiodi sotto le ciaspole. Traversiamo con cautela, ma si va avanti.

Finalmente il sentiero spiana e possiamo sbloccare le ciaspole e tornare a procedere più velocemente.
Tra gli alberi si vede filtrare la luce del sole, pare di intuire che siamo nella parte in cui il vallone si allarga e si dovrebbe cominciare a salire verso l'alto.

Un segno rosso indica una deviazione netta di direzione. Sarà il segno del "nostro" sentiero? Lo speriamo.
Per fortuna con me c'è "occhio d'aquila" che vede un segno sbiadito su un albero. Io i segni non li vedo neanche dopo che me l'hanno detto. Che sia per quello che le poche volte che sono andato a funghi in vita mia non ne ho mai trovato uno? La domanda sorge spontanea... Ora procediamo, salendo verso l'alto. 

Non è che i segni rossi che seguiamo abbiano una gran logica, inoltre ho la sensazione che stiamo andando troppo spesso verso sinistra, cioè verso il fianco dello Spiz de Copada, mentre io andrei più verso destra. Ad un certo punto arrivo su una piazzola che dà l'idea di essere proprio un ripiano su cui sorgeva una carbonaia; ci sono vari segni rossi sulle piante intorno, alcune X rosse tracciate su due abeti e un numero (36) scritto in grande su una pianta. Penso siano segni di boscaioli o di guardie forestali. Guardo a lungo intorno, ma di segni rossi non c'è più traccia. Sono quasi contento, finalmente potrò andare dove mi pare meglio, tanto so che devo uscire dal vallone in alto e la speranza è quella di sbucare al Pian d'Angias, come facemmo nella gita con il CAI Val di Zoldo.

Riprendo a salire e individuo una traccia di lepre, un animaletto di cui ho imparato a fidarmi perchè non riesce a salire sul troppo ripido se la neve ha la crosta. Infatti, la traccia segue un avvallamento poco pronunciato e va proprio nella direzione che ritengo giusta. Affrontiamo anche qualche tratto ripido, ma è solo per velocizzare.

Con rammarico vedo scendere la foschia e la visibilità diminuisce, anche se non in maniera preoccupante.
"Ma tu ti senti tranquillo con questa nebbia?" - mi sento chiedere.
Penso dentro di me che avrei preferito rimanesse una buona visibilità, anche se siamo all'interno di un bosco, poi rispondo: "Siamo dentro un vallone e dobbiamo salire in alto per uscirne, dopo di che incontreremo Pian d'Angias che è attraversato per tutta la sua lunghezza dal sentiero che va alle Calades il quale è molto frequentato anche in inverno, quindi sarà sicuramente ben battuto e facilmente visibile."
Spero di essere stato rassicurante, ma intanto riprendo a battere la traccia di buona lena.

Ho ritrovato la traccia della lepre e la seguo, poi ho la sensazione di vedere un pendio ripido che potrebbe essere il fianco dello Spiz de San Piero e devio verso sinistra. In questo tratto ci sono piante rovesciate da scavalcare o da aggirare e per una decina di minuti vado avanti serpeggiando nel bosco senza troppo ordine. Dura una decina di minuti questo vagare, poi una raffica di vento porta una schiarita che mi fa vedere lo Spiz de Copada e capisco subito dove siamo finiti, cioè assai più a sinistra rispetto a Pian d'Angias, dove avremmo dovuto sbucare.

Mi trovo sotto un pendio di neve assai ripido, ma non ho certo voglia di fare altri giri larghi per aggirarlo.
La neve è abbastanza consistente per cui torno a bloccare le ciaspole e salgo dritto scalinando il pendio.
Sbuco una cinquantina di metri ancora più a sinistra di dove immaginavo, ma nella sostanza non cambia granché.
Siamo sulla dorsalina che sulla cartina è riportata come quota 1.881. Procedo decisamente, stavolta verso destra, ma prima di arrivare alla cima mi sento mancare la neve sotto le ciaspole, prima sotto una e poi sotto l'altra e mi trovo nella neve fino al busto. Ho beccato un mugo e uscirne è un poco complicato. Sbuffo e impreco, più che altro per la sorpresa di questo inaspettato sprofondare dal quale, con un paio di "accipicchia", mi tiro fuori.  

Guardo la sagoma dello Spiz de San Piero e il vallone dal quale siamo saliti che non ricordavo così largo.
Ora capisco che la traccia della lepre che ho smesso di seguire forse portava proprio là, al Pian d'Angias che, a occhio e croce, si trova tre o quattrocento metri più in là rispetto a dove siamo noi.

Il canalone che sbucava a Pian d'Angias era quello più in là della dorsale boscosa.
Noi abbiamo salito quello più a sinistra, "rumando" un po' di più nel bosco. Vab
bè, l'importante era arrivare fuori, perché questo versante lo conosciamo bene e sappiamo esattamente dove troveremo la traccia battuta.
Ora ci possiamo rilassare e mettere qualcosa sotto i denti, poi rientreremo per la traccia conosciuta.

Alla fine sarà un giro di cinque ore e persone incontrate nessuna.
Tra me e me penso che devo un grazie a chi mi ha seguito con silenziosa fiducia e un piccolo grazie anche alla lepre che mi ha indicato un buon tratto di traccia nella parte alta del canalone.

Gabriele Villa
Ciaspolata fuori traccia ... proprio come piace a me
Vallon de Spiz de Copada, domenica 10 marzo 2019