Il ghiaccio è un'opinione

di Mauro Mazzetti

Chi l’ha detto che occorre consumare obbligatoriamente centinaia e centinaia di chilometri per raggiungere desolate lande ove dar sfogo all’irrefrenabile desiderio di calpestare ghiaccio con i ramponi e di demolirlo con le piccozze? A volte basta guardarsi intorno, per ritrovare ancora una dimensione di avventura non inquinata dall’esasperata ricerca di novità e di “no limits”. Considerato che Cogne e la Val Varaita non sono proprio dietro l’angolo, non mi è sembrato vero di accorciare i tempi di viaggio, limitandoli a meno di un’ora di macchina da Genova.
Mi è capitato di percorrere la strada provinciale della Val Brugneto in ogni stagione, e sempre mi sono stupito del paesaggio circostante; essendo poi “maniaco” del ghiaccio, ho spesso immaginato linee di salita in ogni valletta dove scorre – o scorreva – anche solo un filo d’acqua. Prova e riprova, un paio di inverni fa ho finalmente trovato quello che cercavo da tempo: una cascata di ghiaccio stretta e sinuosa, con un comodo avvicinamento e senza pericoli oggettivi. Purtroppo impegni vari mi tennero lontano nel breve periodo favorevole, e quando tornai in valle il ghiaccio aveva lasciato spazio ai fiorellini di campo.
Nel dicembre 2001, complice un inizio di inverno rigido per via del vento siberiano, la “mia” cascata di ghiaccio è però nuovamente ricomparsa. E’ bastato un colpo di telefono al mio amico Roberto per concordare uno strano e gelido appuntamento. La cascata, sufficientemente formata e solida, si è lasciata salire bonariamente, regalandoci una bella mattina lontano dallo stress e dall’impegno a volte richiesto per salite similari in ambiente ben più austeri e severi.
Ciò premesso, troverete qui una scheda tecnica della salita: tengo peraltro ad evidenziare come le condizioni del ghiaccio non siano così stabili e durature come quando si parla della roccia. Vi invito quindi a tenerne conto, allo scopo di non fare un viaggio a vuoto: comunque, mal che vada, potrete scoprire (o ri-scoprire) il monte Antola nell’affascinante stagione invernale, tra trine di ghiaccio e gruppi di faggi,  ripercorrendo i sentieri che hanno contribuito a costruire un pezzo della storia dell’escursionismo ligure.  

MACCHIE DI GHIACCIO

Prima salita: 16 dicembre 2001, Mauro Mazzetti, Roberto Luxardo

Dislivello: mt. 100

Difficoltà: I, 2+ (AD sup.)

Esposizione: Nord

Avvicinamento stradale: Genova, S.S. n. 45 della Val Trebbia verso Piacenza, Torriglia, bivio Lago del Brugneto, Galleria di Garaventa, Bavastri. Posteggiare appena dopo il ponte, prima dell’ultimo tornante che precede il paese di Bavastri.

Avvicinamento: salire sulla scarpata prospiciente la strada, seguendo fedelmente verso sn. la rete di contenimento. Raggiunto il primo avvallamento, salire decisamente. Il couloir è visibilissimo già dalla strada asfaltata.

Relazione: risalire il pendio, superando tratti ghiacciati e roccette. Salire un breve colonnato (4 mt 80°/85°), oppure più facilmente a dx. (70°)  e sostare a dx. su alberi dopo una sezione abbattuta (55°). Guadagnare il salto successivo districandosi nel letto del rio fra ghiaccio di fusione e pietre. Nel piccolo anfiteatro si notano, da sn. a dx: una sottile stalattite che si fonde con la roccia (5 mt. 90°), una placca leggermente abbattuta con ghiaccio meno solido (4 mt. 80°), un’uscita a 65° che si perde nel bosco. Con le prime due soluzioni sosta a sn. su alberelli, con la terza soluzione sosta a dx. su alberi. Dalla sosta si può ancora risalire una interessante goulotte (20 mt. 65° e misto facile), non completamente formata il giorno della prima salita.

Discesa: risalire per una cinquantina di metri la scarpata semi erbosa, poi cominciare la discesa sul costone boscoso (sn. idrografica della cascata) con un largo semicerchio che riporta all’attacco. Da qui alla strada come per l’avvicinamento.

Note: facile e discontinua goulotte con un paio di brevi tratti impegnativi. Priva di pericoli oggettivi.

 Mauro Mazzetti

Anfiteatro

Stalattite