Le cascate con lo spogliatoio

 

di Gabriele Villa

 

Il mio personale rapporto con le cascate di ghiaccio è quantomeno controverso, per non dire conflittuale. Ho sempre considerato masochistico trascorrere un’intera giornata dentro ad una gola gelida o nel freddo ombroso di un versante nord, mentre in alto il cielo appare azzurro e intorno si vede il sole inondare i versanti sud e se ne intuisce il piacevole tepore.
Eppure gli ambienti glaciali, le stalattiti appuntite, i torrenti pietrificati dal freddo, le candele verticali con il ghiaccio trasparente e fragile, esercitano su di me un’attrazione particolare.
Un altro aspetto negativo dell’arrampicata in cascata è quello “logistico”, nel senso che si arriva in luoghi freddi all’inverosimile, uscendo dagli involucri riscaldati delle nostre auto.
Così, lì, nel freddo reso ancora più intenso dallo sbalzo termico, ci si prepara battendo i denti fino a che, nel movimento del camminare, non si ritrova un pò di conforto, ristabilendo un equilibrio calorico accettabile.
Nel presente inverno, però, le cose sotto questo aspetto sono di molto migliorate perchè abbiamo una comodità fino a qualche tempo fa impensabile: le cascate con lo “spogliatoio”.
Sì, perchè stiamo scoprendo la Val Malene, nel Tesino ed in particolare la Malga Sorgazza, gestita da Maurizio e Carla. Adesso si parte prima dell’alba, come sempre, ma dopo un viaggio di un paio d’ore si arriva con l’auto sull’uscio della malga, nella quale ci si può concedere un caffelatte caldo con una fetta delle squisite torte preparate da Carla. Ma non solo.
Siccome siamo a casa da amici, è possibile cambiarci a fianco della stufa accesa (e quando fuori fa – 10 C° è una libidine!) e poi in una ventina di minuti si arriva ai piedi di qualche cascatella e senza nemmeno l’assillo di dover fare in fretta per anticipare la concorrenza, come succede nei luoghi rinomati, quali Sottoguda, Sappada o Val Daone.
Ecco allora che il mio rapporto con le cascate, questo inverno, è diventato meno conflittuale ed ho ripreso in mano le piccozze, dopo avere saltato a piedi pari l’inverno 2004, così come ha fatto Leonardo, dopo una pausa ancora più lunga della mia. Che accoppiata, ragazzi!
Gabriele capocordata (sua ultima cascata da primo nel gennaio 2003), Leonardo come secondo (sua ultima cascata nel gennaio 2000).  
Naturalmente abbiamo scelto un percorso alla nostra portata: quella “Sorgazza di destra” che avevano percorso Franz e Alby, ancora a fine novembre, descrivendola facile e al contempo interessante. E’ stata una scelta azzeccata e ci siamo divertiti.
Cosa ricorderò di questa giornata?
Sicuramente il timore reverenziale con il quale ho percorso i primi ripidi metri con la corda sotto e non sopra, lo stillicidio dell’acqua di fusione alla prima sosta, con le gocce che, rimbalzando sul ghiaccio, mi avevano inzuppato il sedere fino a che, avvertito il “freddo umido” al fondo schiena, non mi spostassi un metro più in là. E ancora, le raffiche di vento gelido alla seconda sosta e la trincea di neve scavata per riuscire a raggiungere lo scivolo di ghiaccio del terzo tiro, così come il salto carino, ma troppo breve, del quarto tiro.
Ricorderò ancora il mio compagno, mentre accende l’immancabile sigaretta alla sosta, prima di prendere in mano le corde ghiacciate per farmi sicura.
Anche la discesa nel ripido bosco resterà un piacevole ricordo, con quella corda doppia da venti metri, posizionata su di un albero ricurvo, per scendere un breve risalto roccioso.
Naturalmente la conclusione della salita si è consumata a Malga Sorgazza dove ci siamo potuti cambiare nello “spogliatoio” caldo, per poi sederci a tavola facendo il pieno di zuppa di farro, pizzoccheri e canederli.
Erano le quattro del pomeriggio, non certo l’ora propriamente canonica per stare a tavola, ma questo rimane un dettaglio trascurabile. 

                                                                                                Gabriele Villa

Ferrara, 14 febbraio 2005