Questa volta iniziamo con una piccola presentazione dei luoghi in cui si svolge il racconto (a cura della Redazione), così giusto per "inquadrare" l'ambiente e far capire, soprattutto a chi dei nostri lettori non è alpinista, di cosa e di dove si sta raccontando.


CIMA TOSA
. Altezza 3173 metri. 

Colossale massiccio roccioso che si eleva nel cuore del Gruppo di Brenta, tra l'enorme conca della Pozza Tramontana o pozza Tremenda e le testate della Val d'Ambiez, della Valle dei Camosci e della Val Brenta.

Il nome di Cima Tosa deriva dalla sua configurazione; vista dalle Valli del Sarca e del Noce e anche da quelle dell'Avisio e del Brenta, la vetta appare come una bianca cupola nevosa, con l'aspetto di una testa canuta, tonsurata: da ciò il nome di Tosa. 

Sul versante Nord la cima presenta un grandioso canalone ghiacciato dell'altezza di 900 metri, salito da Virgilio Neri, da solo, il 21 luglio del 1929, che in seguito da lui ha preso il nome, diventando "Canalone Neri".
Il canalone separa il massiccio della Tosa da quello del Crozzon di Brenta e la sua salita è da considerarsi la più bella del genere nelle Dolomiti. 

All'inizio di stagione il suo percorso è di solito facile, ma ci sono probabilità di cadute di neve dalle creste sommitali. 
Nell'estate inoltrata si trovano invece normalmente due crepacce il cui superamento può presentare serie difficoltà e zone di ghiaccio vivo.

L'inclinazione media è 45°; la pendenza però va sempre accentuandosi verso la cima, arrivando ad un massimo di 55°.
(Nota tratta da "Le Dolomiti di Brenta" di Gino Buscaini ed Ettore Castiglioni. Edizioni CAI-TCI. 1977)


Giorni BiancoNeri

di Francesco Pompoli

L’ultima gita sul Monte Bianco, poi quarantacinque giorni lontano dalle montagne… l’astinenza sale, dove si può andare? Sul Neri, of course!

Le previsioni meteo non promettono nulla di buono, ma la voglia di andare è tanta, se salta questo weekend forse se ne riparlerà, tra un impegno e l’altro, a settembre… decido di giocarmi le poche possibilità, con qualche omissione riesco ad agganciare all’amo Alby (Alberto Gambetti n.d.r.), distrutto dalla settimana lavorativa, che proprio non avrebbe nessuna voglia di partire…

Si decide per il Canalone Neri, cima Tosa, Gruppo del Brenta.

Partiamo con il sole e grossi nuvoloni neri alle spalle, il tempo di avvistare il rifugio Casinei e comincia a diluviare. Caffè, fetta di torta, ed aspettiamo con il naso alle finestre che spiova. 
Dopo un’oretta di pioggia a catinelle smette, partiamo verso il bivacco invernale del rifugio Brentei.

Riusciamo a scorgere il canale e come imboccarlo e riprende a piovere, questa volta senza sprazzi di miglioramento, fino a sera. Il bivacco si popola sino a riempirsi completamente quando noi siamo già a letto a far finta di dormire, con poche speranze che la notte ci possa regalare un cielo stellato.

In più mi accorgo di aver dimenticato la giacca in pile, quindi la mia dotazione prevede solo una maglia da intimo a manica lunga ed il guscio in goretex, e, come se non bastasse, la cerniera dei miei pantaloni si rompe completamente lasciandomi un'inopportuna enorme presa d’aria giusto in corrispondenza del… cavallo, fortuna che è caldo!

Alle 2 suona una sveglia, qualcuno bisbiglia la parola “stelle”, io e Alby ci alziamo e non avendo niente da scaldare ci prepariamo e schizziamo fuori dal bivacco per primi.


Meglio non avere cordate sopra la testa, con questo affollamento… poco dopo le 3 siamo all’attacco del canale, dopo aver vagato per detriti al buio, e ne saliamo in velocità un terzo senza ramponi. Alle prime pendenze, ci infiliamo gli artigli e proseguiamo slegati, tenendo il lato sinistro, fino alla base di un salto di ghiaccio verticale. Qui sostiamo, ci leghiamo, mi guardo intorno e scelgo di proseguire dritto sul verticale, invece di seguire le tracce di un traverso.

Al buio il tratto sembra breve ma in realtà le braccia cominciano a faticare, i polpacci a urlare, guardo sotto e mi rendo conto di aver salito circa 30m quasi verticali, senza la minima possibilità di riposo. 
Finalmente passo uno spigolo dove la parete si abbatte (quello che avrei dovuto prendere più sotto con il breve traverso…) e dopo 60 metri sosto ad  attendere Alby.

Ripartiamo, saliamo veloci lasciandoci indietro le altre cordate, mentre alcune rinunciano, un secondo tratto di ghiaccio, più appoggiato, ci porta all’ultima sezione del canale, dove la neve cede di frequente sotto il mio peso e la fatica aumenta.  


Alle 7:10 esco al sole in prossimità della cima, attendo Alby e ci godiamo la bella giornata di sole che proprio non ci aspettavamo, soddisfatti dalla salita rapida e intensa. 


Alle nostre spalle non appare nessuno, cominciamo il lungo rientro che vedrà la discesa per la via normale, il lungo traverso fino al Pedrotti, la discesa della Val Brenta fino al rifugio Brentei, il soffice riposo sul prato al cospetto del canalone illuminato dal sole, l’enorme piatto di tagliatelle ai funghi del rifugio Casinei ed il lungo e noioso viaggio di
rientro fino a Ferrara.  

L’astinenza è placata, almeno per un po’…  






Francesco Pompoli
Ferrara, giugno 2007