Chi l'ha dura la vince!

Cronaca di una tranquilla giornata in Val Regana...

di Francesco Pompoli



Lunedì 2 Gennaio 2012
Bip-Bip
Il telefono annuncia un nuovo messaggio, fuori ha cominciato da poco a nevicare, i prati insolitamente sgombri cominciano a farsi bianchi di neve in questo inverno che proprio non vuole arrivare.
E’ Fabrizio, da Canal San Bovo, che mi annuncia un mercoledì di “riposo” dal lavoro agli impianti del Broccon e propone una scarpinata in Val Regana, a caccia di un po’ di ghiaccio o al limite di un po’ di movimento.
Perché no?
In fondo devo pur togliere la ruggine dalle piccozze che si accumula ormai da due anni... e una bella camminata con Fabri, che non vedo da tempo, non può che farmi piacere.
La lunghissima Val Regana garantisce in ogni modo un buon allenamento, andiamo!

Mercoledì 4 Gennaio 2012
Partiamo alle otto dalla chiesa poco prima di Refavaie, gli zaini carichi del materiale da ghiaccio e delle ciaspole, dato che ieri in quota ho trovato mezzo metro di polvere bianca che tanto si era fatta attendere!
Saliamo l’eterna forestale, tornante dopo tornante, raccontandoci un po’ di avventure dopo parecchio che non ci vedevamo; senza accorgercene ci troviamo sul sentiero seguendo la traccia di un animale, finché parecchi centimetri di neve fresca non ci suggeriscono di calzare le ciaspole.
Arriviamo finalmente alla confluenza con il primo vallone, dove quattro anni fa salimmo proprio con Fabri una lunga cascata appoggiata (Nastro azzurro), ma la neve caduta ce la nasconde e ci suggerisce di proseguire verso nuove avventure.
Al secondo vallone, dove con Alberto salimmo il "Salto del cioccolataio errante", il nostro sguardo viene rapito da una lontanissima visione, molto alta rispetto al fondovalle: una bellissima colata, con un tratto apparentemente verticale ed uno sviluppo di almeno due tiri; presi da irrefrenabile entusiasmo partiamo senza neppure bere un sorso cercando di aggirare l’immane quantità di arbusti e mughi che ci divide dal nostro sogno proibito...



Risaliamo dapprima il vallone di destra, senza troppe difficoltà, finché questo non si restringe e diventa impercorribile, lo attraversiamo e cominciamo a risalire un ripido pendio ancora con le ciaspole ai piedi, per evitare di affondare nel mezzo metro di neve che ad ogni passo sembra risucchiarci… sfruttando i ramponcini delle ciaspole esploriamo nuove frontiere per questo sport...
Tratti quasi verticali sui quali ci aggrappiamo a esili arbusti, che ogni tanto ci restano in mano sbilanciandoci paurosamente; la fatica è mostruosa, ogni tanto mi ritrovo completamente ricoperto di neve, dalla testa ai piedi!



Momenti di sconforto si alternano alla lucida follia che ci spinge su questo pendio, mi rifiuto di fermarmi, di guardare l’ora, di bere e di mangiare, continuo a salire battendo traccia pensando che solo alla base del pendio della cascata si potrà capire se questa fatica resterà senza ciliegina oppure se riusciremo a salire il nostro sogno.
Superato il tratto più ripido, ci troviamo davanti ad un labirinto di mughi che appare interminabile, una trappola da film, con le radici degne di un bosco stregato che ci trattengono le ciaspole senza pietà per la fatica che stiamo compiendo.
Quando ormai la sete e la fame mi tormentano e sento le forze andarsene (Fabri dietro di me lotta da parecchio contro i crampi ai quadricipiti) finalmente il nostro sogno ci riappare vicino: solo un regolare pendio, perfettamente sgombro di piante, ci separa dalla cascata.



Chiedo l’ora a Fabri quasi con timore, nella lunga salita mi sono ripromesso che entro le 13 occorre essere all’attacco per uscire in due ore e scendere il tratto più impegnativo del vallone entro le 16:30 per sfruttare la luce fino alle orme di stamattina.
Le 12:30 risponde Fabri!
Posso accasciarmi al suolo, sento di aver terminato il mio compito di spazzaneve per oggi, a Fabri il cimento sulla cascata visto la sua gioventù ed il mio pessimo allenamento arrampicatorio!
Divoro il mezzo panino e tutta la cioccolata che trovo nello zaino, ingurgito mezzo termos di the per buttare giù il tutto, e già vedo Fabri in lontananza che si avvicina alla cascata preso dall’entusiasmo.
Alle 13 siamo all’attacco, significa un avvicinamento di cinque ore che sicuramente non renderà alla moda questa salita...
Fabri parte per il primo tiro, sale sicuro per una cinquantina di metri su un facile 3° grado fino alla base del tratto più impegnativo.



Il secondo tiro è tutta un’altra storia: sulla sinistra un tratto verticale più corto, ma con alcune parti di ghiaccio aggettanti che non renderanno semplice la salita; a destra invece un tratto verticale più lungo, che vista l’ora e l’inizio di stagione preferiamo lasciare a tempi migliori...
Fabri parte deciso, quanto è migliorato dall’ultima volta che abbiamo arrampicato insieme!
Tre chiodi ed una difficile uscita strapiombante lo portano ad una posizione di riposo dove posso scattargli le meritate foto, poi la corda continua a scorrere regolare fino a che le sua grida annunciano altri crampi ai quadricipiti; dopo alcune soste dolorose, la corda viene recuperata a tocca a me partire.
Dopo pochi metri mi accorgo che c’è una strana differenza tra le difficoltà che il mio sguardo valuta e quello che le mie braccia mi urlano: allarme rosso!
I miei avambracci ormai rachitici cominciano a pompare sangue ma le mani si aprono sulle piccozze ed i lanci diventano sempre più imprecisi; fortunatamente Fabri tira con decisione la corda, ma quando mi trovo sotto lo strapiombo, appeso ad una piccozza con il braccio devastato dal male, mi è impossibile liberare il moschettone dalla corda e quindi devo chiedere (molto a malincuore!) di darmi corda… stringo i denti, e con improbabili movimenti ed un black-out di memoria mi ritrovo fuori dagli impicci, anche se con due nuovi avambracci di ghisa di cui non so proprio più che farne...
Il tiro prosegue con difficoltà più contenute, anche se piuttosto verticale, fino alla spianata dove Fabri ha approntato sosta su una pianta; sopra di noi un altro saltino di ghiaccio piuttosto facile porta ad un nuovo vallone che non possiamo scorgere; chissà che sorprese nasconde... lo scopriremo un’altra volta, vista l’ora!

Sono le 15, ora di scendere velocemente!
Mentre Fabri avvolge la corda scendo sulla destra della cascata su pendii sempre più ripidi, finché un salto di rocce ci impone due doppie; rientrati alla base della cascata (senza ciaspole si affonda fino al bacino!)



Riprendiamo l’attrezzatura e cominciamo a scendere nel vallone della cascata, sperando in una discesa più semplice della salita; sul primo pendio riusciamo a sciare sulle ciaspole, perdendo velocemente quota, poi però troviamo dei salti e ci spostiamo sulla destra orografica, mentre il sole illumina cima Cece e le altre cime del Lagorai ed il cielo diventa rosso; un’ultima doppia su un larice ci consente finalmente di arrivare in fondovalle, mentre la luna quasi piena fa capolino dietro le montagne.



Un ultimo sguardo alla nostra cascata e poi riprendiamo le nostre tracce per un lungo rientro al buio, illuminati dalla luna e non dalle nostre frontali che ovviamente sono rimaste a casa...
A questo punto, nella notte, l’unico pensiero è quello di mettere in piede davanti all’altro, estraniarsi dal peso dello zaino che carica le spalle, dalla sete e dalla fame che prima o poi verranno placate!



Sono le 18 quando arriviamo alla macchina, buttiamo tutto nel baule e ci fiondiamo nell’unico bar-pizzeria di Caoria per festeggiare la giornata con birre e pizza!
Saziato a dovere, ed anche un po’ brillo, propongo a Fabri il nome della cascata che mi è balenato durante l’infernale salita: “Chi l’ha dura la vince”.
Il compagno di salita approva, un’altra perla della Val Regana è nostra oramai!



Relazione
Val Regana – Gruppo di Cima d’Asta
Cascata “Chi l’ha dura la vince”
Quota: 2000 metri circa
Orientamento: NE
Sviluppo: 90 metri
Difficoltà: L1:50m, 3°; L2:40m, 4°+

Avvicinamento: cinque ore dal parcheggio della chiesetta di Pront (quota 1050 m) (con mezzo metro di neve fresca). Il tratto fuori dal sentiero 338 di fondovalle è segnato con linea gialla.
Discesa (linea verde): uscire a destra della cascata (faccia a monte) per un ripido canalino fino ad un salto; da qui due doppie su arbusti fino alla base della cascata (cerchi rossi nella foto).
Scendere nel vallone principale della cascata fino ai salti verticali, traversare verso destra (faccia a valle) fino ad una fascia rocciosa da cui attrezzare una doppia su larice.
Da qui raggiungere il sentiero di fondo valle (3 ore al parcheggio).

Salitori: Fabrizio Rattin e Francesco Pompoli, il 4/1/2012