Ricordi e appunti del XI Corso ghiaccio del CAI Piacenza
ovvero
Sul ghiacciaio del Ventina piove ogni mattina

di Gabriele Villa


Premessa
Era l'estate del 2006 quando, incuriosito e attirato dal programma, accettai l'invito del mio amico "storico", Lucio Calderone, di partecipare al IX Corso ghiaccio del CAI di Piacenza.
Si trattava di stare una settimana al "campo base" del rifugio Capanna Ventina e da lì partire per esercitazioni quotidiane sul ghiacciaio e, inoltre, compiere a metà della settimana un'ascensione al Pizzo Cassandra con bivacco in tenda sulla parte alta del ghiacciaio e salita il giorno successivo.
Fu un'esperienza davvero stimolante, inoltre mi trovai benissimo con il gruppetto di istruttori piacentini e anche con gli allievi, complice
l'atmosfera amichevole e molto rilassata che avevamo potuto godere al rifugio.
Quel Corso mi diede la spinta decisiva per farmi passare dall'intenzione di chiudere la mia esperienza più che ventennale di istruttore di alpinismo, all'inizio della mia avventura di istruttore pendolare presso la Scuola di alpinismo "Bruno Dodi" di Piacenza, esperienza che tuttora continua con mia soddisfazione e piacere.
Anche sull'onda del gradevole (e riconoscente) ricordo che mi è rimasto di quel corso, ho accettato con entusiasmo di ripetere l'esperienza quest'anno e così ho partecipato al XI Corso ghiaccio. 

Lunedì 2 luglio: il viaggio di avvicinamento alla Valmalenco
Alla vigilia della partenza il diavolo sembra volerci mettere la coda ma... la necessità aguzza l'ingegno e così, studiando un percorso ad hoc, trovo il sistema di gestire gli impegni di famiglia, sacrificando solamente l'occasione del viaggio assieme agli altri e il primo giorno di esercitazioni sul ghiacciaio.

Di quel lunedì trovo scritto nei miei appunti: [Prima tranche di viaggio, partenza ore 9:15, Ferrara - Verona - Rovereto Sud - Mori - Arco - Arche - Ponte Arche - Comano Terme, chilometri percorsi 218.
Seconda tranche di viaggio, Comano Terme - Arche - Trento - San Michele all'Adige - Val di Sole - Vermiglio - Passo del Tonale - Ponte di Legno - Passo dell'Aprica - Sondrio - Val Brembana - Chiesa in Valmalenco - Chiareggio, chilometri totali 460, arrivo ore 19:00 nel cortile di casa Lenatti (gestore di Capanna Ventina).
]

Come da accordi telefonici arriva il Diego con il Quad sul quale carichiamo zaini, borse, un cartone di vino portato dalla previdente Rita, infine, piccozze, ramponi, corde, poi ci incamminiamo per il sentiero che scende al fiume.
Al ponte, appena fuori dal paese, Diego ci carica sul Quad, anche se siamo un po' renitenti e si inizia a salire sulla strada forestale che porta al rifugio.
Quando la strada si fa largo sentiero e pure ripido e disagevole penso di dover scendere dal mezzo meccanico, ma il Diego non deflette: "Eeeh... no, no... arriviamo fin su al rifugio. Stai tranquillo!"
Tranquillo non lo sono per niente, sono seduto dietro e quando il sentiero diventa ancora più ripido e pure sconnesso mi immagino il Quad che si impenna e io che mi trovo schiacciato come un caco sotto il mezzo e tutti i bagagli che trasporta.
Sfidando le regole della forza di gravità, mentre Diego continua tranquillo a parlare, superiamo anche il tratto più sconnesso e siamo sul prato pianeggiante oramai in vista di Capanna Ventina, giusto in orario di cena.
Appena mi rilasso mi si apre lo stomaco e via con il primo, il secondo, i formaggi e (udite, udite) la macedonia con il gelato (al rifugio ?!?... incredibile!). Beh, dopo cena ci sta pure la grappa in compagnia.
Oggi ho attraversato il Nord Italia in auto, sono stanco, ma allegro: il corso ghiaccio, adesso, può cominciare.

Martedì 3 luglio: giornata dedicata alla progressione, ancoraggi su neve e scivolate con trattenuta
Sveglia alle sette e colazione alle 7:30, poi ci si prepara e partiamo alla volta del ghiacciaio che, anno dopo anno, si ritira, quasi volesse allontanarsi dal rifugio e dal mondo degli umani.
Quando lo raggiungiamo calziamo i ramponi, impugniamo la piccozza e ci dirigiamo (1*) ad un pendio di neve che Lucio ci ha precedentemente decantato e sul quale già hanno svolto il programma dei passi il giorno precedente.
In effetti, la pendenza è ideale e la neve ottima, anche perchè il cielo è coperto e quindi non fa caldo.  
Riprendiamo il discorso sui passi, poi si prova la scivolata con l'autoarresto (non senza qualche inconveniente), si attrezzano soste con piccozza piantata in verticale, soste con piccozza sepolta nella neve, realizziamo ancoraggi con funghi di neve e ci facciamo sopra calate in corda doppia, così come le facciamo sulle due piccozze con recupero delle stesse. Alcune sono manovre che capita di fare raramente ma che è bene conoscere ugualmente.

Arriva il momento di una pausa pranzo che il sole, pur se velato, viene a rallegrare.

Successivamente guadagniamo circa cento metri di quota e raggiungiamo un tratto di ghiaccio ripido sul quale attrezziamo due soste in modo da fare salire gli allievi in sicurezza, con i ramponi ai piedi ma senza le piccozze, in modo che prendano confidenza e fiducia negli attrezzi.
Riescono tutti a fare due salite prima che la pioggia venga a molestare la nostra giornata, così ci avviamo verso il rifugio che raggiungiamo alle 16:30.
C'è tempo per un supplemento di riposo (io "svengo" non appena tocco il letto), poi ci pensa una bella doccia calda a togliere definitivamente la stanchezza e a disporre gli animi per la cena, come sempre ottima e abbondante e in piacevole allegria.

(1*) Dagli appunti del mio diario, un episodio successo al mattino durante la salita del ghiacciaio con i ramponi.

[Risalita la tormentata morena arriviamo finalmente al ghiacciaio e calziamo i ramponi, poi proseguiamo per raggiungere il pendio di neve per le esercitazioni di oggi.
Durante la marcia, a Chiara si allentano i ramponi un paio di volte e allora Lucio li controlla accorgendosi che sono regolati troppo lunghi, ma quando va per regolarli si accorge che sono già accorciati al massimo.
"Strano. Sono gli stessi che hai già usato al corso di alpinismo sulla Marmolada - osserva Lucio stupito - Anche ieri li hai usati tutto il giorno senza avere problemi."
Chiara conferma, sono i ramponi del Cai che ha preso a noleggio e già usato.
"Sei sicura di non avere sbagliato a prenderli? - incalza Lucio sempre più sospettoso - Cristina ne ha portato un paio da Ferrara e hanno i laccioli esattamente uguali a questi."
"Ma no. - dice Chiara - Ci ho guardato prima di prenderli e sono del Cai Piacenza. C'era anche la scritta PC-CAI."
"Ma dove la scritta? - incalza Lucio - Non mi risulta che i ramponi del Cai abbiano la scritta."
Chiara gliela fa vedere; è incisa sull'asta di regolazione e Lucio legge: PC CAI FE.
"Cosa c'entra FE? - chiede ancora Lucio - Allora sono quelli di Ferrara?"
Cristina è la prima a mangiare la foglia e conferma che sono quelli che le ha prestato il suo amico che, guarda il caso, si chiama Paolo Colombani e sui ramponi ha inciso con la penna elettrica le sue iniziali e quelle della sua sezione e infatti, tutto torna: PC CAI FE.
Il fatto è che se i ramponi non sono allungati completamente la scritta "FE" rimane nascosta e così Chiara è stata tratta in inganno, avendo inteso leggere nella sigla "PC CAI", Piacenza CAI.
Ci ridiamo sopra, pensando a come alle volte una combinazione fortuita possa giocare questi buffi scherzi.
Comunque, troviamo un sistema di legatura che impedisca ai ramponi di allungarsi e ci riusciamo talmente bene che, per tutto il resto della giornata Chiara non avrà più nessun inconveniente. 

Mercoledì 4 luglio: giornata di semi-riposo, dedicata alle manovre tutte (ma proprio tutte)
Tutta una serie di motivazioni ci induce a prenderci una giornata di semi- riposo, il che significa non sobbarcarci l'ora di avvicinamento al ghiacciaio ma ripiegare più comodamente su di una paretina di roccia a dieci minuti dal rifugio sulla quale vedere e provare tutte le manovre di cordata, e anche quelle di emergenza e auto soccorso.
Fatta la colazione ci carichiamo tutto l'occorrente negli zaini e andiamo alla paretina dove Lucio pianta due chiodi per il punto di sosta e manovra che subito rinforziamo con un mio cordone da 9 millimetri che vado ad ancorare ad un mugo soprastante. Successivamente facciamo prima vedere e poi provare tutte le manovre di calata e recupero: calata del compagno con sicurezza su dispositivo di alleggerimento, recupero con carrucola, con lo spezzone ausiliario, con il paranco Mezzo Poldo. Io in questa fase faccio in prevalenza il peso morto, lavoro non molto specialistico ma, tutto sommato, nemmeno faticoso.
Le manovre sono provate da tutti e quattro gli allievi e se quelli di Piacenza hanno appena terminato il Corso di alpinismo e le manovre le hanno ben chiare, un po' diverso è il discorso per chi le manovre non le conosce (come Cristina) e, almeno nella fase iniziale, la dubbiosa perplessità appare più che evidente.

Visto che deve essere giornata di semi - riposo ci concediamo pure la pausa pranzo al rifugio, badando di non debordare con le portate, pensando agli impegni del pomeriggio, così ci concediamo un antipasto di salame, cui segue polenta con spezzatino, un assaggio di formaggi, una caraffa di rosso e il caffè.
Che dire? Molto meglio di un panino con salume e formaggio, seduti sulla neve del ghiacciaio...

Alle 14:30 siamo di nuovo alla nostra paretina e vediamo le soste: bilanciata, semi bilanciata, sosta sospesa con contrappeso, sia con mezzo barcaiolo che ventrale con il secchiello.
La paretina si presta anche a brevi arrampicate e ne approfittiamo per insegnare la tecnica individuale di arrampicata, salendo in sicurezza con la corda dall'alto, ma mentre uno arrampica gli altri a fianco ripassano le manovre già viste in precedenza, sembra quasi che Lucio li abbia contagiati con la sua "manovrite acuta".
Alle 17:00 finalmente siamo saturi e rientriamo al rifugio e solo dopo che siamo rientrati inizia a piovere come quasi tutti i giorni da quando siamo arrivati qui anche se, nonostante ciò, stiamo svolgendo un buon lavoro didattico.

Giovedì 5 luglio: giornata dedicata alla progressione su ghiaccio ripido
Di comune accordo decidiamo di anticipare la colazione di mezzora per recuperare un poco del tempo che la pioggia ci ha fatto perdere martedì e subito dopo prendiamo il sentiero di fondo valle che va verso la morena e il ghiacciaio.
Oggi ho preso lo zaino più grande perchè ho tutto il materiale da ghiaccio, comprese le due piccozze da cascata e due paia di ramponi tecnici (quelli da cascata non li faremo usare, ma ne mostreremo la funzionalità).
La solita oretta di cammino e arriviamo alla fronte dove ci imbraghiamo, calziamo i ramponi per salire al solito pendio di neve per concludere il programma con la progressione in cordata corta e senza ramponi.
Ci prendiamo anche il tempo per una sperimentazione di progressione in cordata a tre che Lucio sta mettendo a punto e prevede una cordata tre a V rovesciata per accompagnare in sicurezza un non esperto: sul vertice in basso si mette l'inesperto, a un capo della V, dieci metri sopra, sta un altro componente e il più esperto sta all'altro capo legato a quindici metri in modo da essere in grado di vedere entrambi i compagni che stanno sotto.
Facciamo un paio di prove e, quando ci troviamo con tutti e tre i componenti distesi sulla neve, decidiamo di sospendere la sperimentazione, che comunque ha dato a Lucio ulteriori informazioni da elaborare e provare in una prossima occasione.   
Così saliamo velocemente al pendio di ghiaccio che già avevamo utilizzato due giorni prima e Lucio inizia subito la didattica mostrando e facendo provare la salita con piccozza classica e scavo della tacca, cui segue la dimostrazione e prova con le piccozze da cascata, cioè la progressione detta a X e quella detta a triangolo.
Beh, non è qui il caso di entrare nei dettagli tecnici ma, per chi fosse interessato, sarà chiaro anche solo dando un'occhiata agli appunti che mi ero segnato al momento sul notes. Eh, eh...
Mentre gli allievi prendono confidenza con gli attrezzi salgo il pendio con le due corde che ci siamo portati e attrezzo due distinte soste con viti da ghiaccio e triangolo, poi scendo in sicura con l'autobloccante prusik.
Ogni allievo ora mette a frutto gli insegnamenti salendo assicurato dall'alto e con le piccozze da cascata, posiziona due viti da ghiaccio come fosse capocordata, poi scende recuperando le stesse viti.
Man mano che prendono confidenza si percepisce la soddisfazione che cresce in loro, mentre Lucio, inflessibile come sempre e come giusto, continua a correggerli e a dare suggerimenti.
Facciamo anche vedere e provare la corda doppia con il recupero della vite da ghiaccio 

Lavoriamo senza pausa fino alle 14:00, poi scendiamo al solito pendio di neve e ci fermiamo a mangiare i panini che ci hanno fornito al rifugio mentre intanto il tempo peggiora e decidiamo di scendere anche se non riusciamo a scansarci la solita pioggia che oramai ci fa visita tutti i giorni.
Alle 16:30 siamo al rifugio e passiamo l'ultimo scorcio di pomeriggio in relax dopo avere fatto una bella doccia calda.
Da segnalare la cena con pizzoccheri della Valtellina (doppia razione per tutti), stinco di maiale con tegolini cotti e insalata e, infine, gelato (delizia inaspettata in un rifugio che apprezzo sempre più sera dopo sera).

Venerdì 6 luglio: manovre sotto la pioggia e dentro al rifugio
Considerato che le previsioni per oggi non lasciavano scampo, classica sveglia alle 7:30 e colazione alle 8:00.
Tentiamo di stare all'aperto e impostiamo una prima manovra di recupero da crepaccio e, a dire il vero, la terrazza del rifugio si presta ottimamente alla bisogna.
Alberto è sempre il primo a farsi avanti, mentre io faccio il caduto in modo che tutti gli allievi possano seguire da vicino nodi e movimenti previsti dalla manovra.
Purtroppo il meteo non ci lascia più di mezzora, poi comincia a gocciolare pian piano e noi, stoici, tentiamo di resistere, all'insegna del "tanto adesso smette...", però dobbiamo smettere noi e riparare all'interno del rifugio recitando quello che diventerà il tormentone di giornata: "qui al ghiacciaio del Ventina piove ogni mattina".
Continuano le nostre prove e simulazioni di recupero da crepaccio e io cambio le mie funzioni da ferito a punto di sosta e ancoraggio, mentre tutti gli allievi provano le manovre uno dopo l'altro. Era meglio all'aria aperta, ma oggi il meteo è implacabile e così, a pomeriggio inoltrato e a manovre terminate, iniziamo a preparare gli zaini con il materiale e i bagagli in modo da caricare il tutto sul Quad che scenderà a valle prima di noi e lo depositerà nel garage di casa Lenatti dove noi arriveremo domattina per iniziare il viaggio di ritorno verso casa.   
  
Sabato 7 luglio: dal fresco del ghiacciaio alla bollente Pianura Padana
Sapevamo che questa settimana sarebbe passata velocemente eppure non siamo preparati a lasciare Capanna Ventina dove abbiamo trascorso giorni non solo interessanti ma anche piacevoli e rilassanti.
Ci aspetta la Pianura Padana e, guarda il caso, il meteo annuncia giornate di alta pressione e clima torrido che sentiremo ancora più fastidioso per il fresco di cui abbiamo goduto nei giorni scorsi.
Non ci resterà che pensare, con nostalgia, alle nostre visite quotidiane al ghiacciaio che guardiamo lassù, in alto sulla conca del Ventina, pensando e sperando che sia solo un arrivederci a presto.


Gabriele Villa
Ricordi e appunti del XI Corso ghiaccio del CAI Piacenza
Capanna Ventina (Valmalenco) 2-7 luglio 2012
Ferrara, 24 settembre 2012