C'è sempre una prima volta

... in punta di ramponi dalle parti di Malga Sorgazza

di Gabriele Villa


Prima era giunta una telefonata inaspettata, "... eravamo arrivati quasi a Padova ma abbiamo dovuto ritornare a Ferrara per cambiare auto perchè la mia non andava bene ... Arriviamo su un po' più tardi del previsto."
Per noi non era poi così male attendere, chiacchierando, vicino al fuoco della stufa di Malga Sorgazza.
Infine erano arrivati, oramai alle dieci del mattino: due auto e sette persone cariche di entusiasmo e visibilmente allegre, segno che le vicissitudini del viaggio non avevano scalfito più di tanto la voglia di montagna.
Chi va in bagno, chi mangia una fetta di torta, chi regola i ramponi, chi prende il caffè, chi mette una corda nello zaino, chi fotografa intorno, chi osserva i tacchini che girano sulla neve, chi .... "allora, siete pronti?".
Sono quasi le undici quando il gruppetto parte, Davide Obelix in testa, gli altri subito dietro e oooops.... già il cortile ghiacciato attorno alla malga rivela le prime insidie.
La giornata è bella, i "cascatisti" sono già tutti saliti verso il bosco per raggiungere le loro colate ghiacciate da salire in punta di ramponi e piccozze, il gruppetto, invece, imbocca la strada che costeggia il laghetto artificiale dell'Enel e, stando attenti a non camminare sul ghiaccio, procede inoltrandosi in direzione Cima d'Asta.  
Al fatidico richiamo "foto di gruppo", tutti si dispongono in posa e la giornata è ancora tutta da scoprire.

Bisognerebbe entrare nella mente di Obelix per avere un'idea di cosa ci attende ma nessuno chiede nulla, anzi, si intrecciano le chiacchiere su mille altre cose e intanto si cammina all'ombra degli alberi che stanno a lato strada, fino a che, una mezz'oretta dopo, eccolo che si ferma e annuncia: "Qui inizia il sentiero per la Val Vendrame".
Si comincia a salire, adesso sulla neve crostosa, e dopo un centinaio di metri, in prossimità di un torrentello, iniziano le prime chiazze ghiacciate che consigliano di calzare i ramponi e impugnare le piccozze.
Davide va in avanscoperta e quando torna annuncia che il torrente principale è ben ghiacciato e si potrà risalirlo.
Cinquanta metri di neve e poi eccoci tutti in fila dentro l'alveo del torrente che luccica di ghiaccio con l'acqua che vi scorre sotto; bisognerà stare attenti che tutte le lastre ghiacciate siano portanti.

Il percorso è molto vario e dopo una prima parte in cui prevaleva la neve, troviamo i primi saltelli ghiacciati che costringono a qualche passaggio da fare in punta di ramponi, altre volte è la becca della piccozza che va a piantarsi nel ghiaccio per aiutare a tirarsi verso l'alto, sicché il percorso è sempre vario e anche divertente.
Man mano che saliamo, il torrente diventa più inclinato e, alzandoci di quota pian piano, arriviamo verso la testa di Val Vendrame che, infine, rivela le sue bellezze fatte di cascate ghiacciate con molti tratti di ghiaccio azzurro, altri di ghiaccio molto bianco, altri ancora con stalattiti e salti verticali dai quali l'acqua cade verso il basso.

Davide scende incontro agli ultimi e a me che chiudo la fila; subito ne approfitto per girellare qua e là sulle belle colate inclinate che "sbriluccicano" e quassù sono estese e di un bel ghiaccio "morbido".

Intanto gli altri sono al "capolinea" e stanno dando fondo alle cibarie, mentre io faccio alcune foto intorno.
Il nostro gruppetto è abbastanza composito, tutti hanno frequentato i corsi di escursionismo sezionali ma, quasi tutti, hanno pochissima pratica di ramponi e piccozza, strumenti tipici dell'escursionismo invernale.
Fabiola, li ha calzati oggi per la prima volta, però c'è anche chi, come Alessandro, ha frequentato il Corso di alpinismo ed è salito sui ghiacciai di Marmolada e Angelo Piccolo.
Qui però se la sono cavata bene tutti, talmente concentrati sulle cose da fare che neanche si sono accorti di essere "poco esperti", l'unica distrazione è stata solo, una volta usciti dagli alberi, guardare le colate ghiacciate, sorridere contenti ed esclamare "... ma che bel posto!".
In effetti, qui è davvero bello e l'acqua che scorre sotto al ghiaccio a volte emerge a creare pezzi di "gioielleria".

Davvero troppo bello per perdere tempo a mangiare, così io e Davide tiriamo subito fuori le piccozze da cascata.
Per fortuna Cristina mi allunga una barretta energetica di cereali che trangugio immediatamente.
Sembriamo due bambini in un negozio di giocattoli e, infatti, giochiamo divertendoci.

Il bel gioco dura poco, infatti, essendo già passate le quattordici, calcoliamo per approssimazione, che a tre ore di salita dovrebbero corrispondere almeno un paio d'ore di discesa per ritornare a Malga Sorgazza.
Scenderemo sul fianco del torrente che abbiamo risalito tra ripidi coperti di neve, arbusti da aggirare o scavalcare, alberi abbattuti, qualche mugo, insomma, di tutto un po', giusto per non annoiarci.

Si respira aria di soddisfazione nel gruppetto e, del resto, la salita ha presentato passaggi su ghiaccio per nulla banali; forse è per questo che il terreno "accidentato" della discesa non preoccupa più di tanto, anche se è visibile in quasi tutti una "vigile attenzione", comprensibilissima vista la scarsa esperienza nella pratica dei ramponi.

Dopo avere inizialmente perso quota scendendo linearmente, si obliqua verso il torrente fino a tornare nell'alveo ripercorrendone la parte iniziale già salita a inizio giornata, poi se ne esce sull'altra sponda e si raggiunge il sentiero e per questo si arriva velocemente alla strada forestale che ci riporterà alla Sorgazza.

Chiara ci vuole tutti insieme per una foto di gruppo, avrà forse visto la contentezza e la soddisfazione per la giornata trascorsa dipinta sui volti di tutti noi e ne vuole fermare il ricordo?
Teniamo i ramponi ai piedi e con quelli, in un fitto e allegro chiacchierare, arriviamo alla Malga Sorgazza dove ci attende Maurizio con un annuncio che viene accolto con visibile soddisfazione da tutti:
"La cucina è ancora aperta. Potete mangiare quello che volete."
Qualcuno dei presenti sta giusto terminando la sua consumazione e così, dopo appena dieci minuti, uniti quattro tavolini insieme, ecco pronti i nostri dieci posti; intanto il fuoco nella stufa ci scalda piacevolmente dopo l'intera giornata trascorsa nell'ombra di Val Vendrame.

Si guardano le foto scattate durante l'escursione, si fanno commenti, ci si mostrano le diverse inquadrature e, tra queste girano anche foto di un altro "battesimo" del ghiaccio, avvenuto giusto il giorno precedente.

Eh, sì, c'è stata anche un'altra "prima volta", quella di Rita, ed è stata su di una delle cascate più vicine a Malga Sorgazza, la "bonaria" Sorgazza destra che, nel suo piccolo, offre cinquanta metri di bel ghiaccio mai troppo difficile ma comunque ripido e anche assai interessante.
Per le sue caratteristiche (non troppo ripida e di breve avvicinamento) è una delle più frequentate ed ha anche il pregio di essere una delle prime a formarsi e così è stato anche quest'anno con l'ondata di freddo "vero".

Che si abbia un'espressione leggermente interrogativa la prima volta che ci si trova sotto una parete di ghiaccio con in mano due piccozze a prestito che non si sono mai usate prima, appare abbastanza giustificato.
Poi ci si mette alla prova sui primi metri quasi verticali e, se si ha una bagaglio di conoscenze tecniche per avere frequentato un "buon" corso di ghiaccio, si scopre che è meno difficile di quanto potesse sembrare e l'impegno del gesto tecnico fa il resto e tutto diventa quasi facile.

Il resto lo fa il capocordata che magari sale inizialmente un paio di tiri di corda corti per rimanere "a vista", così da poter dare qualche consiglio e al contempo rendersi conto di come e cosa fa il suo secondo.
Se poi il secondo ha pure una bella grinta il gioco è fatto ed ecco che "la prima cascata di ghiaccio" diventa quel sogno per cui si è fatto il corso ghiaccio, si sono comprati i ramponi e si è pure avuta la pazienza di aspettare il momento giusto perchè, in fondo, l'importante non è fare le cose in fretta ma farle bene, al momento opportuno.

Così un bel fine settimana in "punta di ramponi" si conclude e pian piano tutti se ne tornano alla propria casa, ognuno con il suo bagaglio di esperienze, le sue personali visioni, le sensazioni provate, i desideri appagati e, forse, anche qualche sogno che gli si è materializzato nella mente e da provare di realizzare in un prossimo futuro.

Gabriele Villa

C'è sempre una prima volta
(... in punta di ramponi dalle parti di Malga Sorgazza)

Malga Sorgazza (Val Malene), 7 e 8 dicembre 2013


Un grazie ai compagni di escursione Alessandro, Antonio, Paolo, Chiara, Cristina, Fabiola, Stefania.

I complimenti a Davide Obelix per la passione con la quale ha condotto il gruppo in Val Vendrame e a Rita per la grinta che ha profuso nel salire la sua prima cascata di ghiaccio.




Nota.
Le foto che accompagnano il testo sono di Gabriele Villa
e di Chiara Tivelli.