Non c'è due senza ... cinque

Resoconto telegrafico di un aggiornamento ghiaccio per Istruttori di Alpinismo

di Gabriele Villa


[A: Istruttori di Alpinismo TER convocati all’aggiornamento 2014 - Loro sedi
Oggetto: Corso di Aggiornamento IA 2014 – 25/26 gennaio 2014 - Val Varaita
La presente per comunicarti che nonostante le attuali condizioni meteo, ad oggi è confermata l’esecuzione dell’aggiornamento in oggetto come da programma previsto. Cordiali saluti. La segreteria della SIA TER]
Al lettore poco avvezzo alle sigle degli organismi del CAI va detto che SIA sta per Scuola Interregionale Alpinismo e TER è l'ambito di competenza, Toscana, Emilia, Romagna, ovvero ToscoEmilianoRomagnolo. Stop

Della Val Varaita ho sempre soltanto sentito parlare dagli amici ghiacciatori Mauri e Franz, ma non ci sono mai stato di persona. Ci voleva un aggiornamento istruttori perchè succedesse. Metto insieme qualche brandello di ricordi: Rifugio Savigliano, provincia di Cuneo, gestore Romeo Isaia (a sua volta ghiacciatore, iniziatore della scoperta delle cascate in valle con la salita del canale Ciucchinel nel 1977), Monviso montagna simbolo della valle.
Ci arrivo alle venti di venerdì 24 gennaio, dopo essere partito da casa all'una, arrivato alle quindici a Codogno a casa da Paolo, salito in auto con lui e andati a Piacenza Ovest per caricare Aldo e dare un passaggio anche a Damiano che viene da Parma e Antonella che viene da Massa. Domattina arriveranno al rifugio anche Lino e Luigi, così saremo in cinque della Scuola di alpinismo "Bruno Dodi" di Piacenza: tre verificandi IA (Paolo, Lino, Gabriele), un istruttore verificatore della SIA (Aldo), un istruttore sezionale che si aggiorna su ghiaccio (Luigi). Stop

Sabato mattina, 25 gennaio, la colazione è alle otto, la giornata si annuncia stupenda, ho dormito bene e sono curioso di vedere cosa succederà. E' circolata voce che siamo in quarantasei e faremo gruppo unico... Dopo colazione, nella sala del rifugio, oramai tutti pronti a partire, il gruppo degli istruttori della SIA, che gestisce l'aggiornamento, si presenta e comunica che ci divideremo in due gruppi, uno svolgerà didattica alle colate oltre la Diga, l'altro farà salite di cascate in zona Pineta Nord e il giorno dopo i due gruppi invertiranno la loro destinazione. Subito dopo comunicano i nomi e apprendo di trovarmi nel gruppo della Diga con Paolo e Lino. Bene, sia dal punto di vista logistico (abbiamo tutta l'attrezzatura già sull'auto di Paolo) che da quello abbigliamento (ci siamo vestiti tanto, immaginando il gruppo unico e di stare fermi tutta la mattina all'ombra). Occhio a dare retta alle voci. Stop

Il piazzale dove parcheggiamo l'auto è una lastra di ghiaccio lucido, prendiamo tutto l'occorrente e ci incamminiamo. Il sole ci scalda piacevolmente, ma al di là della Diga ci attende l'ombra. La fila arriva sotto le colate ghiacciate, che sono in gran parte già impegnate e iniziano le manovre di avvicinamento per impossessarsi della zona più favorevole alla didattica. L'istruttore è Francesco Cappellari che illustrerà le tecniche di salita su ghiaccio di base ed evolute, proponendo anche la metodologia di insegnamento di una simile lezione da tenere ai corsi. Pian piano la lezione prende corpo, prima con il movimento su ghiaccio inclinato, con i soli ramponi, infine con l'invito a provare tutti il movimento senza piccozze su di un breve tratto di ghiaccio facile. Ci vuole un poco di tempo e pazienza, ma disciplinatamente tutti proviamo la piccola traversata senza piccozze, come bravi allievi. Stop

La lezione prosegue ordinatamente e Cappellari introduce l'attrezzo principe, la piccozza, spiegando le caratteristiche di diversi modelli, le loro prestazioni in rapporto alla diversa foggia e, soprattutto, la tecnica corretta di infissione. Segue la descrizione e dimostrazione delle tecniche di base, lo spostamento del corpo con la gestione del baricentro, la progressione che si insegnerebbe ad allievi che iniziano il primo approccio all'arrampicata su ghiaccio. Segue l'invito a sparpagliarsi un poco per provare qua e là, dove nel frattempo gli altri istruttori hanno provveduto a calare le corde per poter arrampicare in sicurezza con la moulinette. Invito molto gradito che consente a tutti di darsi una provvidenziale scaldata con un po' di movimento. Stop

Dopo una breve pausa, ci spostiamo sul tratto più verticale e articolato per introdurre le tecniche "evolute". Francesco Cappellari ci dà qualche dimostrazione dei movimenti essenziali, ma al contempo richiama la creatività del gesto su tratti ripidi in cui si presentano condizioni di ghiaccio diverso anche in soli pochi metri. Nel dare spiegazioni si infervora nell'arrampicata e si accorge di essersi alzato qualche metro da terra senza corda, ma scende con calma e si lega, anche perchè, ci spiega, vuol fare un tratto più lungo cercando più situazioni diverse possibili. Parlerà solo sui primi metri, poi rimarrà concentrato sull'arrampicata ma, a dire il vero, quello che vediamo non ha di certo bisogno di spiegazioni per essere compreso. Già il solo guardare è una lezione implicita. Stop

Dopo la dimostrazione è venuta la voglia di arrampicare a tutti e l'invito "adesso provate a mettere in pratica tutte le informazioni che avete avuto" è accolta con grande piacere. Pure l'invito a scambiarci le piccozze per poter fare le valutazioni su modelli diversi per foggia e caratteristiche viene messa in pratica, anche se a me, ad essere sincero, non serve la prova per capire che le mie piccozze con la becca a banana sono "obsolete". Però un conto è capire, altro è provare e rendersi conto che con quelle più moderne riesci a fare gesti e "lanci" che con le altre non sono possibili, così che ti senti entrare all'istante un grado in più nell'arrampicata. Bella sensazione. Stop

Poco dopo le quindici ci si comincia a ricordare che altri impegni incombono: dalle 17 alle 19 è prevista una lezione teorica su soste, ancoraggi e tecniche di assicurazione tenuta dall'INA-SCA Claudio Melchiorri e dopo cena, alle 21, con supporto multimediale, una proiezione/lezione sui tipi di ghiaccio e sugli ambienti del ghiaccio verticale,
tenuta dall'INA-CAAI Francesco Cappellari, che già ci ha fatto lezione pratica oggi. Quando attraversiamo la Diga diamo un'occhiata al panorama e respiriamo l'ultima aria fresca di giornata. Dopo sarà solo attenzione e concentrazione, e gli argomenti ci terranno lì con la testa per quasi cinque ore complessive. Stop


Domenica mattina, 26 gennaio, la sveglia suona alle 6:30 ed è subito partenza lanciata; nella notte ha tirato vento, ma il buio ancora incombe oltre la finestra. Stamattina tutti hanno le idee più chiare su cosa li aspetta perchè i due gruppi si sono scambiati reciproche informazioni su luoghi e situazioni. Con Paolo abbiamo concordato di fare cordata assieme, se sarà possibile, e così già selezioniamo il materiale per caricare meno lo zaino.
Ho dormito meno bene della notte precedente, ma comunque sufficiente per sentirmi in forma e motivato.
Dopo colazione siamo subito pronti e con l'auto ci spostiamo giù in paese e formiamo le cordate; nella nostra si aggiunge Omar, giovane Istruttore Nazionale di Arezzo che sarà il nostro compagno di cordata ed esaminatore.
Ci mettiamo ben presto in marcia per dirigerci verso Pineta Nord, camminando a fianco delle piste da sci per un tratto, prima di inoltrarci verso l'imbocco della gola e puntando all'anfiteatro superiore. Qui le colate sono belle ricche e siamo anche un poco riparati dal vento che muove mulinelli di nevischio che ogni tanto si intrufolano nella conca creando un ambiente da avventura. Ogni cordata sceglie il suo percorso e si appresta all'arrampicata.
Noi scegliamo la goulottina alla destra della conca, un poco più corta ma anche più magra di ghiaccio, consapevoli che ciò potrebbe riservare qualche sorpresa. Preparo diligentemente le corde da buon secondo e mi appresto a fare sicurezza a Paolo, dispiaciuto che ciò mi impedirà di fargli fotografie durante la scalata. Pazienza. Stop

Il primo tiro parte "tranquillo" fino sotto uno strapiombo da cui penzola una frangia di stalattiti, da qui si fa un passo in traversata verso destra ed ecco il tratto "magro" da fare con cautela per guadagnare una sosta esigua, con tre spit. Facciamo qualche manovra per sistemare le corde in ordine di partenza, poi Paolo deve passare sotto la mia corda per attraversare un metro a sinistra a raggiungere la strettoia che consente di uscire dalla goulotte. Passaggio verticale e un poco angusto che però si rivela essere la classica ciliegina sulla torta di questa salita. Almeno una foto al sorridente Omar riesco a farla, poco dopo che Paolo ne ha fatto una a me. La sosta è su di un alberone a fianco del sentiero che ci riporterà giù, dentro una mini trincea di neve ripida. Stop

Le altre cordate che hanno attaccato la goulotte dal basso, arrivate nella conca hanno proseguito. Si sentono richiami, rotolano pezzi di ghiaccio, quelli che sono alla base si scambiano impressioni. Sono le undici e trenta e c'è tempo per un altro tiro di corda, così scendiamo sotto, all'imbocco della goulotte, e ci si torna a preparare per fare cordata, ma io lascio il mio posto a chi ha più voglia di me e faccio qualche foto, godendomi un senso di appagamento per questa due giorni che mi ha riempito di soddisfazione e anche di positiva esperienza. Stop

E' un piacere ritornare al sole e goderne il tepore pur se il vento, fuori dal canalone di Pineta Nord, è insistente.
Le cordate rientrano e sul piazzale c'è tempo per uno scambio di opinioni. Scopro così che un istruttore toscano, mio "coetaneo", ha avuto le mie stesse impressioni positive e condivide un senso di soddisfazione per questa esperienza, oltre allo spirito, che riassume con un "fin che posso essere utile alla mia Scuola io sarò qui".
Si rientra al rifugio, si caricano i bagagli, si mangia qualcosa, poi seguono i saluti di commiato, non formali a dire il vero, a conferma del clima di condivisione e collaborazione tra "verificatori" e "verificati" che ha ispirato questi due giorni di aggiornamento (per istruttori regionali e sezionali) e di verifica (per i regionali). Stop



Perchè "non c'è due senza ... cinque"? Quando iniziai a "dare una mano" come capocordata alle uscite dei corsi della sezione di Ferrara era il 1976, poi nel 1977 frequentai il mio primo corso per quello che allora si chiamava "Istruttore Sezionale", figura che era "formata", ma non legalmente riconosciuta.
Solo qualche anno più tardi il Club Alpino Italiano istituì la figura dell'istruttore di alpinismo (in sigla IA), altrimenti detto Istruttore Regionale. Ai vecchi "sezionali" furono riservati corsi specifici per poter conseguire il nuovo titolo e vi partecipai nel 1984, divenendo così Istruttore Regionale.
Allora avevo un'età in cui non ci si chiede quanto poteva durare quell'esperienza e nemmeno erano fissate regole e limitazioni in tal senso, quelle sarebbero venute poco dopo perchè la responsabilità della figura di Istruttore Regionale imponeva di verificarne periodicamente le capacità tecniche e fisiche.
Si discusse animatamente in un Convegno istruttori e dopo fu istituito l'Aggiornamento/verifica obbligatorio con cadenza ogni cinque anni e quelle che oggi verrebbero chiamate le "regole d'ingaggio", ovvero i requisiti tecnici minimi necessari (in buona sostanza e un po' semplificando, la capacità di gestire il V grado UIAA da capocordata su qualsiasi terreno alpinistico e la conoscenza delle manovre fondamentali di autosoccorso della cordata). 
Nel 1989 superai la prima verifica, ma già alla seconda del 1994 mi resi conto che non era tutto così scontato come avrebbe potuto apparire e fui rimandato alla parte ghiaccio, con sospensione dal titolo, per colpa di un tal "mezzo Poldo" che di mestiere fa il paranco. Nel 1995 fui chiamato all'esame di "riparazione" che andò bene e fui "reintegrato", così come andò bene la successiva verifica del 2001. Il 2006 fu per me un anno "difficile" e mi trovai davvero sul punto di mollare tutto, così non risposi alla prima chiamata della verifica.
In quello stesso anno mi avvicinai alla Scuola di alpinismo "Bruno Dodi" di Piacenza, collaborando ad un corso ghiaccio, esperienza che mi diede molta soddisfazione e mi restituì le motivazioni per continuare nella mia esperienza di istruttore con quella Scuola. Così nel 2008 mi presentai alla seconda chiamata della quarta verifica e con quest'ultima esperienza, appena affrontata, sono arrivato alla quinta, il che vuol dire "stare bene" fisicamente e avere un buon grado di allenamento, avere conservato le giuste motivazioni, trovarsi in un "ambiente" (quello della Scuola di alpinismo) di cui condividi metodologie, obiettivi didattici, finalità tecniche e, particolare non ultimo e non trascurabile, uno spirito di amicizia che può anche essere considerato non fondamentale, ma diventa invece una spinta motivazionale molto importante e un surplus che arricchisce l'aspetto umano dell'esperienza.
Ecco allora perchè "non c'è due senza ... cinque", come fosse una cosa conseguente e naturale, anche se l'esperienza mi ha insegnato che così non è sempre stato.
Avere superato diverse difficoltà e poterlo affermare oggi, non solo è una grande soddisfazione, ma anche, almeno in parte, una gratificante rivincita sulle avversità superate.                

Gabriele Villa
Resoconto telegrafico di un aggiornamento ghiaccio per Istruttori di Alpinismo
Alta Valle Varaita, 25 e 26 gennaio 2014