Regalo di Santo Stefano, in Malga Sorgazza

di Daniele Bonato


…..Ghiaccio ghiaccio, stiamo aspettando ghiaccio, io assieme ad altri due amici stiamo con le orecchie alzate, connessi in rete, in cerca di informazioni di aree dove si possa finalmente trovare del ghiaccio, ghiaccio che sembra farsi desiderare, come la neve d'altronde.
Già abbiamo fatto la Marmolada fino alla noia con gli sci, quattro volte in un mese, tanto eravamo vogliosi di trovare un po' di fresco, e comunque di vedere neve o quantomeno respirare aria fresca.....
Quand'ecco, una domenica di dicembre, prima di Natale, il gruppo dei tre amici desolati e sconfortati si divide.
Il mio amico Gaudenzio si dedica ad un'uscita con gli sci fuori porta, tra sassi, ciuffi d'erba e piccoli accumuli sciabili, io mi dedico a ripassare le tecniche di ricerca artva, in vista di futuri eventi, e il nostro amico Rudy se ne va a spasso per la val Malene, va a trovare MaurIce, monitora le cascate desolate e senza ghiaccio, poi risale verso la Val Vendrame in cerca di se stesso...

Poi, una volta rientrato a casa, mi chiama e mi dice - "Sai Daniele, ho visto del ghiaccio, forse sembra fattibile, poi decidiamo. Se dici di sì ti faccio vedere le foto."
Io gli rispondo - “Guarda Rudy, non voglio neanche vedere le foto altrimenti poi mi passa la voglia. Sai cosa facciamo? Ci carichiamo il materiale in spalla e andiamo a vedere, male che vada abbiamo fatto quattro passi e ci siamo anche allenati un po'.”
Se é vero che la fortuna aiuta chi ha voglia di cercarla, allora questa volta ne abbiamo avuta un poco.
Il giorno di Santo Stefano, come d'accordo, prendiamo l'auto, raggiungiamo Malga Sorgazza, zaini in spalla e via a cercare questa colata di ghiaccio, quasi convinti che fosse soltanto una scarpinata tra i monti, ma con la speranza in cuore di trovare qualcosa di fattibile.

Dopo circa un'ora e un quarto, arriviamo ad intravvedere l'anfiteatro e scorgiamo in lontananza alcune colate di ghiaccio, non tutte complete, ma comunque molto stimolanti.
Il cuore inizia a riscaldarsi, nonostante il vento gelido, che per fortuna proprio in quel giorno aveva iniziato a spirare, come un benvenuto nell'ambiente a noi caro.
Risaliamo il crinale in direzione delle colate e ci portiamo sotto a quello che sarà poi il primo tiro di ghiaccio della stagione, per noi.
Ci prepariamo, tutti contenti di toccare quell'acqua indurita, come se fossero delle caramelle per i bambini... difficile da spiegare a chi non apprezza queste piacevoli e fredde scomodità.
Cosa ci sarà di bello poi nell'avere piedi e mani fredde? ... ma alla fine tutte queste scomodità, a noi, scaldano il cuore, e riempiono l'anima di gioia ... eppure è solo acqua ... mah, valli a capire tu gli alpinisti!!!

Comunque, una volta preparati, iniziamo a risalire il primo tiro di ghiaccio che si presenta, seppur scarso, piacevolmente salibile. Essendo freddo alla prima piccozzata la base della colata si crepa da parte a parte, ma consci della normalità della cosa in determinate condizioni di temperatura, abbiamo iniziato la nostra giornata.
Il realtà il primo tiro di ghiaccio ne avrà avuto un dodici-quattordici metri, poi sono passato ad ancorarmi a mucchi d'erba ghiacciata, ammassi di neve un po' indurita e di tanto in tanto le pie picche tentavano di perforare il duro granito nascosto sotto alla neve, una gioia per quelle punte affilate ...

Risaliti gli ultimi metri arrivo sotto ad un muro di granito, cerco qualche fessura e pianto tre chiodi per poter assicurare i miei compagni che dovevano poi raggiungermi.
Secondo noi, il primo tiro lo valutiamo un 3° grado, non di più, poi come tutti sappiamo il tutto diventa variabile anche dalle condizioni del ghiaccio e dalla quantità dello stesso.
La lunghezza complessiva per arrivare alla base rocciosa dove poter fare una sosta, è di circa venticinque metri.
In quel giorno in realtà i chiodi da ghiaccio molto spesso non sono mai andati dentro oltre la meta, almeno nella maggior parte dei casi.
C'è da considerare il fatto che giù in valle, da Maurizio, le cascate non erano ancora formate.
Qui invece siamo a circa duemila metri di quota e forse il freddo in qualche modo si è fatto sentire.

Una volta raggiunto dai compagni di cordata, mi sono spostato una quindicina di metri sulla sinistra, verso sud, in direzione di un piccolo pino, dal quale poter recuperare i colleghi e decidere sul da farsi.
Una volta riuniti, abbiamo valutato la cascata, molto bella ma non troppo generosa di ghiaccio e, deciso a partire, mi volto e do un ultimo sguardo al miei compagni e mi sento dire ... - “Ehi, se vedi che è proteggibile, bene! Altrimenti ritorna in dietro, non siamo venuti qui per fare gli eroi.
Li guardo e dico loro - “OK, metto giù dove trovo buono, anche se vicino”.
Così inizio a salire con desiderio di capire le condizioni generali della cascata.
Il brutto è che il ghiaccio non è troppo, ma giusto giusto, e noi siamo alla prima cascata della stagione, quindi c'è da rodare sia il materiale, ma soprattutto la testa.

Quindi con umiltà e determinazione inizio a salire e dove il ghiaccio sembra abbondante metto giù un chiodo, anche se in realtà dire giù è un eufemismo, visto che molti chiodi rimangono infilati per metà, altrimenti o toccano la roccia o il ghiaccio si frantuma.
Ecco che comunque, un passo dopo l'altro arrivo a tre quarti di cascata, guardo in alto verso destra e vedo che il ghiaccio è troppo sottile per avere le garanzie che in caso di caduta mi possa sostenere, inoltre l'uscita, uno scivolo di granito, è completamente ricoperto di neve e non so proprio cosa aspettarmi, sicuramente non ghiaccio; così, cercando verso sinistra con lo sguardo, vedo in altro scivolo, misto ghiaccio e neve che punta in direzione di una muga, buona per far soste.

Così parlo con i miei compagni e dico loro che ho deciso, viste le condizioni, di girare a sinistra e puntare alla muga.
Risalendo lo scivolo comunque trovo scarsità di ghiaccio e abbondanza di roccia nascosta dalla neve, poco appigliata.
Stacco involontariamente una bella fetta di neve semi ghiacciata, quella che si trova solitamente alla base delle cascate, guardo verso il basso e grido di stare attenti.
Il blocco ovviamente cade giusto dove si trovavano i miei compagni, che sono stati abili a spostarsi in tempo.
Saprò poi a pranzo che Gaudenzio si lamenta di aver preso un pezzo di ghiaccio nel gomito, ma ormai lo conosco, è un altro modo per farmi pesare “simpaticamente” che l'ho colpito, e di rompermi le scatole.
Ormai siamo compagni da più di venti anni e conosco la bestia.
Con qualche difficoltà, visto il poco ghiaccio e con l'ausilio quasi psicologico, di un chiodo da roccia piantato a metà raggiungo l'amata muga, che tanta sicurezza e supporto ci dà in questi ambienti.

Preparo la sosta e recupero uno ad uno i miei amici Rudy e Gaudenzio.
Con Gaudenzio ormai è una vita che si va per i monti, Rudy invece è da pochi anni che si è unito all'allegra compagnia, ma ha una passione e una voglia di andare i montagna, che a volte, anche se noi siamo stanchi o svogliati, lui ci stimola e ci sorprende...
E' un ragazzo umile appassionato e che sa soffrire in montagna, e anche far festa, a dire il vero.
Una volta compattato il gruppo risaliamo slegati lungo un morbido pendio che ci porterà a prendere il sentiero che ci farà discendere alla base delle colate e successivamente alla Malga Sorgazza.

Una volta arrivati da Maurizio, in Sorgazza, parliamo di questa piacevole scoperta, guardiamo le foto e facciamo qualche commento sulle condizioni generali delle cascate. Cerchiamo di capire se queste cascate siano mai state fatte prima d'ora, e Maurizio dice che forse qualche anno prima un ragazzo da Vicenza dovrebbe aver fatto qualcosa, ma non ne è sicuro. Noi gli lasciamo comunque i dettagli del luogo e delle condizioni, e le informazioni su quello che abbiamo trovato. Ci chiede se abbiamo lasciato giù chiodi o altro, ma non abbiamo lasciato nulla, perché il materiale lo riutilizziamo in altre situazioni. Credo poi che Maurizio abbia fato qualche ricerca in merito alla cascata e che forse non abbia trovato nulla a riguardo.
Gli abbiamo detto che se così fosse ci piacerebbe che la cascata prendesse il nome “La cascata dei tre amici”.

Comunque, la considerazione finale, è che poco importa che la cascata abbia un nome o l'altro, poco importa chi siano i primi salitori o gli ultimi, credo che comunque una cascata di ghiaccio (almeno questa è l'opinione che mi sono fatto negli anni), sia sempre un'esperienza da “prima apertura”, in quanto chi la risale deve comunque mettere giù i propri chiodi, e spesso anche le proprie soste, deve valutare le condizioni che sono variabili da giorno a giorno, da stagione a stagione, e spesso da ora ad ora, e chi le frequenta, sa che non sto dicendo cavolate.

Ci resta comunque il piacere di aver visitato un ambiente nuovo, di essere stati piacevolmente sorpresi, di aver provato sempre emozioni stimolanti nella ricerca di qualcosa di nuovo ed in parte incognito, e di aver individuato una cascata, che si forma quando quelle vicino alla Malga non sono ancora formate.
Il costo del biglietto è una passeggiata di un ora e mezza e la sorpresa di una giornata in montagna.

Ringraziamo Santo Stefano che ci ha regalato una giornata sul ghiaccio.
Ringrazio i miei compagni di cordata, Rudy e Gaudenzio che mi stimolano sempre ad andare avanti, in realtà in ordine di età, sto dando il cambio a Gaudenzio, e prima o poi toccherà a Rudy a dare il cambio a me.
Per ora tocca a me tirare la carretta.

Grazie infine anche a Maurizio & Carla, che a fine giornata ci scalda anche lo stomaco ...

Daniele Bonato
Malga Sorgazza, 26 dicembre 2014


Val Vendrame - Malga Sorgazza
La cascata dei tre amici
Venerdì 26 dicembre 2014
Daniele Bonato - Gaudenzio Rubbo - Rudy Dinale